Lasciti da centinaia di migliaia di euro per comprare apparecchiature o cambiare gli arredi di interi reparti, con picchi che in qualche caso hanno superato il milione, e piccole somme destinate all’acquisto di beni essenziali per migliorare il servizio ai ricoverati: televisori, forni a microonde, frigoriferi, tablet.

Queste ultime, 30-40 casi l’anno, ancora più toccanti. Comune la spinta che da anni sovrintende ogni donazione – macro o micro, quasi sempre vincolata -, agli ospedali della Città della Salute di Torino: contribuire direttamente – da vivi o dopo essere passati a miglior vita, tramite notai ed esecutori testamentari – a sostenere la sanità pubblica sovente sperimentata in prima persona.

IL RICONOSCIMENTO

Gesti di generosità e di gratitudine silenziosi che raramente emergono dall’anonimato e presto otterranno un riconoscimento con una targa posta dall’azienda ospedaliera nell’atrio principale delle Molinette. C’è già una data: il 13 novembre, quando ricorrerà l’inaugurazione della struttura. «Un ringraziamento a quanti negli anni hanno aiutato con piccoli e grandi contributi la crescita dei nostri presidi», spiega Gian Paolo Zanetta, direttore generale della Città della Salute.

«Parliamo essenzialmente di ex-pazienti o dei loro parenti – spiega Alessandro Stiari, responsabile del Servizio patrimonio dell’azienda ospedaliera -, protagonisti di lasciti talora importanti». Il mandato del 2013, 1,8 milioni destinati da un benefattore alle Molinette, è rimasto nella memoria. Tre le donazioni rilevanti introitate nel 2015: 525 mila e 147.971 euro per il Regina Margherita; 437.760 euro per le Molinette. Quest’anno è stato introitato un lascito di 225 mila euro per le Molinette e uno di 7.800 per il Regina. Un altro di 10 mila euro, sempre per l’ospedale l’Infantile, attende di essere incassato.

BENEFATTORI SILENZIOSI

Cifre variabili negli zeri ma dietro le quali si celano volti, storie e sentimenti. Come quelli che hanno spinto Leone Stragiotti – vedovo della moglie, stroncata da un tumore, e deceduto a Sanremo nel 2013 a 89 anni -, a lasciare i 437.760 euro di cui sopra alle Molinette con indicazioni precise: struttura oncologica medica, studi per la ricerca oncologica, apparecchi digitali, e più in generale miglioramento dell’assistenza ai malati. È la stessa persona alla quale il Comune di Montalenghe, dove ha abitato per anni, dovrà il salone destinato alle attività culturali, il centro per gli anziani e il miglioramento dell’ambulatorio medico. Traguardi resi possibili da un’altra tranche dell’eredità. Di altre somme hanno beneficiato la Casa della sofferenza di Padre Pio e l’Unione Ciechi.

Lasciti multipli e generosi da parte di un uomo schivo, vissuto all’insegna della riservatezza: di famiglia benestante – figlio unico, come la moglie, e senza figli – dopo la pensione si era ritirato a Sanremo. Prima aveva lavorato alla Olivetti. Chi l’ha conosciuto ricorda ancora la villetta in cui ha vissuto a lungo, il suo rifugio, il benessere mai ostentato, le rare uscite per le strade di Montalenghe, la cortesia e la signorilità. La precisione, anche: nel testamento aveva calcolato le spese per il suo funerale. Del patrimonio di cui disponeva si è appreso, non senza sorpresa, solo dopo la sua scomparsa: tutto in beneficenza. La targa alle Molinette sarà un omaggio anche alla sua memoria.

Fonte: lastampa.it