Palazzo Barolo: atrio, Legnanino, appartamenti di Elena Matilde
InGenio Arte Contemporanea

A cura di Daniela Rosi e Tea Taramino
In collaborazione con Annalisa Pellino e Beatrice Zanelli di Arteco; Gea Bianco e Elena Menin di Artenne.
Esposizione con assolo, duetti e terzetti. Un percorso, un’indagine sui talenti insoliti che germogliano – con la
forza autonoma e indisciplinata delle malerbe – e che abitano, in aree e piani comunicanti, nelle terre di
mezzo tra “il dentro e il fuori” – o a margine – del mondo dell’arte ufficiale o delle istituzioni totali.
Una costellazione di autori, talvolta insospettabili, che si esprime – negli spazi della fragilità o della
trasgressione – disegnando mondi originali.
Obiettivo della mostra è far conoscere la complessità e la ricchezza degli immaginari, speciali e fuori serie,
che si possono scoprire in tali aree di frontiera, territori pulsanti di energia e ricchi di traffici di senso.
Ambiti ulteriormente mossi dai recenti mutamenti di prospettiva della critica contemporanea e
dall’andirivieni dei protagonisti stessi.
Venti artisti – internazionali, emergenti o sconosciuti – in dialogo attraverso opere, installazioni e video:
Salvatore Accolla, Adolfo Amateis, Antonino Arcidiacono, Giorgio Barbero, Nereo Benedetti, Pietro
Campagnoli, Roberto Celli, Jacopo Dimastrogiovanni, Lina Fiore, Francesco Galli, Gustavo Gamna, Mauro
Gottardo, Gi, Marco Fattuma Mao’, Caterina Marinelli, Alessandro Monfrini, Primo Mazzon, Jhafis Quintero,
Dario Righetti, Aldo Turco.
Si segnalano tra le novità di Fuoriserie – che si caratterizza per il lavoro di ricerca su autori inediti o in ombra –
la presenza di Salvatore Accolla, artista siracusano, una recente scoperta di Daniela Rosi e il torinese Mauro
Gottardo dall’Archivio Mai Visti, segnalato da Bianca Tosatti. Saranno rivelate identità segrete, mostrate
personalità complesse come l’artista Marco Fattuma Maò che – per l’occasione – pubblicherà la testimonianza
storico-artistica di un percorso trentennale, fuori dal circuito dell’arte mainstream, ma pur fortemente
intrecciato con esso, anche a livello internazionale.
Altro obiettivo della mostra è valorizzare il progressivo ampliamento della rete, fra enti e persone, che fa di
Torino un centro pilota. Una rete fatta di collegamenti significativi fra mondi e competenze diverse per lo
sviluppo di buone pratiche legate all’arte relazionale, alla cultura delle differenze, al contrasto della
marginalizzazione e alla cittadinanza attiva. Esempio significativo è la Domus Sanctorum (la cappella dei santi
malandrini) di Jhafis Quintero – artista panamense presentato dal Lao di Verona – che sarà donata all’Opera
Barolo, casa di Giulia di Colbert e Tancredi di Barolo due fra i santi sociali cittadini.
L’allestimento è a cura di Costruire Bellezza* laboratorio di inclusione sociale coordinato da Cristian
Campagnaro / Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico di Torino, Valentina Porcellana /
Dipartimento Scienze dell’Educazione dell’Università degli Studi di Torino. Studenti, artigiani, cittadini – con e
senza dimora -coordinati da Nicolò di Prima / Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico di Torino
hanno condiviso il progetto con l’artista e hanno messo a disposizione competenze ed esperienze per la
progettazione e la realizzazione dell’exhibit. Hanno collaborato per i suoni Ennio Bertrand, docente di Sistemi
Interattivi dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino e per la fotografia Ivo Martin del Servizio Adulti in
Difficoltà / Città di Torino.
Di rilievo le proposte formative per studenti, insegnanti, educatori a cura dell’artista Alessia Panfili di Forme in
bilico: il workshop con Cesare Pietroiusti, Andrea Lanini e Jacopo Seri; il workshop con Jhafis Quintero
progettato con il Lao. Altrettanto formative saranno le esperienze proposte dell’artista Daniela Morante per
riflettere sui problemi dei bambini ospedalizzati e in visita al genitore detenuto.
Tre appuntamenti al cinema – presso il Centro Studi Sereno Regis – organizzati da Vittorio Sclaverani e
Valentina Noya, Associazione Nazionale Museo del Cinema – permetteranno approfondimenti su alcuni fra gli
autori in mostra. Si potrà fare un tuffo nella storia grazie a documenti, rari e preziosi, come i film girati negli
anni ’60 da Gustavo Gamna, psichiatra e artista, per gentile concessione di Raffaella Bortino, Fermata
d’Autobus oppure scoprire visioni originali, di persone e luoghi, del territorio italiano a cura dell’antropologo
Gabriele Mina di Costruttori di Babele e i video di Giordano Viozzi