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Si fa risalire l'inizio della pratica sportiva delle persone disabili alla fine della seconda guerra mondiale: nel 1944, in Inghilterra, il neurologo Ludwig Guttman (foto sotto), vede per la prima volta nello sport un'efficace attività riabilitativa.

Il prof. Guttman utilizza il tiro con l'arco, il gioco delle bocce e successivamente il basket in carrozzina quali attività sportive per i mutilati ed i lesionati midollari, permettendo al disabile di potenziare maggiormente l'equilibrio del corpo e il controllo della carrozzina.
Grazie ai risultati ottenuti il 28 luglio del 1948 viene inaugurata a Londra la prima edizione dei "Giochi di Stoke Mandeville", riservati ad atleti su sedia a rotelle; quattro anni dopo nascono, sempre in Gran Bretagna, i primi "Giochi Internazionali per Disabili".
Nel 1960, l'Italia, che ospita le Olimpiadi a Roma, è promotrice dei primi "Giochi Paralimpici", che vedono la partecipazione di 400 atleti provenienti da 23 nazioni diverse. Nel 1992 la città svedese di Ornskoldsvik organizza le Olimpiadi Invernali e inaugura la prima edizione invernale delle Paralimpiadi.
Sono quindi ormai più di quarant'anni che lo sport disabili, al massimo livello agonistico, vede organizzate le sue massime manifestazioni a pochi giorni di distanza (due settimane) dai Giochi dei Cinque Cerchi, per di più nelle stesse località e nei medesimi impianti sportivi.
Una curiosità: il termine "para" di "Paralimpico" sta all'inizio per paraplegici, perché nei primi anni essi sono gli unici partecipanti a questo tipo di gara; ora si preferisce intendere questo prefisso per parallelo, intendendo così la stretta relazione, non solo temporale, tra i Giochi per i disabili e quelli per normodotati.

Nel nostro Paese è il CIP (Comitato Italiano Paralimpico) l'organismo che, per legge dello Stato, ha lo scopo di regolare e promuovere l'attività sportiva dei portatori di handicap, a qualunque livello.
Oggi esso conta oltre 13.000 tesserati e circa 600 società sportive affiliate, permettendo la pratica sportiva a differenti tipologie di persone disabili: para-tetraplegici, amputati, cerebrolesi, psichici, les autres, non vedenti ed ipovedenti.
Come ogni altra Federazione sportiva, il CIP è organizzato in Comitati Regionali e Provinciali, che promuovono l'attività sul territorio e organizzano i diversi campionati, in ambito locale o nazionale.
Il Comitato Paralimpico funziona quindi in parallelo con il CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano) - a cui in precedenza era affiliato con il nome di FISD (Federazione Italiana Sport Disabili) - e con cui ha ancora stretti rapporti di collaborazione.
A livello internazionale, invece, il CIP aderisce all'IPC, il Comitato Paralimpico Internazionale, il corrispettivo CIO dello sport disabili; le sue funzioni riguardano il coordinamento dei singoli organismi dei paesi membri e la sovrintendenza e il supporto all'organizzazione delle diverse edizioni delle Paralimpiadi.
In Italia dal 2003 è compito del CIP (Comitato Italiano Paralimpico) regolare e promuovere l'attività sportiva dei portatori di handicap, ma il movimento dello sport disabili ha nel nostro paese un'esperienza quasi ventennale. Infatti in precedenza l'organismo deputato a questo ruolo era affiliato al CONI con il nome di Federazione Italiana Sport.
Disabili (FISD), nata ufficialmente nel 1990 in seguito all'unificazione volontaria di tre enti attivi nel settore dell'handicap:
In questa formula unitaria la Federazione ha vissuto immutata sino al 1996, anno dei primi grandi cambiamenti strutturali. Da un lato infatti il settore Silenziosi è scomparso, andando a costituire una Federazione associata; dall'altro è stato creato un settore specifico per l'handicap mentale (nella FISHa fin dal 1982), a sostegno del quale la FISD ha creato un'associazione denominata Special Olympics Committee Italia, in accordo con il corrispondente organismo internazionale, competente per l'organizzazione di gare a livello mondiale (i disabili mentali non partecipano, se non con rare eccezioni, ai Giochi Paralimpici). Nel 2000 un'altra importante svolta: la Federazione si struttura in tre grandi aree (Promozionale, Alto livello e Paralimpica): da una parte per meglio venire incontro alle esigenze di preparazione agonistica nazionale e internazionale (campionati italiani, mondiali e Paralimpiadi), dall'altra per estendere la propria attività promozionale alla ricerca di nuovi atleti, anche in collaborazione con scuole e università.
