“Buono come il pane”, “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”. Sono solo alcuni dei modi di dire che sottolineano l’importanza simbolica del pane, non solo come alimento. Proprio riferendosi alla panecarcerepreghiera, in occasione dell’apertura dell’Expo, Papa Francesco ha ribadito l’importanza di assicurare cibo sano e giusto a tutta la popolazione. E la stessa fiera internazionale deve essere un’occasione e una vetrina per aiutare le persone più deboli e chi si trova in difficoltà, anche solo momentaneamente. Cercando di realizzare tale obiettivo, l’Expo in corso a Milano ha aperto le sue porte al lavoro dei detenuti.

È purtroppo ormai risaputo che le carceri italiane versano in tragiche condizioni. Vari appelli si sono succeduti affinché la situazione migliori. Anche i media hanno fatto la loro parte documentando il sovraffollamento, la precarietà, l’assoluta assenza dei più basilari diritti. Eppure, in questo scenario drammatico, esistono realtà in cui le istituzioni riescono ad assicurare una vita dignitosa ai reclusi.

È il caso della Casa Circondariale San Michele di Alessandria in Piemonte. Qui, fra i diversi progetti educativi, da anni è attivo “Pane Quotidiano“, laboratorio promosso dalla Cooperativa Pausa Cafè che vede proprio i detenuti produrre pane che viene commercializzato nei punti vendita Coop di Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria. La cooperativa sociale con sede a Torino produce eccellenze alimentari, tra cui anche birra e caffè, si occupa di commercio equo e solidale e fa parte della rete di Slow Food.

Dopo la presenza a Eataly e al Salone del Gusto, in occasione dell’esposizione universale di Milano interamente dedicata all’alimentazione, il forno alessandrino rifornisce anche 20 ristoranti regionali presenti in fiera all’Expo di Milano. Potrete trovare questo pane nei ristoranti gestiti da CIR (Cooperativa Italiana di Ristorazione).

Colpiti da questa lodevole iniziativa, abbiamo rivolto qualche domanda a Marco Ferrero di Pausa Cafè.

 

Marco, raccontaci di questo panificio un po’ speciale
«Il panificio di San Michele nasce nel 2012 con l’idea di produrre un “Pane quotidiano”, realizzato con materie prime bio e prodotte rispettando l’ambiente, riscoprendo una modalità di produzione antica e salubre, a lievitazione naturale con il lievito madre, cotto in un forno a legna tra i più grandi del Piemonte. Il pane è prodotto da personale detenuto accompagnato da esperti panificatori della cooperativa. Attualmente vi lavorano 14 persone detenute e 5 formatori»

 

Immaginiamo che i panettieri siano molto contenti di questa nuova collaborazione
«I ragazzi in carcere sono contenti perché hanno l’opportunità attraverso il lavoro di dare maggiore dignità alla loro persona. Inoltre, questo lavoro permette loro di guadagnare un salario ed essere indipendenti, aiutando le loro famiglie. I detenuti del forno apprendono un lavoro utile da utilizzare a fine pena e assumono consapevolezza delle capacità e delle potenzialità che possiedono».

 

E all’Expo cosa si dice di questo pane?
«L’accettazione da parte sia degli chef che lo utilizzano che del pubblico è straordinaria. Tra gli addetti ai lavori più entusiasti cito Andrea Ribaldone, lo chef de “I due buoi” di Alessandria che gestisce “Identità golose”, un ristorante presente all’Expo. Per quanto riguarda il lavoro dei panettieri, il nostro pane dimostra che è possibile nutrire il pianeta con prodotti sani, di alto valore organolettico e portatori di valori di solidarietà. “Cum panis”, ovvero il companatico, prendere il pane insieme, riconoscendosi figli di una stessa umanità e riconoscendo nell’altro un compagno, anche se quest’altro è all’interno di un carcere».

 

Il pane è un alimento presente ogni giorno sulle tavole, che ben si addice a un contesto carcerario che ha come scopo ultimo quello della rieducazione. Il lavoro in carcere, infatti, abbassa la recidiva e offre una professione da spendere una volta scontata la pena.

Sfornare pagnotte bio è dunque un modo educativo per ridare dignità e la presenza di questo progetto a Expo rappresenta un’occasione importante per dare visibilità e valore all’economia carceraria.

Fonte: ambiente.tiscali.it