L’homeless sudamericano per cui era stata lanciata una petizione lo scorso settembre, oggi si dice felice e su Change.org lancia il suo appello. “In Italia ci sono tante strutture abbandonate: assegnatele ai poveri, ai disabili e ai senzatetto”

gonzalo

ROMA – Ha trovato casa Gonzalo, sessantenne sudamericano che dormiva dentro una vecchia lancia in via Appia Nuova a Roma, ma non dimentica chi non ce l’ha. Alla fine dell’estate era stata attivata una raccolta di firme attraverso la piattaforma Change.org, per chiedere al Comune di assegnargli una casa. La petizione aveva ottenuto le 2500 firme, correndo a ritmo sostenuto verso il traguardo delle 5000 adesioni Gonzalo svolgeva quotidianamente dei lavori di giardinaggio nel quartiere, senza mai pretendere soldi in cambio e proprio nella via dove parcheggiava la sua auto, vicino alla fermata della metro Colli Albani, aveva ridato vita ad un vecchio giardino abbandonato. Grazie alla mobilitazione partita sul web il senzatetto ha ricevuto una donazione consistente da parte di un benefattore, con cui è riuscito a comprare un camper, che è diventato la sua nuova casa.

Ora il sessantenne dichiara di essere felice e di voler aiutare a sua volta le tante persone incontrate sulla sua strada e proprio attraverso la stessa piattaforma lancia a sua volta una petizione. “Io un’idea ce l’avrei” dichiara, “far sì che edifici vuoti, caserme e strutture abbandonate vengano riconosciuti come case popolari e possano servire come tetto per chi è costretto a passare l’inverno al freddo”. Come Gonzalo ha sperimentato sulla sua pelle, si possono aspettare anche 15 anni prima di ottenere l’assegnazione di un alloggio popolare, perché, specie in una città come Roma, ci sono troppo poche strutture e l’emergenza abitativa è enorme. Se l’appello venisse ascoltato e le strutture fossero rese disponibili, gli stessi abitanti potrebbero contribuire ai lavori di ristrutturazione degli edifici lasciati all’abbandono e all’incuria. Come sottolinea il giardiniere sudamericano che ha vissuto in prima persona tale esperienza, il problema della casa è il primo problema da risolvere se si ha intenzione di ricominciare una vita. “Se risolvi il problema della casa puoi occuparti di tutto il resto, e solo con un tetto sulla testa ti rendi conto che bisogna pagare la luce il gas e che per farlo hai bisogno di un lavoro. Solo così ricominci a lottare anche per lavorare e per avere un’altra vita”. Un gesto di reciprocità quello di Gonzalo, che mostra quanto chi è più in difficoltà sia in grado di farsi promotore di reciprocità.

Fonte: redattoresociale.it

s.c.