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Percorso a briciole di pane: Cittą di Torino » Informa disAbile » TORINO-HAITI: LA SOLIDARIETÀ DELLE PERSONE DISABILI

15.000 euro vengono donati dalla Città di Torino - settore disabili – ai Padri Camilliani per Haiti. Il ricavato dalla vendita delle opere realizzate dalle persone disabili per la biennale internazionale Arte Plurale e per il negozio InGenio di via Montebello, sono devoluti ai Camilliani, che da oltre dieci anni hanno missioni sull'isola. Ma la gara di solidarietà continua. Per sapere quali sono le necessità più urgenti di coloro che sono stati colpiti dalla tragedia abbiamo intervistato Padre Joaquim Cipriano, superiore provinciale dei religiosi camilliani del Piemonte, da cui dipendono le missioni di Haiti.
Come si vive oggi ad Haiti?
Haiti è un paese sotto choc. Tutti hanno parenti morti sotto le macerie o dispersi, anche le famiglie che vivono in campagna, visto che negli ultimi quindici anni la capitale ha avuto un’espansione da 500.000 a 2 milioni di abitanti. Ma nessuno sa a chi rivolgersi per avere notizie, dal momento che sono crollati il palazzo presidenziale, il quartier generale dell’ONU, la sede della polizia e le chiese.
Voi come comunicate?
Le reti telefoniche sono inagibili e si riescono ad avere informazioni solo grazie a Skype. La buona notizia è che i nostri religiosi si sono salvati tutti e stanno lavorando da giorni per aiutare i sopravvissuti. Il nostro centro socio-sanitario si trova vicino all’aeroporto, in una zona periferica a 5/6 chilometri dal centro, ed è stato danneggiato dal sisma, ma si è salvato dalla catastrofe.
Come è organizzato il vostro centro socio sanitario Saint Camille?
Nel nostro ospedale è operativo un laboratorio analisi ed uno di radiologia, una sala operatoria ed una sala parto, con il reparto maternità. Solo la prima notte abbiamo curato oltre 500 malati, ma la gente che arriva al nostro centro è spesso in condizioni gravissime e presenta fratture, emorragie e lesioni interne, per cui diventa veramente difficile aiutarli tutti.
Quanto personale socio sanitario avete all’interno del centro?
La situazione è molto critica, perché abbiamo solo tre medici e cinque infermieri. Un grande aiuto viene da tre suore molto brave e dai nostri seminaristi, che hanno una formazione sanitaria; a loro il compito di fornire i primi soccorsi e fare le medicazioni. I feriti meno gravi vengono sistemati nei giardini, sotto i portici; si tratta di persone che non hanno da mangiare, né una casa dove tornare.
Per far fronte ad una situazione così drammatica servono volontari…
La carenza di personale socio sanitario è una ferita nella ferita, ma prima di mandare medici, infermieri e operatori sanitari dall’Italia attendiamo indicazioni dai nostri confratelli ad Haiti. Come ha detto il ministro Frattini, i volontari debbono essere inseriti in organizzazioni ben strutturate, altrimenti necessitano di essere seguiti, nutriti ed alloggiati, e possono diventare un problema
Come affrontate l’emergenza bambini?
Molti bambini sopravvissuti al terremoto hanno problemi sanitari e di disabilità. All’interno del nostro centro c’è un ospedale pediatrico molto conosciuto, l’unico rimasto in piedi insieme a quello della Fondazione Rava. Inoltre abbiamo una scuola ed centro residenziale che accoglie i bambini, di cui molti in condizione di disabilità. Per fortuna sono strutture che hanno retto bene al terremoto.
Lei che è stato più volte ad Haiti come si spiega il grande numero di vittime?
Il terremoto è stato catastrofico, ma se è crollato tutto il centro storico, la parte più popolata, la causa è da cercare nel modo in cui sono stati costruiti gli edifici, “alla haitiana”. Edifici in cemento “armato”, a cui manca il ferro, che negli anni hanno visto aggiungere piani su piani, a seconda delle possibilità e delle necessità. La violenza del sisma li ha fatti accartocciare su se stessi.
Cosa è successo al di fuori del centro storico di Port-au-Prince?
Moncalve, il quartiere dove abitano i ricchi, è stato lievemente toccato dal terremoto. Si tratta di una zona collinare, molto ripida, dove alcune costruzioni sono state fatte senza verifiche strutturali, come l’albergo per diplomatici e personale di rappresentanza che è crollato. Nelle baraccopoli di Citè Soleil - fatte di lamiera, cartone e di legno - ci sono stati molti feriti, ma poche vittime.
Quale è ora la maggiore paura?
L’alto numero di cadaveri, il caldo, la mancanza di igiene e la pessima situazione della rete idrica e fognaria rischiano di favorire la diffusione di epidemie: colera, febbre tifoidea e peste. Per questo occorre far arrivare al più presto materiale sanitario vario (garze, cerotti, bende elastiche, guanti, siringhe di plastica e acqua ossigenata) e medicine (antibiotici, anestetici, antidolorifici, antisettici).
Quali sono i generi alimentari di prima necessità?
Sono urgenti prodotti alimentari a lunga conservazione: riso, pasta, olio di semi e d’oliva, tonno, scatolame di pomodori, piselli e fagioli, carne in scatola, biscotti per bambini e marmellate. Sempre per i bambini abbiamo bisogno di enormi quantitativi di latte in polvere, un elemento completo che è difficilissimo da trovare ad Haiti.
Dove sono i punti di raccolta?
Il primo è la sacrestia della nostra chiesta di San Giuseppe, in via Santa Teresa 22 a Torino. Un secondo punto è l’Arsenale della pace, dove stiamo preparando insieme con il Sermig un container da mandare ad Haiti. C’è poi un terzo punto di raccolta fuori Torino, per i quantitativi più grandi, con un magazzino allestito a Settimo Torinese, accanto al casello dell’autostrada Torino-Aosta.
GIANNI LIPRANDI
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Causale: terremoto Haiti
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