La data comunque destinata a diventare importante nella storia dello sport disabili del nostro paese è il 2 luglio 2003, perché ha sancito a tutti gli effetti la trasformazione della FISD in CIP, Comitato Italiano Paralimpico. Dopo un lungo iter parlamentare durato quasi due anni, è stata così approvata la proposta di legge "Promozione e sviluppo dello sport per le persone disabili", che prevede la nascita di una nuova struttura federale, il CIP appunto, come unico organismo incaricato di sovraintendere a questo settore, anche grazie a maggiori poteri di vigilanza e coordinamento. La riforma ha avuto come obiettivo anche quello di agevolare ai portatori di handicap l'accesso alla pratica sportiva, attraverso una più stretta collaborazione con centri riabilitativi e associazioni, nonché l'attribuzione della pari dignità agli atleti paralimpici: in questo senso il CONI si impegnerà presso il CIO affinché siano riconosciuti loro, finalmente, premi economici equipollenti a quelli previsti per gli atleti olimpici, diversamente da quanto accade oggi. Con la creazione del CIP finalmente l'Italia si è adeguata agli altri grandi paesi europei e può contare su un'organizzazione che punta ad essere più snella e meno burocratica, maggiormente vicina ad un mondo, quello dello sport disabili, in continua evoluzione.
E' tanto il lavoro svolto CIP (Comitato Italiano Paralimpico), sia in ambito nazionale che periferico, per permettere ai disabili di fare sport: come terapia, come mezzo di socializzazione e integrazione, come pratica agonistica. Ma come possono i disabili avvicinarsi al mondo sportivo e cosa li spinge in questa direzione? E' una questione molto delicata perché, se da un lato "è un bene" che i nuovi praticanti ogni anno non siano in grande aumento, dall'altro la Federazione avrebbe bisogno di nuove leve, nuovi campioni per un ricambio generazionale ormai necessario. Tutto questo però entra in contrasto con un altro tipo di problema: il fatto ad esempio che molti disabili non sanno che anche per loro è possibile fare sport, o la convinzione di molti genitori circa l'inutilità o, peggio, la pericolosità di questa pratica per i propri figli. E' quindi difficile stilare una casistica dei modi in cui i disabili, soprattutto giovani, entrano in contatto con lo sport e le motivazioni che li portano ad entrare in questo mondo. Per alcuni ad esempio lo sport rappresenta uno dei primi mezzi per cercare di tornare alla vita quotidiana dopo l'incidente che li ha resi disabili. In molti Centri di Recupero Funzionale (CRF) e Neuromotorio o di Unità Spinale si incoraggia la pratica sportiva, dapprima certo come terapia, ma poi, in presenza di passione e talento, l'attività si può trasformare in qualcosa di più. Il centro più famoso in Italia da questo punto di vista è l'Istituto per la Riabilitazione S. Lucia di Roma, che al suo interno ha fatto crescere una vera e propria società sportiva: pazienti di ieri e di oggi diventati campioni di basket in carrozzina, nuoto e tiro con l'arco. Al CRF di Torino da alcuni anni è in corso un'attività simile, con la Campionessa Paralimpica Patrizia Saccà, che due volte alla settimana insegna ai giovani ricoverati il tennis tavolo.
Forse però la via più semplice per entrare in questo mondo è il contatto diretto con le società sportive CIP, che da anni operano a livello territoriale. Questo può avvenire o grazie alla mediazione dei Comitati Regionali e Provinciali del Comitato, o in occasione di eventi pubblici particolari che coinvolgono lo sport disabili. E' il caso ad esempio di manifestazioni come il Paralympic Day, che ogni anno porta lo sport disabili nel cuore di Torino, trasformando il centro della città in una grande campo sportivo all'aperto, con esibizioni dei più importanti atleti italiani e stranieri. E non dimentichiamo Ability, il Salone annuale di aziende, progetti e associazioni al servizio del sociale, a cui il Comitato Regionale CIP Piemonte partecipa sempre allestendo un piccolo spazio sport, dove atleti di tutta Italia vengono ad esibirsi e a raccontare le proprie esperienze: in questi casi il confronto con "chi ce l'ha fatta", con chi grazie allo sport ha raggiunto grandi traguardi, può veramente motivare e incoraggiare ad intraprendere questa strada. Infine, negli ultimi anni sta emergendo una realtà sempre più interessante per la Federazione: lo sport disabili a scuola. Nel 1996 l'allora FISD ha stretto un protocollo d'intesa con il Ministero della Pubblica Istruzione, con lo scopo di promuovere la pratica sportiva per i disabili nelle scuole di ogni ordine e grado, anche al fine di migliorare l'integrazione di questi alunni. Certo è una strada tutta in salita, ma ci sono già risultati degni di nota, come dimostrano gli studenti disabili di alcuni Istituti superiori di Torino e provincia, che già da quattro anni, grazie a straordinarie insegnanti di Educazione Fisica, costituiscono veri e propri gruppi sportivi e partecipano ai Giochi Studenteschi. Saranno questi ragazzi i campioni del futuro?
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