FRANCESCO BETTELLA IN PISCINA Francesco Bettella racconta la sua esperienza di atleta paralimpico ai bambini di una scuola primaria, il progetto finalizzato alla raccolta di fondi da devolvere all’UILDM di Padova

Spesso le scuole organizzano attività educative a sfondo inclusivo che prevedono diverse forme di sensibilizzazione nei confronti delle varie situazioni di difficoltà che si possono incontrare. Non di rado tali attività sono accompagnate da gesti di incontro, di solidarietà e da raccolte di fondi da destinare alle associazioni che si occupano di disagio, prevenzione, sostegno ai Paesi in via di sviluppo, disabilità ecc.

Quest’anno, nella scuola primaria di S. Biagio, frazione del comune di Teolo (PD), un progetto di questo tipo ha visto susseguirsi al suo interno numerose attività centrate sul binomio diversità ed uguaglianza ed un’offerta solidale da destinare all’UILDM di Padova.

Tra gli interventi realizzati, particolarmente significativa è stata la presenza di Francesco Bettella, atleta paralimpico che ha raccontato la sua esperienza di vita e di successo sportivo. I bambini hanno accolto la sua testimonianza con grande entusiasmo e partecipazione, realizzando un apprendimento concreto e molto significativo sul piano dell’inclusione, rispetto alle differenze, alle uguaglianze, alle modalità di esistenza. Di tale testimonianza, grazie all’autorizzazione del giovane atleta, riportiamo une breve sintesi, per sottolineare che la tenacia, la perseveranza e l’impegno possono realizzare grandi sogni, anche in situazioni di difficoltà.

Ho iniziato a nuotare a tre anni, mi sono allenato a lungo ed ho continuato a fare corsi di nuoto per molto tempo. A 13 anni, avendo notato che ero un po’ più lento degli altri, non volevo andare più, volevo smettere. Poi però ho pensato che potevo allenarmi con ragazzi con i miei stessi problemi e così ho ricominciato ad allenarmi. Con il tempo ho capito che potevo raggiungere buoni risultati e quattro anni fa sono stato convocato in nazionale ed ho partecipato ai campionati europei. Poi sono seguiti i campionatimondiali ed ho ottenuto la medaglia di bronzo, di nuovo un bronzo agli europei ed alle paralimpiadisono arrivato quinto”.

Qualcuno chiede: “come si da a diventare un campione?” “Dev’esserci una base di talento ma deve anche piacere, perché c’è davvero molto allenamento e sacrificio, occorre molta concentrazione”. Francesco continua  a rispondere ad ogni domanda, anche su altri sport,  con pazienza e partecipazione e, incalzato dalla curiosità dei bambini, spiega con naturalezza anche aspetti tecnici del nuoto per chi ha una disabilità fisica. “Le difficoltà fisiche impediscono di fare sport?” “Sì e no, ci vuole davvero tanto impegno ma questo aiuta molto, anche a superare i problemi. Per esempio, io ho fatto le trasferte senza i miei genitori e questo mi ha aiutato ad essere indipendente. Adesso vado in giro solo con il mio allenatore”.

Un bambino chiede: “ti piacerebbe essere normale?” “A volte mi piacerebbe poter camminare e fare quello che fanno tante altre persone. Però poi penso che se non fossi stato come sono non avrei potuto partecipare alle paralimpiadi”.

Alla fine dell’incontro, Francesco regala ad un bambino con disabilità una delle cuffie usate nelle paralimpiadi. E il sogno continua.

 

Fonte: disabili.com

(s.i./c.p.)