Gian Piero Papasodero aiuta i ragazzi fragili. Il vento, le vibrazioni del motore: le emozioni della moto sono una terapia. Il tour gratuito in Italia

I bulli lo hanno quasi sopraffatto. E Pietro, un ragazzino autistico dalla sensibilità e dall’intelligenza fuori dal comune, entra in depressione. Un giorno tenta di gettarsi giù dalla finestra della sua camera. «La mia vita è finita», pensa. Sino a quando, qualche tempo dopo, sotto quella finestra, sente il rombo di una Harley Davidson Ultra Limited 107, 1800 di cilindrata. In sella c’e un omone sorridente. Si chiama Gian Piero Papasodero, ha 47 anni ed è stato un giocatore di serie A di football americano. È un designer romano che vive a Verona e da alcuni anni ha fondato una onlus, Diversa-Mente che aiuta i ragazzi «diversamente abili». «Pietro vuoi venire a fare un giro con me?», chiede Gian Piero a Pietro. Che sbianca in volto ma tremante riesce a montare in sella. Un giretto di prova e poi la decisione di partire per la Route 21, il tour da nord a sud Italia che ogni anno Papasodero organizza gratuitamente per questi ragazzi.

La tappa con Pietro è tra le più difficili. Da Lignano Sabbiadoro a Correggio (Modena), passando da Treviso, Verona e costeggiando il Lago di Garda. Ma il ragazzino sembra motivato e i genitori danno l’ok. «Siamo partiti a 30 all’ora, il minimo per una moto così imponente – ricorda Gian Piero – ma Pietro aveva paura. “Possiamo andare un po’ più piano?”, mi diceva. E io “guarda che se vado più piano finiamo per terra”. Lui annuiva ma dopo cinque minuti, mi chiedeva di rallentare». Allora il biker si è fermato ai lati della strada. Ha guardato negli occhi Pietro e gli ha detto che se voleva tornare da mamma ce lo avrebbe portato immediatamente a 25 all’ora, ma se lui si fidava, quel viaggio sarebbe stata una straordinaria esperienza. «Pietro si è fidato – ricorda Gian Piero – e quel giorno abbiamo fatto più di 150 chilometri. Non si voleva più fermare e quando siamo arrivati in albergo non ha voluto spengere la luce. “Non voglio che finisca la felicità, non voglio dormire”, mi ha detto prima di crollare dalla stanchezza. Quando è tornato a casa, dopo duemila chilometri, la mamma mi ha detto che suo figlio era un ragazzo nuovo. E la paura dei bulli era sparita».

Quanti diari della motocicletta potrebbero essere scritti con le storie dell’ex giocatore di football. Che ha trovato la meta nell’aiutare gli altri senza dimenticare la grande passione per le due ruote a motore. «La vita che stavo facendo non mi dava soddisfazione – racconta -. Volevo macchine sempre più grandi e costose, comprare, consumare. L’avere aveva preso il sopravvento sull’essere. Poi un giorno…». Un giorno Papasodero conosce all’ospedale di Genova un anziano solo, abbandonato. Lo aiuta, diventa il suo amico. Con quell’uomo si avvia un dialogo e da quella strana maieutica arriva il concetto. Che per l’ex giocatore di football americano è la volontà di fare il volontario. Nel 2015 la svolta. Gian Piero fonda l’associazione Diversa-Mente con sede a Verona e nasce Route 21, il primo progetto sociale. «Un giro d’Italia a staffetta per disabili, all’inizio solo per ragazzi down ma poi allargato ad altre disabilità – spiega Gian Piero -. Iniziamo a fare questi tour, difficili, impegnativi ma pieni di luce e di gioia. Non sono un pedagogista, né un educatore di professione, sono solo un motociclista amico che fa diventare biker anche questi ragazzi. Scoprono il mondo, diventano più sicuri».

Il vento, le vibrazioni del motore, le emozioni di una moto sono qualcosa di indescrivibile. Solo i centauri possono capirle e tanti di loro raccontano che la moto ha anche una qualità terapeutica. Cura la mente e lo spirito, ti fa vedere il mondo in modo diverso. Pochi giorni fa a Pisa, Gian Piero ha aiutato un altro bambino autistico, anche lui bullizzato. Lo ha accompagnato a scuola con la Harley e tanto di colonna sonora che usciva dagli altoparlanti integrati della moto. È stato un trionfo. Studenti e insegnanti lo hanno accolto come un piccolo eroe e i bulli si sono nascosti. Scomparsi con le gote rosse di vergogna. Route 21 non deve illudere nessuno. È un grande gioco, non una terapia; per le cure ci sono medici e psicologi. Eppure anche il gioco a volte ha poteri taumaturgici. Apre la mente, illumina il cuore, scaccia i fantasmi. «Route 21 esalta la normalità non la disabilità – spiega Papasodero -. Ci sono i disabili, certamente, che però viaggiano nello stesso modo dei cosiddetti normodotati. Solo così si eliminano le differenze». A volte poi, dopo un viaggio, accadono cose straordinarie. Federico, un ragazzino down, da 5 anni aveva forti problemi di dizione. Questa estate è stato assunto come cameriere a 750 euro al mese per 4 ore al giorno. Dicono che non perde un colpo. Va come una moto.

Il corriere della sera

l.v./c.v.