È da poco sbarcato anche nel nostro paese dalla vicina Francia, LILO il motore di ricerca che, utilizzando Google, finanzia progetti sociali e ambientali, tutelando allo stesso tempo la privacy di chi naviga

«Le ricerche che ognuno di noi fa quotidianamente generano un guadagno pari a 30 euro all’anno per i motori di ricerca e spesso le persone non ne sono a conoscenza. Partendo da questa consapevolezza, volevo impegnarmi in un’economia digitale che rimettesse parte dell’umano su internet. Mi piaceva l’idea che gli utenti potessero “riprendere potere” e decidere a cosa destinare i soldi che creano con le loro ricerche; e Lilo di certo segue questa filosofia!», racconta Federica.

È durante i suoi studi in Francia che Federica Fusco, studentessa romana, sente parlare del modello di navigazione responsabile “Lilo”. Decide di incontrare gli ideatori del modello fondato nel 2015 e di proporgli di svilupparlo insieme in Italia. E’così che nell’estate del 2017 Federica lancia una fase pilota. Ad oggi ci sono 5 progetti presenti sulla piattaforma, presentati da varie realtà tra cui Slow Food e l’associazione Banche del Tempo.

In Francia, dove è nato, il modello di Lilo ha già permesso di raccogliere più di 480.000 euro, grazie a 700.000 utenti che lo utilizzano mensilmente che stanno finanziando una cinquantina di progetti.

Lilo è un meta-motore che utilizza i servizi di altri motori di ricerca per fornire i risultati e guadagna attraverso i link commerciali disposti sul motore stesso. In pratica paga una piccola quota a Google per utilizzare il loro algoritmo, permettendo così agli utenti di ottenere gli stessi risultati di un qualunque utilizzatore della grande G, ma con il vantaggio di poter proteggere i dati personali e mantenere anonime le ricerche effettuate. L’utente vedrà gli annunci a pagamento, come un qualsiasi utente, ma non verrà ‘inseguito’ dalla fastidiosissima pubblicità ‘comportamentale’ che fa comparire su tutti i nostri dispositivi i banner promozionali dei prodotti di cui abbiamo appena ricercato il prezzo.

Lilo si finanzia trattenendo il 50% di quanto prodotto dalla pubblicità visibile all’utente, che altrimenti andrebbe direttamente a Google, ripagando così le spese per la comunicazione, il marketing, lo staff e i costi dei server e girando il restante 50% direttamente ai progetti scelti dagli utenti, che accumulano una simbolica goccia d’acqua per ogni ricerca effettuata.

Non si limita a sostenere i progetti, agisce infatti concretamente per rispettare la privacy dei suoi utilizzatori. Non conserva nessun dato personale né le ricerche effettuate, conteggia semplicemente i visitatori a fini statistici. Essendo un meta-motore è dunque possibile che i motori di ricerca che utilizza possano collezionare i dati di navigazione. Tuttavia, per protegge gli utenti da questa eventualità, disattiva il tracking pubblicitario, al momento per Firefox e Chrome, e questo aumenta la tutela dell’utente. Il tracking pubblicitario è disattivato in più modi. Innanzitutto, mentre si usa Lilo, trasmettono a tutti i siti internet che si consultano un’informazione di “Do not track”, avvisando i siti che non si vuole esser rintracciati. Inoltre Lilo segnala direttamente alle diverse imprese pubblicitarie che non si desidera servirsi della pubblicità comportamentale. Grazie a questa funzione, non si può essere rintracciati.

Utilizzare Lilo è semplicissimo e intuitivo. Dal sito si viene guidati all’installazione dell’estensione che verrà automaticamente aggiunta sulla barra di navigazione del proprio browser. Da quel momento ogni ricerca su Google, o altri motori di ricerca, passerà prima da Lilo. Ogni singola ricerca farà accumulare 1 simbolica goccia d’acqua da convertire a propria scelta in denaro a sostegno di un progetto. Più utenti lo utilizzeranno e più progetti potranno essere finanziati, senza costi a carico, una goccia alla volta.

Fonte: vita.it

(c.a.)