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Percorso a briciole di pane: Cittą di Torino » Informa disAbile » VADO A VIVERE DA SOLO PARTE IN SORDINA

Non è il celeberrimo film di Marco Risi con Jerry Calà, né una brutta copia del Grande Fratello. “Vado a vivere da solo” è il video racconto di quattro ragazzi con disabilità intellettiva e difficoltà relazionali che decidono di metter su casa insieme. E’ la sorpresa di questo autunno televisivo, realizzata da RAI Educational, scritta e diretta da Marisa Passera e Simone Colombo, trasmessa in sordina venerdì sera alle 0.40 su RAI TRE (al posto della annunciata trasmissione G.A.P.). Finalmente un programma in cui i disabili non sono ospiti, ma protagonisti veri e per questo bravissimi, commoventi e sinceri nel raccontarci la loro storia e la scelta di andare a vivere da soli.
“Se io fossi una professione sarei un regista” dice di sé Giovanni, un ragazzo molto gioviale, terziario di San Francesco, che apparentemente non ha nessuna difficoltà, ma quando deve prendere una decisione importante va letteralmente in crisi e inizia a grattarsi nervosamente i capelli ricci.
“Se io fossi un film sarei Grease” afferma Francesco, un duro dal cuore tenero, con la passione per il ballo e il canto; in passato ha spesso usato le mani per difendere sé e la propria famiglia, ma dopo un brutto incidente è molto cambiato ed ora sa quali sono i propri limiti e le proprie capacità.
“Se io fossi un oggetto sarei un mestolo” sostiene Dario, un ragazzo giovane e all’apparenza timido, ma pronto ad esplodere se qualcuno lo fa arrabbiare; fa fatica a lasciare la famiglia, ma i compagni insistono per averlo nella nuova casa, anche perché è davvero un mago a preparare le torte.
“Se io fossi una parte del corpo sarei la testa” racconta Giulio, un ragazzo oggi molto sereno, che in passato ha dovuto affrontare il grande dolore della perdita del padre, cui era molto legato. Si dà un gran da fare a montare i mobili e sistemare la casa, ma la sua vera passione sono le telecamere.
Ben sette sono le telecamere che hanno il compito di documentare il percorso verso l’indipendenza di Giovanni, Francesco, Dario e Giulio all’interno di un appartamento al pian terreno di via Ornato (quartiere Niguarda di Milano) della cooperativa sociale Diapason. In una stanza adibita a regia due operatrici sociali - Franca Tagliabue e Sabrina Canducci - hanno il compito di osservare i ragazzi nel loro percorso di autonomia, lasciandoli liberi di sperimentarsi da soli. Ma le riprese avvengono anche all’esterno, dove i ragazzi vivono e svolgono le attività. In particolare agli orti didattici della periferia nord di Milano, dove i quattro protagonisti sono quotidianamente impegnati nella coltivazione di frutta, verdura e fiori. “Seminare sogni” è il titolo originario del progetto realizzato dalla “Zuccheribelli onlus” e dalla “Altra Associazione onlus”, col contributo del Comune di Milano - settore Handicap e salute mentale - e della fondazione Cariplo, all’origine di questo interessante programma. “Perché loro ci guardano tutto il giorno?” si chiede perplesso Giovanni alla fine della prima puntata. La risposta nelle prossime tre puntate, il venerdì sera alle 0.40 su RAITRE.
Per InformadisAbile GIANNI LIPRANDI
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