La Salute a Torino

Diete squilibrate e poco sport”. Crescono i giovani malati cronici

La crisi economica peggiora la salute dei giovani: l’età dei pazienti con problemi di salute cronici si sta abbassando e sono sempre di più i «giovani adulti» con almeno due patologie non legate fra loro. In totale, si calcolano in Italia 2 milioni di malati cronici anche a causa dei «tagli» a dieta e sport: meno attività fisica e menu meno sani indeboliscono le difese immunitarie.

È quanto è emerso al 114° Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina ragazzo obesoInterna (Simi) tenutosi in questi giorno a Roma. L’11 per cento di chi ha tra i 25 e i 40 anni e il 30 per cento tra i 40 e i 55 soffre già di almeno due patologie croniche e autoimmuni, con un incremento di circa il 10 per cento rispetto a 5 anni fa. In particolare, oggi 5 milioni di under 55 prendono in media 4-5 farmaci al giorno e – come se non bastasse – il 20 per cento è esposto al rischio di trattamenti inappropriati per la mancanza di una «guida» che individui la patologia principale e adotti un piano terapeutico efficace e adeguato.

«Nei cosiddetti “giovani-adulti” – spiega il dottor Gino Roberto Corazza, presidente Simi – stili di vita inadeguati, fatti di diete poco equilibrate e sane, di sedentarietà e cattive abitudini come il fumo o l’alcol, contribuiscono a provocare un sempre maggior numero di casi di patologie metaboliche, cardiovascolari, respiratorie che vanno dall’ipertensione al diabete, alla bronchite cronica». Per molti è diventato difficile, oltre che acquistare cibi sani o permettersi un abbonamento in palestra, perfino prendere l’auto per andare a correre al parco o fare analisi di routine. «Lo stress che ne deriva – sottolineano i medici – è una minaccia per il sistema immunitario, che si indebolisce stimolando la risposta contro agenti innocui e facilitando perciò la comparsa di malattie autoimmuni, se la risposta è diretta contro proteine del proprio organismo come nel caso della celiachia o della malattia di Crohn che spesso si accompagnano ad altre malattie autoimmuni oculari, reumatologiche endocrine e pneumologiche».

Il congresso è stato l’occasione per i medici della Simi per sottolineare l’importanza del ruolo del medico internista, «medici della complessità per definizione – sottolineano – che si prendono cura della persona nella sua globalità e sono capaci di giungere a una diagnosi, anche la più complessa, grazie alla padronanza di conoscenze che spaziano in quasi tutte le discipline mediche». Il che «non significa, ovviamente, che il paziente con diabete possa fare a meno del diabetologo o quello con scompenso cardiaco non debba avere un cardiologo di riferimento – osserva Corazza –. L’internista tuttavia può “tenere le fila” della vicenda di salute del paziente complesso, con due o più patologie croniche, per gestirlo nella sua interezza in modo da minimizzare i rischi e ottimizzare davvero tutte le diverse terapie».

 

 

Fonte: La Stampa.it

Redazione: Polo cittadino della Salute

  • lunedì, 28 Ottobre 2013