Studenti, anziani e disabili sullo stesso pianerottolo, o quasi, in un edificio di 5 piani e 18 appartamenti. Con diverse aree comuni, tra cui una grande sala, una terrazza e la lavanderia, alcune delle quali accessibili a frequentatori esterni per attività ricreative e sociali

e in più, grazie anche al contributo della domotica, un edificio all’avanguardia in termini di efficienza energetica e riduzione dell’impatto ambientale. Siamo in via Manzoni a Trieste, dove il mese scorso è stato inaugurato uno speciale “ecocondominio”, grazie al finanziamento dell’Asp Itis, Azienda pubblica di servizi alla persona. Ma anche dove non arriva il sostegno delle istituzioni, sono tanti i caseggiati solidali e sostenibili sparsi lungo lo Stivale.

La Piazzetta di Pulicciano è una comunità di famiglie (al momento sono solo due, ma l’obiettivo è quello di aumentare di numero) nata all’inizio dell’anno nella frazione omonima del Comune di Castelfranco di Sopra, in provincia di Arezzo. «Siamo uno dei 30 condomini solidali esistenti in Italia – spiega Stefano Pucci, uno dei membri della comunità – Il nostro obiettivo è quello di vivere secondo i principi della solidarietà, della condivisione e della sostenibilità nei confronti del Pianeta». La Piazzetta comprende spazi autonomi per ciascun nucleo familiare affiancati ad aree comuni da mettere anche a disposizione della comunità.

Una delle iniziative in cantiere, ad esempio, prevede di offrire le cucine del condominio all’associazione Terra Libera Tutti. «In questo modo  cerchiamo di condividere spazi e attrezzature con l’intera comunità, anche in un’ottica di riduzione dell’impatto ambientale – prosegue Pucci – Abbiamo in progetto la realizzazione di impianti per produrre energia rinnovabile e già ora siamo attivi nella raccolta della legna da usare per le esigenze della comunità e nel recupero di derrate alimentari che altrimenti finirebbero nelle pattumiere dei negozi». Oltre a spazi e parte del tempo libero, gli abitanti del condominio solidale di Pulicciano condividono anche le finanze. «Ogni membro della comunità mette in una cassa comune il proprio stipendio, e ogni mese ciascun nucleo familiare preleva quello che prevede di usare per i propri bisogni – conclude Pucci – In questo modo, lavorare diventa uno strumento per la propria realizzazione e non per accumulare denaro».

Interessante anche l’esperimento del progetto “Condominio Solidale – Vicini più vicini” (www.vicinipiuvicini. it), avviato in quattro quartieri della città di Sassarigrazie al finanziamento della Fondazione con il Sud. L’obiettivo è coinvolgere il più ampio numero di cittadini in azioni condivise con finalità di utilità sociale. Questo grazie al condominio come “unità di misura” per sperimentare e favorire nuovi rapporti interpersonali, senza trascurare, ma anzi affiancando e valorizzando le attività già esistenti. «Siamo partiti in quattro quartieri differenti tra loro – spiega Cecilia Sechi, presidente dell’associazione Festina Lente, tra i promotori del progetto – Nella borgata di Caniga, ad esempio, sperimentiamo il condominio orizzontale, perché c’è una rete di strade e non di palazzi. Vogliamo che siano le associazioni a raccogliere le proposte. Poi si definiscono le attività, come la ginnastica di condominio, la badante o l’infermiera di borgata. Le idee sono tante e si basano principalmente sulle iniziative e le proposte dei condomini che, grazie al progetto, intrecciano rapporti oltre il solito saluto».

Dalle relazioni alla qualità abitativa degli edifici, un esempio di elevati standard ambientali a costi non esorbitanti arriva dall’Ecosun Building di Milano. Ideata dall’architetto Gianmaria Baraldi di Arclab, la palazzina si compone di 14 unità abitative, occupate da circa tre anni. Numerosi gli accorgimenti adottati per ridurre l’impatto ambientale dell’edificio, a partire dall’orientamento secondo la direttrice est-ovest o dai terrazzi progettati con speciali linee curve che proteggono le vetrate dai raggi del sole nel periodo estivo e sfruttano al massimo il calore del sole in inverno. Raccordi termoisolanti e speciali mattoni massimizzano a loro volta l’isolamento termico e acustico. «La finitura esterna sfrutta l’effetto lotus, ossia la capacità, osservata appunto nei fiori di loto, di un materiale di mantenersi pulito autonomamente. Utilizza l’acqua piovana per autopulirsi – spiega l’architetto Baraldi – Le coperture ventilate, invece proteggono l’edificio da surriscaldamento estivo e prevengono umidità e muffe». E poi infissi con guarnizioni multiple e tripli vetri, riscaldamento a pavimento e pannelli fotovoltaici. Il risultato è una palazzina in classe di efficienza energetica A+, che consuma ogni anno meno di 1,5 litri di gasolio per metro quadro e produce, nello stesso periodo di tempo, circa 6,5 chilogrammi di CO2 per mq. «Consumi ed emissioni inferiori di circa il 90% rispetto alla maggior parte degli edifici di Milano, che è in classe G».

 

Fonte: lanuovaecologia.it

(c.p.)