Oltre centro persone, precisamente 114, aiutate in meno di un anno. Ma sono molti di più coloro che, colpiti dalla crisi, versano in situazioni di estrema difficoltà

a sottolinearlo sono Consorzio Bim Piave, Cgil, Cisl, Uil, Confindustria Belluno, Appia, Confartigianato e Confcommercio, che nell’aprile 2013 hanno costituito un fondo di solidarietà, la “Rete di solidarietà bellunese”, a sostegno di chi ha perso l’occupazione e il cui reddito non consente di provvedere alle necessità personali e della famiglia. Il fondo si è avvalso di una base iniziale di 150 mila euro stanziati dal Consorzio Bim Piave. Una cifra che, grazie alle donazioni di imprese e privati, è arrivata a quasi 227 mila euro. In una prima tranche sono state aiutate 69 persone. Poi altre 45. A ognuna sono stati donati 1.500 euro.

«La crisi colpisce in modo trasversale», spiegano Anna Orsini, segretario generale aggiunto Cisl Belluno-Treviso, e Ludovico Bellini, segretario della Cgil. «Tra coloro che si sono rivolti ai nostri Caf, dove sono state raccolte le domande, giovani poco più che ventenni e persone over 50».

Se nella prima fase le richieste erano arrivate in prevalenza da immigrati, nella seconda si tratta di bellunesi: «La situazione è pressante. Abbiamo visto di tutto: c’è chi ha bisogno anche di 40 euro per pagare le bollette. Tanti, inoltre, gli anziani in grande difficoltà. Le reti familiari non sono più in grado di sostenere la crisi da sole».

E, come si diceva, le richieste arrivate sono molte di più di quelle che si sono potute soddisfare. «Ovviamente, si è dovuto stilare un regolamento per selezionare le domande», precisano Orsini, il vice presidente di Confartigianato imprese Dario Cavalet e il segretario del Consorzio Bim Stefano Savaris. «Tra i criteri per godere del beneficio: un Isee sotto un determinato valore, aver perso il lavoro dopo il 2008, essere residenti in provincia. E non aver ricevuto contributi da altri fondi».

«Questa è una delle criticità messe in luce dall’esperienza che abbiamo avviato», sottolinea Maurizio Ranon, direttore Appia. «Per riuscire ad aiutare tutti coloro che sono in difficoltà e non discriminare nessuno, deve esserci un coordinamento tra tutte le realtà che a livello provinciale si occupano di solidarietà e gestiscono dei fondi. Un lavoro di rete che ancora manca».

I promotori della “Rete di solidarietà bellunese” hanno già preso contatti per muoversi in questo senso. «L’obiettivo è creare una banca dati, anche con l’ausilio dei Comuni, in cui inserire l’elenco di chi vive situazioni critiche e ha beneficiato di aiuti. Questo per non lasciare fuori nessuno», evidenziano Orsini e Mario Manfreda, alla guida del Consorzio Bim. E per aiutare chi ha bisogno, il fondo di solidarietà necessita anche di essere rimpinguato. Al momento della chiursa delle domande, ovvero 31 dicembre 2013, nel fondo giacevano soltanto 55 mila euro. Ma le richieste di aiuto continuano ad arrivare. «L’intento è continuare», dice Bellini, «dobbiamo trovare canali, alternativi al solo bonifico, che consentano di alimentare di continuo il fondo. Le donazioni di imprese e dipendenti non bastano».

L’appello va a tutti i bellunesi. «A essere solidali si impara», commenta Manfreda, «e il valore di un territorio si misura anche sulle buone pratiche di solidarietà».

Intanto il Comitato promotore del fondo ha avviato la campagna “Aiutaci ad aggiungere un punto”.

Le donazioni si raccolgono tramite bonifico bancario sul conto IT37D0501812000000000513555

Tutte le info: www.retedisolidarietabellunese.it

 

Fonte: corrierealpi.gelocal.it

(c.p.)