La Salute a Torino

IX Rapporto sulla Qualità dell’ambiente urbano

Il rapporto sulla Qualità dell’ambiente urbano è suddiviso in 12 capitoli, che spaziano da l’inquinamento atmosferico a quello acustico, dai rifiuti al verde urbano, dall’inquinamento dovuto ai campi elettromagnetico al rumore ed altro ancora, disegnando lo stato ambientale di 60 città italiane. Il rapporto ISPRA prende in considerazione i fattori ambientali caratterizzanti 60 comuni medio grandi italiani, con popolazione comunque superiore ai 70 mila abitanti, che rappresentano il 4% del territorio del nostro Paese e dove risiede il 24,9% della popolazione.
Di questi 60 comuni, 14 hanno una popolazione inferiore ai 100.000 abitanti ( Alessandria, Aosta, La Spezia, Como, Treviso, Udine, Pistoia, Pesaro, Campobasso, Caserta, Barletta, Brindisi, Potenza, e Catanzaro), 19 hanno una popolazione compresa tra i 150.000 e i 250.000 mila abitanti (Brescia, Padova, Trieste, Parma, Reggio Emilia, Modena, Ravenna, Prato, Livorno, Perugia, Foggia, Taranto, Reggio Calabria, Messina e Cagliari), 6 città hanno un numero di abitanti compreso tra i 250.000 e i 500.000 abitanti (Verona, Venezia, Bologna, Firenze, Bari e Catania) ed infine 6 risultano avere una popolazione superiore ai 500.000 abitanti (Torni, Genova, Milano, Roma , Napoli e Palermo). Roma e Milano superano un milione di unità raccogliendo da sole il 6,5% della popolazione italiana.

Emissioni in atmosfera
Le polveri sottili diminuiscono anche se, con biossido di azoto e ozono, continuano ad essere gli inquinanti atmosferici più critici presenti nelle aree urbane, soprattutto nel bacino padano. Dal 2000 al 2010 si riscontra una diminuzione del 37% circa delle emissioni di PM10, riduzioni delle emissioni si sono manifestate in tutti i settori, fatta eccezione per il riscaldamento che fa registrare un aumento del + 33%. Anche per il biossido di azoto, dal 2006 al 2011, si manifesta un trend decrescente. L’ozono invece si mantiene costante. Monossido di carbonio, benzene e biossido di zolfo, come per gli anni passati, non sembrano costituire un grosso problema, non superando, da anni, i valori limite per le concentrazioni in aria.
Permangono, tuttavia, valori importanti di esposizione per la popolazione residente. In tutte le 60 città considerate, tranne Livorno, nel 2011 le concentrazioni medie annue (fondo urbano) di PM10 sono state superiori al valore soglia per la protezione della salute umana consigliato dall’OMS (20 microgrammi/m3) ed in 6 città del bacino padano i valori hanno superato la soglia annuale prevista dalla normativa (40 microgrammi/m3). Milano e Monza sono le città con le maggiori concentrazioni di PM10 seguite da Torino e Brescia.

Pollini
Agli inquinanti chimici si aggiunge l’azione dei pollini che, in realtà urbane con forte inquinamento atmosferico, amplifica il proprio effetto sulla popolazione, che risente maggiormente degli effetti degli allergeni. La stagione dei pollini ha una durata piuttosto uniforme nelle varie città italiane prese in esame, circa 8-9 mesi, ben oltre il periodo primaverile.

