Pavia. Viveva in strada, in zona stazione: per lei si sono mobilitati Croce Rossa e Caritas Ricoverata per una ferita è rimasta al S. Matteo il tempo di rintracciare la sorella

Fabienne stava seduta sul muretto, nei giardini davanti alla stazione. Abiti colorati anneriti dalla strada. Stava seduta con i piedi uniti, spesso accanto alla lapide che ricorda Falcone e Borsellino. Le scorrevano accanto i pendolari, un via vai continuo, mattino e sera. Lei stava lì e lo sguardo dei passanti più attenti si posava su quel piede sempre più gonfio. I volontari della Croce Rossa lo hanno notato e più volte le hanno proposto di portarla in ospedale, per curarla e fermare l’infezione. Ha sempre detto di no. Fino a quando ha deciso di lasciarsi aiutare, poche settimane fa.

Quando la Croce Rossa è arrivata davanti alla stazione accanto a lei c’era una mamma con un bambino. Aveva chiamato lei l’ambulanza. E’ da quel momento che si è messa in moto una catena di solidarietà per aiutare Fabienne non solo a curarsi ma anche a ritrovare un cammino.

Fabienne è di origine francese, ha 62 anni. Ha raccontato di essere stata sposata e di aver perso il marito. Difficile capire da quanto tempo. Vivevano a San Donato Milanese prima che lui morisse. Non aveva documenti e questo ha reso più complicato aiutarla. Un passo dopo l’altro la sua storia è diventata una storia di tutti. I volontari della Croce Rossa e la Caritas l’hanno seguita in ospedale, le hanno portato biancheria pulita. Il piede è stato curato, sarebbero bastati un paio di giorni di ricovero, ma Fabienne è rimasta in ospedale, a Medicina 19 del San Matteo, una decina di giorni. L’assistente sociale del Policlinico ha iniziato le ricerche per affiancare al nome e al cognome di questa donna una famiglia, qualcuno che potesse aiutarla. La ferita al piede non era pericolosa, ma andava medicata e tenuta pulita. Impossibile tutto ciò se lasciata in strada. «L’ospedale avrebbe potuto dimetterla, ma hanno deciso di aspettare che venisse rintracciata la famiglia – racconta Antonella Politi, volontaria della Croce Rossa che si è presa a cuore la donna – L’assistente sociale del Policlinico è riuscita a trovare la sorella che vive vicino a Lione. E hanno deciso di aspettarla». La sorella è arrivata a Pavia nei giorni scorsi. Fabienne sembrava contenta, ha raccontato il personale dell’ospedale. A volte sembrava non volesse andarsene con nessuno della famiglia, a volte sì. Forse ha rivissuto questo momento, perché sembra che già tempo fa si fosse trovata in questa stessa situazione. Non ha mai raccontato molto di sé in queste settimane. Frammenti.

Ora Fabienne è tornata in Francia con la sorella. Lì farà il percorso di riabilitazione. Quando l’hanno vista partire sembrava serena, ma è difficile dire se resterà in Francia. I volontari della Croce Rossa che, soprattutto la sera, sono davanti al piazzale della Stazione per dare una mano ai clochard l’avevano notata a Pavia verso la fine dello scorso anno. Lei ha raccontato di essere stata spesso nel dormitorio femminile di Voghera. Girava tra Pavia e Genova. Al quarto piano del Dea il lieto fine di questa storia ha strappato un sorriso a chi ha vissuto questa catena di solidarietà. Non sempre è così, non sempre per i senza tetto si riesce ad avere l’assistenza anche dopo le dimissioni dall’ospedale. «Ci capita con più frequenza in inverno – racconta don Dario Crotti, direttore della Caritas di Pavia – L’assistente sociale del San Matteo o qualche infermiera ci chiamano perché ci sono persone che vengono dimesse ma non hanno un posto in cui andare». Come ci si comporta in queste situazioni? «Quando escono dall’ospedale queste persone purtroppo non sempre sono guarite – spiega don Dario Crotti – e il problema per loro è avere un luogo in cui continuare la terapia. Una sera ci era capitato di trovare durante il giro per l’emergenza freddo un senza tetto che era stato dimesso con un taglio al piede e dormiva sulle panchine. Il giro serve anche a questo: ci si attiva, anche con il Comune, per trovare un posto in dormitorio o in una struttura. La Casa del Giovane per esempio ci dà sempre una mano». Non sempre si riesce ad attivare la catena di solidarietà. «Il nostro obiettivo è intensificare la rete che già c’è tra assistenti sociali dell’ospedale e del Comune, Caritas e Croce Rossa – sottolinea don Dario – perché anche a livello sanitario emergono delle fragilità, persone che hanno bisogno di assistenza».

 

Fonte: laprovinciapavese.gelocal.it

(c.p.)