Due volte bravi: ecco cosa mi sento di dire ai ragazzi di Torino che hanno voluto a tutti costi – e con non poche difficoltà – proiettare “Sangue sparso” nella loro città. sgiuseppeDue volte, già. La prima perché hanno voluto così ricordare, anche sul grande schermo, quelle tante, troppe vite spezzate negli anni di piombo, quei ragazzi tanto cari ai cuori di tutti noi.

La seconda (e non in ordine di importanza) perché hanno voluto dare all’evento anche un’ulteriore valenza: quella, importantissima, della solidarietà. Devolvere il ricavato della serata a favore delle associazioni “Casa della mamma e del bambino” e Genitori separati e figli” è un gesto di profondo amore. Grazie due volte, dunque. Anzi, tre: la terza è per l’impegno profuso, per aver voluto superare i grossi ostacoli che sono stati frapposti alla realizzazione dell’iniziativa, e per averlo fatto con il sorriso, oltre che con la giusta determinazione.

Le cose sono andate più o meno così: la sala, prenotata con ben due mesi di anticipo, si è resa non più disponibile a pochissimi giorni dalla proiezione. Sorvolando su tutte le capriole che abbiamo dovuto fare, venerdì 23 gennaio, come da programma, alle 21,30 le note della colonna sonora di “Sangue sparso” creata da Paolo Carlomè inondavano la sala del San Giuseppe di via Andrea Doria. Diciamo che per l’ennesima volta abbiamo dimostrato che difficilmente si riesce a fermarci. Del resto ci hanno provato in tutti i modi, sin dall’inizio di questa immensa avventura: boicottaggi su tutta la linea. Che hanno procurato non poche difficoltà alla lavorazione e all’uscita in sala ma che non ne hanno impedito la realizzazione e, con essa, l’affermazione di una realtà: la destra italiana ha le sue storie, fatte dei suoi lutti, delle sue gioie e dei suoi dolori, e le vuole raccontare. Senza faziosità.

Ho un’altra ragione per dire grazie ai ragazzi di Torino, e soprattutto a Massimo, che si è speso moltissimo per questo progetto. L’idea della proiezione infatti è stata lanciata proprio da lui, che è un uomo che “appartiene ad un’Idea” – come dice lui stesso – ma non fa parte di nessuno schieramento politico. Massimo, che tra l’altro è il titolare del marchio d’abbigliamento Radicato Stile Italico, ha fatto si che nessuno si sentisse escluso da questa iniziativa. Ecco che si è creata una magnifica sinergia tra le varie realtà cittadine, che in alcuni casi sono diversissime tra loro. Quindi grazie Massimo, ma grazie anche all’intelligenza di ciascuno, che ha saputo superare le divisioni partitiche e di fazione nel nome del rispetto della nostra memoria: quella ci accomuna tutti, quella non ha sigle né simboli di partito. Trecentoventi biglietti: tanti ne sono stati staccati venerdì sera al San Giuseppe. Sono tanti. Soprattutto oggi come oggi. Soprattutto in una città come Torino.

Ancora qualche breve considerazione sulla vicenda torinese: la sala originaria era il Cinema Agnelli dei Salesiani. All’ultimo momento è stata negata. Non ne conosciamo la ragione, abbiamo sentito parlare – restando un po’ perplessi – di “ragioni di ordine pubblico”. “Ragioni” che sembra fossero serie, visto che fuori il San Giuseppe c’erano le forze dell’ordine in tenuta antisommossa. Naturalmente non è successo nulla, e i militari sarebbero stati più utile altrove. Nessuna manifestazione degli “antagonisti”, nessun corteo dei “compagni”, nessuno striscione. La cosa curiosa, come notava Massimo, è che l’ambientazione fuori dal cinema era perfettamente in tema con le immagini proiettate al suo interno. Mi racconta ancora Massimo che un dirigente della Digos ha osservato come da anni, a Torino, non si vedeva una manifestazione così.

In merito alla vicenda della sala negata, appare strano che una struttura come la Agnelli dei Salesiani non abbia tenuto in considerazione  l’invito della Commissione Cinema della CEI, che si è chiaramente espressa su “Sangue sparso” reputandolo un film che possiede caratteristiche importanti dal punto di vista educativo e valoriale e consigliandone la visione.

Per chiudere: un mio caro amico presente in sala mi racconta che un lungo applauso ha salutato i titoli di coda. Un lungo applauso che, ne sono certa, sarà giunto fino al cielo.

Fonte: ilgiornaleditalia.org