Burocrazia e pagamenti a rilento, ogni anno un’odissea. Parlare di tasse è quanto mai impopolare, specie di questi tempi. Ma si può addolcire la pillola pensando che, con il «cinque per mille», siamo in grado di aiutare concretamente l’ente non profit che più ci sta a cuore

D’altro canto, anche quest?anno è stato pubblicato solo in extremis (il 21 marzo) il decreto attuativo dell’Agenzie delle Entrate necessario per formulare in modo corretto la prima delle due domande, che ogni Associazione deve inoltrare via e-mail entro il 31 marzo. E nonostante la possibilità di un mese di proroga (Agenziaentrate.gov.it ), bisogna affrettarsi. Per non correre il rischio reale di venir esclusi dall’elenco degli aventi diritto, lamentano all’unisono gli addetti ai lavori.

Risale al 2006 l’introduzione «a titolo iniziale e sperimentale» della normativa che permette di destinare a enti non profit una quota pari al «cinque per mille» dell’imposta sul reddito delle persone fisiche. Ecco il parere di alcuni diretti interessati. Giacomo Corno è presidente di Crescere Insieme che si occupa di adozioni internazionali: «Devo ammettere che la mia lunga esperienza di aziendalista e, soprattutto, di commercialista, mi ha aiutato non poco. Infatti, la trafila non è delle più semplici poiché l’adempimento è diviso in due tempi: una prima richiesta da presentare in via telematica e una conferma dei requisiti per partecipare alla distribuzione delle somme da notificare, con raccomandata, entro il 30 giugno». Commenta Franco Bomprezzi, presidente Ledha, la Lega per i diritti delle persone con disabilità (che raggruppa oltre 180 associazioni e movimenti in ogni provincia della Lombardia): «Il cinque per mille è lo strumento che consente il coinvolgimento attivo dei contribuenti: i cittadini adottano liberamente una causa e la seguono nei suoi sviluppi. Noi di Ledha siamo convinti sia un modo importante anche per valutare la presa sul territorio, la crescita della coscienza civile sulla disabilità e la tutela delle persone».

Qualche riserva è espressa invece da Giovanna Cavazzoni, presidente Vidas che, con l’assistenza completa e gratuita ai malati terminali, ha cancellato il tabù della parola cancro. «Da subito, la nostra associazione è risultata tra le prime nella classifica del cinque per mille, e questo numero magico ha dato speranza di sopravvivenza a opere sociali in affanno per i propri budget messi in ginocchio dalla crisi. Purtroppo, in ogni magia le luci si possono spegnere di colpo: in realtà il benefico cinque è diventato, silenziosamente, un quattro. Detto ciò, se le nozze non si fanno coi fichi secchi, ben resti almeno quel quattro: è pur sempre un invito a nozze».

Per il presidente della Fondazione Asilo Mariuccia, Camillo de Milato, crocettare il «cinque per mille» per il non profit garantisce al contribuente-cittadino «una sfera di sovranità» per decidere a chi consegnare parte delle sue risorse: «La nostra onlus ha ottenuto, sia pur con tempi non sempre adeguati, le somme che i cittadini volevano donare. Questo contributo ha finanziato progetti in ambito educativo, ludico-ricreativo e di sostegno ai minori ospiti e alle mamme con bambini, accolti presso le varie realtà dell’Ente».

Conclusioni: il «cinque per mille» è utile, ma la burocrazia è micidiale. Peggio: non di rado i soldi arrivano tardi per mancanza di fondi da parte della Ragioneria dello Stato. Ma vogliamo essere ottimisti: magari il 2014 porterà la promessa «velocizzazione»

 

Fonte: archiviostorico.corriere.it

(c.p.)