Colpa dei testi sbagliati negli sms. Migliaia di euro sono finiti nelle casse dell’Unicef, altri erano indirizzati a una iniziativa del Wwf. Che però ha scoperto lo sbaglio

Due milioni di sterline, ovvero 2,4 milioni circa di euro, raccolti in soli due giorni con una media di 800mila messaggini ogni 24 ore, e questo solo la settimana scorsa, quando la campagna #nomakeupselfie, partita dalla Gran Bretagna, è divenuta virale in tutto il mondo. Ma oggi le donazioni per finanziare la ricerca contro il cancro e il tag fotografico dell’autoscatto femminile acqua e sapone per perorare la causa sono finiti sotto i riflettori per un altro motivo: parte delle donazioni fatte da privati infatti, sarebbero finite per errore nelle casse sbagliate.

#nomakeupselfie, dalle foto agli sms

La campagna dei selfie – autoscatti da pubblicare sui social network – senza trucco è iniziata martedì scorso: forse dall’idea di un’attrice britannica, Laura Lippman, in supporto alla ormai ottantenne Kim Novak, criticata per i suoi ritocchi e per calcare ancora i set televisivi, nonostante l’età. Ma presto il #nomakeupselfie è diventato qualcos’altro: uno scatto orgoglioso e onesto, di donne acqua e sapone appena alzate dal letto, la cui moda ha colpito anche l’Italia. L’obiettivo: aiutare la ricerca sul cancro, a partire dalla Gran Bretagna, dove il progetto ha avuto una viralità insperata. Accortosi del tam tam mediatico, il Cruk (Cancer Research UK) ha aperto tra le varie modalità di donazione un numero cui inviare sms e donare 3 sterline per supportare la campagna chiamata, ovviamente, #nomakeupselfie. Chi tra gli inglesi vuole dare il suo contributo deve mandare un sms al numero 70099 scrivendo nel testo “BEAT”, vinciamo dunque il cancro.

Quando un «beat» diventa un «bear»

E proprio da questa parola partono i primi problemi e gli errori. Molti infatti, avendo letto il messaggio «Donate to…» (dona a…) su internet, hanno scritto semplicemente la parola «DONATE», appunto. Altri invece, complice forse la funzione di completamento automatico del testo, o forse per un errore di battitura, invece che «BEAT» hanno battuto «BEAR», orso. In entrambi i casi però, invece che venire contati ugualmente come fondi destinati alla lotta contro il cancro, i soldi sono finiti nelle casse di altre campagne attive al momento, che si appoggiano allo stesso numero di cellulare (e gestiti dunque dalla stessa società telefonica). Nel caso del «DONATE», i fondi sono arrivati all’Unicef: la dicitura «DONATE to 70099» è infatti storicamente utilizzata in Gran Bretagna proprio dall’ente che protegge i più piccoli in tutto il mondo. Secondo i dati raccolti dalla Bbc, la sede Unicef inglese avrebbe ricondotto alla digitazione errata almeno 18mila sterline in poche ore (oltre 21mila euro). Altro discorso invece per una campagna del Wwf a protezione degli orsi bianchi: chi infatti ha digitato «BEAR» al posto di «BEAT» pare non abbia realmente donato soldi per questi animali, perché il Wwf in genere usa il metodo della conferma telefonica tramite operatore per autorizzare le donazioni. E infatti il Wwf ha poi ufficialmente diffuso un comunicato, precisando di non aver ricevuto alcun introito economico da coloro che hanno spedito i messaggi per la campagna NOmakeupselfie. «Non è avvenuto nessuno scambio di denaro, ogni messaggio spedito a noi al posto del Cancer Research (UK) non si trasformerà in donazioni per il WWF o a favore dell’orso polare, poiché il WWF lo rileva attraverso i propri operatori che richiamano i potenziali donatori – ha detto Kerry Blackstock, direttore Raccolta Fondi del Wwf britannico- . Quando abbiamo capito che stava montando l’interesse verso una campagna che non ci apparteneva ci siamo assicurati che venisse rispedito al mittente un messaggio automatico che spiegasse l’errore di invio. Auguriamo al Cancer Research dell’UK il maggior successo possibile per la sua Campagna». Per risolvere invece il problema delle donazioni errate arrivate all’Unicef, la Cancer Research UK e il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia si stanno ora accordando per la restituzione delle somme arrivate al secondo ente per errore.

 

Fonte: www.corriere.it

(c.p.)