Charity in picchiata. il terzo settore cerca alternative. Le donazioni, in frenata nel 2011 e nella prima parte del 2012, affrontano un punto di svolta. La crisi economica ha dato un duro colpo all’attuale modello di sostentamento delle organizzazioni non profit, evidenziando come sia probabilmente ormai decaduto lo schema incentrato sulla benevolenza spontanea, e come sia necessario immaginare altre strade per finanziare le attività sociali

I dati parlano chiaro. Secondo l’analisi sull’andamento della raccolta fondi nel terzo settore dell’Istituto Italiano della Donazione, nel 2011 per il 37% delle organizzazioni non profit (Onp) intervistate (erano il 45% nella rilevazione precedente) i fondi ottenuti da privati (persone fisiche e aziende) sono diminuiti; nel 39% dei casi sono rimasti sostanzialmente invariati, mentre solo il 24% del campione – la metà rispetto al 2010 – ha dichiarato di aver conosciuto un aumento del sostegno economico ottenuto su questo fronte. E il 2012 non è iniziato meglio: nel primo semestre infatti le Onp che hanno dichiarato di aver raccolto di più dai privati sono solo il 14%, contro un 39% che ha invece conosciuto un peggioramento delle stesse.

Un andamento che, per quanto concentrato su un campione limitato (180 enti), indica un trend assai pericoloso per il comparto del terzo settore. Da un lato, infatti, questo ha incrementato la sua incidenza sull’economia nazionale, arrivando a contare un numero di soggetti doppio rispetto a dieci anni fa nel censimento Istat appena avviato. Per contro, in base ai dati dell’Osservatorio di Unicredit Foundation, pur essendo arrivato a pesare per almeno un 4,3% del Pil, continua a evidenziare una dipendenza strutturale dalle donazioni. Anzi, questa dipendenza è stata anche amplificata dall’arretramento, tra le fonti di sostegno, della pubblica amministrazione. Questo significa che la frenata delle liberalità imporrà un’accelerazione verso nuovi modelli di fund raising da un lato, e di intervento nell’economia sociale da parte di banche e fondi dall’altro.

Fonte: confinionline.it

(c.p.)