Suolo
Si continua ad assistere ad un costante ed elevato consumo del suolo dovuto in particolare all’espansione edilizia ed urbana nonché alla realizzazione di nuove infrastrutture a scapito del suolo naturale, agricolo e forestale. Per quanto riguarda l’utilizzo del suolo, le 51 aree comunali soggette a monitoraggio hanno cementificato un territorio pari a quasi 220.000 ettari (quasi 35.000 solo a Roma), con un consumo di suolo pari a quasi 5 ettari di nuovo territorio perso ogni giorno (sono circa 70 a livello nazionale). In testa ci sono Napoli e Milano che hanno ormai consumato più del 60% del proprio territorio comunale.
Il IX rapporto sulla qualità dell’ambiente urbano contiene anche una disamina sui siti contaminati, che aumentano negli anni grazie ad una maggiore attenzione e sensibilizzazione degli enti di controllo. Nel rapporto 2013 si prende in considerazione sia i siti nazionali che quelli contaminati locali. Rispetto alle 60 città esaminate sono presenti 22 siti di interesse nazionale distribuiti in 19 città

Natura Urbana
Questo rapporto ISPRA si è arricchito, rispetto alle precedenti edizioni, di nuovi dati sulla biodiversità urbana e le infrastrutture verdi. Nella maggior parte delle città risultano ancora scarse le aree verdi pubbliche per la fruizione del tempo libero, fatta eccezione per poche città tra cui Trento che mostra i valori più altri di verde pubblico tra le 60 città indagate. Messina, Venezia e Cagliari sono le città con le quote più alte di territorio protetto. Per la prima volta il rapporto contiene le informazioni sulla banca dati ISPRA degli uccelli alloctoni, segnalati in 27 città su 60. Le due specie più segnalate sembrano essere il Parrocchetto dal collare e il Parrocchetto monaco. Altre specie presenti in libertà in ambiente urbano sono l’anatra mandarina, il cigno nero e l’Amazzone fronteblù. Le cinque città con il maggior numero di segnalazione di specie alloctone sono Roma, Genova, Firenze, Napoli e Milano.

Rifiuti
Le 60 città esaminate hanno prodotto nel 2010 circa il 28% della produzione totale di rifiuti urbani a livello nazionale. Negli anni dal 2008 al 2010 si è registrata un’inflessione della produzione totale di rifiuti urbani pari a circa l’1,5% (-140 tonnellate) in quasi tutte le 60 città esaminate. Un calo della produzione superiore al 10% si è riscontrato a Caserta, Brindisi, Latina, Napoli e Salerno, mentre città come Pesaro, Ancona , Venezia, Palermo, Verona, Torino, Milano, Trento , Siracusa, Bergamo, Barletta, Reggio Calabria, Cagliari, Bologna, Catania, Rimini e Reggio Emilia riportano diminuzioni comprese tra il 9% ed il 2%. In controtendenza Foggia ed Aosta che vedono aumentare la loro produzione di rifiuti. Complessivamente stabili risultano essere Novara, Genova, La Spezia, Como, Monza, Brescia, Bolzano, Vicenza, Padova, Trieste, Ferrara, Pistoia, Firenze, Prato, Livorno, Perugia, Pescara, Campobasso, Andria, Bari, Taranto, Potenza, Catanzaro, Messina e Sassari.
Il pro capite medio delle 60 città si attesta nel 2010 a poco più di 604 kg/abitante per anno, 69 kg/abitante per anno in più rispetto al valore nazionale (535 kg /abitante per anno). I maggiori valori di produzione pro capite si rilevano per Forlì e Rimini mentre i più bassi per Trento, Andria, Trieste, Caserta, Reggio Calabria, Salerno, Campobasso, Novara, Monza e Potenza, tutte sotto i 500 kg/abitante per anno. Per quanto riguarda invece la raccolta differenziata le 60 città contribuiscono per il 24% al totale della raccolta differenziata al livello nazionale, corrispondente a oltre 2,7 milioni di tonnellate. I maggiori livelli di raccolta differenziata si hanno a Novara (71%), a Salerno (70%) e a Trento (59%).

