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Percorso a briciole di pane: Cittą di Torino » Informa disAbile » YOSHIN RYU, DA TRENT'ANNI IL CORAGGIO E LO SPIRITO DEL SALICE


Yoshin Ryu, da trent’anni il coraggio e lo spirito del salice

Scuola di formazione
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Strano destino quello del salice. La pianta dai rami flessibili e pendenti verso terra in Occidente è spesso “piangente”, associata ad un’immagine di debolezza e malinconia. In Oriente, al contrario, è sinonimo di forza e di coraggio; nessun’altra pianta, infatti, ha la capacità di resistere alla tormenta, liberando i propri rami dal peso della neve, senza spezzarli. Se l’uomo apprendesse lo spirito del salice, rendendo il proprio corpo flessibile e la mente elastica, potrebbe rafforzarsi ed avere il coraggio per affrontare anche le prove più difficili della vita: così pensò 500 anni fa Akiyama Shirobei Yoshitoki, il maestro fondatore della Yoshin Ryu, la “scuola del coraggio e dello spirito del salice”; da allora questa filosofia di vita è stata tramandata da maestro in maestro in Giappone fino ad oggi. A Torino è giunta trent’anni fa grazie Soke Sensei - il maestro fondatore dell’associazione - Cesare Turturo, che per primo ha compreso come la scuola potesse realizzare un significativo ponte tra l’Oriente e l’Occidente. Una scommessa vinta, se si tiene conto delle oltre mille persone che in questi anni si sono avvicinate alla associazione, per un percorso più o meno lungo, e del migliaio di persone attualmente iscritte che frequentano le 13 sedi di Torino e provincia (per conoscere la sede più vicina consultate il sito www.yoshinryu.com).

Al centro della Yoshin Ryu è posto l’uomo, inteso nelle sue componenti essenziali: una mente per avere una maggiore consapevolezza di sé e dei propri aspetti cognitivi, un corpo per conoscerne le potenzialità ed i limiti, un mondo di emozioni per superare paure ed insicurezze e gestire la propria aggressività. Il principio base è, infatti, quello della non resistenza: anziché affrontare l’avversario “a muso duro”, con la contrapposizione e lo scontro diretto, si insegna l’arte della cedevolezza, per fare in modo che la forza dell’altro scivoli addosso senza colpo ferire. Non a caso all’interno della scuola è insegnato il Ju Tai Jutsu, ovvero “la cedevole, dolce arte del corpo”, un’arte marziale non agonistica che è un mix di combattimento e di meditazione. Tale disciplina condivide con le arti marziali le tecniche di combattimento, l’uso delle armi – che divengono strumenti di conoscenza - e l’utilizzo di un kimono con le cinture bianca, marrone o nera. Ha tuttavia un valore aggiunto che è dato proprio dal conoscere l’uomo attraverso l’azione, arrivando ad accettare le difficoltà e le disabilità cui ogni uomo va incontro nel corso della propria vita. Per questo l’associazione Yoshin Ryu è da sempre molto attenta al mondo del sociale. In questi trent’anni sono stati realizzati progetti con il carcere minorile “Ferrante Aporti” e la Città di Torino; attraverso l’apprendimento delle arti marziali i giovani carcerati hanno appreso l’importanza delle regole, la disciplina e la capacità di autocontrollo.

Con la disabilità intellettiva, inoltre, sono stati organizzati corsi insieme ad alcune Circoscrizioni dedicati specificatamente ai disabili; si è trattato di percorsi di crescita per aiutare le persone a convivere in un servizio di autonomia o in un gruppo appartamento. Similmente sono stati effettuati inserimenti di persone con disabilità sensoriali, in particolare audiolesi ed ipovedenti, all’interno delle attività previste; una esperienza arricchente, non solo per il disabile, ma soprattutto per la scuola, che è divenuta ancora più attenta nei confronti delle modalità di comunicazione. Ultima, ma non ultima, è l’adesione al progetto della Città di Torino “Motore di Ricerca”, che vede coinvolti ragazzi disabili in corsi normalmente dedicati a persone giovani ed adulte. Una interessante proposta per intraprendere insieme un percorso, sapendo bene di scalare un monte senza vetta, la cui cima non si raggiungerà mai; l’importante è essere sempre flessibili ed elastici, proprio come il salice.

Per InformadisAbile GIANNI LIPRANDI

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