Fabio e Marco creano, primo centro scaligero per formazione e consulenza sull’accessibilità dei servizi alla persona

Una zona franca dove l’imprenditorialità diventa un unicum con il sociale. Dove non vedenti e ipovedenti possono accrescere la propria autonomia grazie alle competenze di altri disabili. E i gestori di esercizi commerciali e pubblici servizi imparano a interagire con essi alla pari di tutti gli altri clienti/utenti, conferendo valore aggiunto al proprio business.
Una realtà battezzata Yeah!, che nel nome reca tutta la grinta e positività dei suoi giovani ideatori, Fabio Lotti, 27 anni, e Marco Andreoli, 26, i quali lo scorso gennaio hanno dato vita al primo centro scaligero per la formazione e consulenza specializzata sulla disabilità e l’accessibilità dei servizi alla persona.

La start up innovativa, nata in seno alla Cooperativa Quid, corre ora su gambe proprie lungo un doppio binario: «aiutare le persone con disabilità, specie visive, ad acquisire maggiore autonomia e sicurezza nelle relazioni», spiega Lotti, vicentino di adozione veronese. Ma anche, «trasmettere a ristoratori, albergatori, scuole, tutta una serie di accorgimenti utili a intercettare i bisogni di tali soggetti per soddisfarli al meglio, favorendone l’integrazione». In entrambe le direzioni Yeah!, www.progettoyeah.it, eroga corsi formativi a domicilio.
Nel primo caso, individuate specifiche necessità, dall’uso del pc o dell’i-phone, all’apprendimento di discipline artistiche o sportive, «cerchiamo un disabile con precise competenze in quell’area, per costruire insieme a lui un protocollo didattico che unisce buone prassi internazionali ed esperienza personale, al servizio di disabili con lo stesso disagio». Nasce così il formatore alla pari. «Mettendo in circolo i suoi saperi, si consente ad altri di percorrere una via già spianata», dice Lotti, a sua volta formatore alla pari per non vedenti, «creando inoltre occasioni lavorative, sia per ogni nuovo formatore, che nel tempo può crearsi un parco clienti proprio, sia per gli alunni di oggi, potenziali formatori alla pari di domani».
Recente il reclutamento di un coach alla pari con disabilità motorie, nell’ottica di una continua specializzazione.

Il secondo filone formativo propone a hotel, ristoranti, strutture residenziali, ecc., soluzioni per ripensare il proprio business in modo etico e inclusivo. «La sfida dell’inclusione sociale non si vince creando corsie preferenziali» precisa infatti Lotti. «A un non vedente che entra in pizzeria non serve una postazione ad hoc, bensì un cameriere che sappia come interagirvi correttamente. E crediamo che il miglior maestro sia il cieco in persona». Imparare ad accogliere e servire il disabile allo stesso modo degli altri clienti produce, inoltre, un effetto moltiplicatore sul proprio business, perché «una persona con disabilità ha mediamente due accompagnatori: investire per soddisfare le sue esigenze genera quindi maggiore indotto».

 

Fonte: larena.it

(m.j.p./c.p.)