Risorsa idrica
Per quanto riguarda i consumi per uso domestico si registra una maggiore attenzione da parte degli italiani, ora più attenti agli sprechi di acqua. In dieci anni (2000-2011) gli italiani hanno ridotto il consumo domestico di acqua in media del 14,5%, la città con la riduzione più significativa è Monza (- 48,4%), seguita da Parma (- 34,5%) e Piacenza (- 31,1%). Il fenomeno è da attribuirsi alla maggiore attenzione da parte dei cittadini visto che solo tre città (Reggio Calabria, Palermo e Messina) hanno adottato misure di razionalizzazione nell’erogazione. Nel 2008 ogni abitante ha avuto a disposizione 253 litri al giorno di acqua ad uso potabile.
L’acqua effettivamente consumata si attesta intorno ai 180 litri/abitante/giorno, più alta rispetto ai dati riportati da altre città europee come Berlino (163 litri abitante giorno), Londra (159 l abitante giorno) e Madrid (140 litri abitante giorno). La dispersione complessiva, nel passaggio dal prelievo alla distribuzione, è stata di circa il 39%, pari a 3,50 m3 di acqua ad uso potabile. Nonostante i dati non confortanti, alcune buone notizie emergono anche in questo ambito, i temi del risparmio idrico, recupero delle acque piovane e delle acque grigie, infatti, cominciano ad essere presenti nei regolamenti edilizi dei comuni, ad oggi, soprattutto in quelli delle aree del centro – nord.

Inquinamento elettromagnetico
Per quanto riguarda l’inquinamento da fonti elettriche, magnetiche ed elettromagnetiche, nel IX rapporto ISPRA vengono presi in considerazione gli impianti radiotelevisi, le stazioni radio base per la telefonia mobile e gli elettrodotti. Con il recente passaggio dalla tecnologia analogica a quella digitale per gli impianti radiotelevisivi sono diminuite le installazioni di quest’ultima tipologia di impianti, mentre, al contrario, son aumentate le stazioni radio base per la telefonia mobile.
Per quanto riguarda le linee elettriche, le stazioni e le cabine di trasformazione i dati risultano stazionari, mentre, come già accennato sopra, si registra una diminuzione pari al 3,8% del numero di installazioni RTV ed un aumento del 10,6% del numero di stazioni radio base. Rispetto agli elettrodotti si hanno pochissimi casi di superamento dei limiti di legge, in tredici anni si sono registrati, infatti, 24 casi di cui 21 già risanati. I superamenti sono stati verificati presso civili abitazioni per la presenza di cabine di trasformazione secondarie (ubicate spesso all’interno degli edifici residenziali). Si contano poi 191 superamenti causati da impianti di radiotelevisione e stazioni radio base di cui 155 risanati.

Inquinamento acustico
La sorgente di rumore prevalente in ambito urbano risulta essere il traffico veicolare. Il piano di classificazione acustica del territorio comunale previsto dalla Legge Quadro sull’inquinamento acustico è stato approvato in 36 città, mentre la relazione biennale sullo stato acustico del Comune, previsto per i comuni con popolazione superiore a 50 000 abitanti, risulta attuata in 14 città. Il piano di risanamento acustico comunale è stato approvato in undici città ed il piano urbano del traffico, strumento che va coordinato con il piano di risanamento acustico comunale, è stato adottato da 55 delle 60 città considerate.
Dal rapporto ISPRA emerge che il numero totale di infrastrutture controllate è pari a 83, di cui 54 stradali, 18 ferroviarie, 6 aeroportuali e 5 portuali. La percentuale di infrastrutture controllate che presenta un superamento dei limiti è pari al 47 %. Per quanto riguarda infine il rumore prodotto dalle attività di tipo imprenditoriale, nel rapporto si riportano i dati relativi a 40 città, da cui emergono 1370 controllo di cui 262ad attività produttive, 1012 ad attività di servizio e/o commerciali e 96 attività temporanee. Il 36% delle attività controllate è risultato fuori norma. Sono 23 le città che hanno condotto, seppure con metodologie di stima differenti ed in tempi diversi, studi per determinare la popolazione esposta al rumore.

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Fonte: Arpat Toscana on line

Redazione: Polo cittadino della Salute

  • lunedì, 28 Ottobre 2013