Sembrano pochi, invece un indice di efficienza di raccolta fondi di 0,19 è un ottimo risultato. Come è un successo indirizzare l’83% delle risorse alla mission di un’organizzazione, e solo il 17% a struttura e altre spese. I “virtuosi” sono i soci dell’Istituto italiano della donazione

Efficienza, chimera irraggiungibile o realtà a portata di mano? Probabilmente nessuna delle due: utilizzare in modo razionale e senza sprechi le risorse che arrivano alle organizzazioni non profit è sicuramente un obiettivo a cui tendere, ma in momenti di crisi come questo non è facile da raggiungere. Conforta quindi sapere che qualcuno ci è riuscito, come è stato testimoniato a Milano all’annuale Conferenza Nazionale della Donazione dell’Istituto Italiano della Donazione (IID) dal titolo “Come il Non Profit può contribuire alla crescita”, occasione nella quale è stata presentata l’indagine Indici di efficienza degli Associati IID (2a edizione, riferita agli anni 2009, 2010 e 2011) realizzata dall’Osservatorio di sostegno al Non Profit sociale dell’IID.

Ebbene, dalla ricerca emerge che le 55 organizzazioni esaminate (tutte socie dell’Istituto) centrano in pieno l’obiettivo efficienza, visto che ben l’83% delle spese sono per la missione (oneri istituzionali o tipici), l’11% per la struttura (oneri di supporto), e il 6% per la promozione e la raccolta fondi. Un risultato oltretutto che migliora (prima “solo” il 79% andava alla mission) rispetto alla precedente rilevazione relativa al triennio 2006-2007-2008, e che si accompagna a un altro dato significativo, quello dell’efficienza della raccolta fondi, il cui indice è pari a 0,19: in media sono dunque necessari 19 centesimi per raccogliere un euro.

“Dall’indagine IID ‘I Donatori italiani e il Terzo Settore’, realizzata in collaborazione con GfK Eurisko nel maggio 2011 sappiamo che i donatori ritengono accettabile un rapporto 70% – 30% tra oneri per la missione e altri oneri”, spiega Franco Vannini, coordinatore Comitato Associati IID e curatore dell’indagine. Un valore che viene ampiamente superato dalle associazioni considerate. Ma l’analisi IID aveva anche un altro obiettivo: “In seconda battuta”, continua Vannini, “è nostra intenzione evidenziare che segmentando il campione secondo diversi criteri (tipo di attività, dimensione economica, fonti di finanziamento, presenza di volontari, livello organizzativo) questi indici variano sensibilmente, quindi gli eventuali benchmark ad essi relativi devono essere opportunamente identificati”.

Non tutte le organizzazioni raggiungono infatti lo stesso livello di efficienza e per motivi diversi. Chi può contare su finanziamenti dal pubblico, per esempio, dedica maggiori oneri per la missione (88,3%) e dichiara ridotti costi di raccolta fondi (2,5%), mentre chi non ha una specifica prevalenza tra le fonti ha costi di struttura rilevanti (14,3%). Si rivela poi molto ardua la raccolta fondi per le associazioni che lottano contro l’emarginazione sociale (che necessitano di 34 centesimi per ottenere un euro), si evidenziano maggiori costi per raccolta fondi e struttura da parte delle realtà che si occupano di ricerca (26%) ed emerge un basso investimento in raccolta fondi da parte delle ong (5,2%). Nell’analisi per dimensione delle entrate primeggiano i maggiori costi di struttura (15,5%) per le organizzazioni di dimensione più modesta (< 1 milione di euro) e risulta lampante la capacità di fare economia di scala delle associazioni  più grandi (>5 milioni di euro), le quali riescono così a contenere le spese di struttura (8,6%).

“I risultati dell’indagine mi hanno fatto molto piacere perché evidenziano le ottime performance dei Soci IID, soprattutto per quanto riguarda i contenuti costi di struttura” sottolinea Edoardo Patriarca, Presidente IID. “Siamo un’associazione che grazie a verifiche annuali assicura che l’operato delle organizzazioni non profit sia in linea con standard riconosciuti a livello internazionale e risponda a criteri di trasparenza, credibilità ed onestà. Il marchio IID conferma che l’organizzazione socia mette al centro del proprio agire questi valori”.

Fonte: vita.it

(r.b./c.p.)