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giovedì 19 ottobre 2017

Periodo di comporto

Molti contratti di lavoro del pubblico impiego (enti locali, scuola, sanità) prevedono che siano esclusi dal computo dei giorni di assenza per malattia, oltre che i giorni di ricovero ospedaliero o di day-hospital, anche i giorni di assenza dovuti a gravi patologie e per determinate terapie debitamente certificate.

Ciò è consentito esclusivamente in caso di patologie gravi che richiedano terapie salvavita ed altre assimilabili (nel contratto degli enti locali sono citate a titolo esemplificativo l’emodialisi, la chemioterapia, il trattamento riabilitativo per soggetti affetti da AIDS), o terapie temporaneamente e/o parzialmente invalidanti.

Le gravi patologie, e le relative terapie invalidanti, per le quali è prevista la retribuzione intera e la esclusione dal computo dei limiti massimi di assenza per malattia, non sono espressamente specificate dalla legislazione e dalle norme contrattuali.

Inoltre, la gravità della patologia non può essere rimessa alla valutazione discrezionale del Datore di Lavoro, ma deve essere accertata e certificata da un medico della competente Azienda AS.L. (o struttura convenzionata dice il contratto degli enti locali), ma in generale la certificazione è rilasciata da un medico in servizio presso l’azienda AS.L. e molto spesso si tratta del medico legale.

Il Decreto Legislativo 29 aprile 1998, n. 124 che reca “Ridefinizione del sistema di partecipazione al costo delle prestazioni sanitarie e del regime delle esenzioni, a norma dell’articolo 59, comma 50, della L. 27 dicembre 1997, n. 449” e successive modificazioni ed integrazioni, come pure i Decreti del Ministero della Sanità n. 329/99 e 279/2001 riguardano le malattie croniche o invalidanti e le malattie rare che danno diritto all’esenzione dalla partecipazione per le prestazioni di assistenza sanitaria.

Questa normativa, pertanto, non è applicabile alla valutazione delle patologie gravi e delle relative terapie invalidanti per le quali è prevista la retribuzione intera e la esclusione dal computo dei limiti massimi di assenza per malattia che devono essere valutate di volta in volta, caso per caso, dal medico della Azienda ASL.

Per lo stesso motivo non è di per sé sufficiente essere in possesso della certificazione di handicap anche grave e di invalidità civile anche al 100% con indennità di accompagno.

 

Aziende Private

La Circolare del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali 22 dicembre 2005, n. 40 auspica la possibilità di estensione del periodo di comporto, anche nell’impiego privato, nelle particolari ipotesi di malattie lunghe, caratterizzate dalla necessità di cure post-operatorie, terapie salvavita e di una conseguente gestione flessibile dei tempi di lavoro.

Tali ipotesi particolari di estensione del periodo di comporto si rivelano particolarmente significative con riferimento a lavoratori affetti da malattie oncologiche, che spesso necessitano di un periodo di comporto più ampio rispetto a quello previsto in via ordinaria. Una più estesa diffusione è demandata dunque alla contrattazione collettiva soprattutto con riferimento al rapporto di lavoro privato.

Si consiglia pertanto di verificare attentamente quanto previsto dai contratti di lavoro della categoria di appartenenza.


Ultimo aggiornamento Aggiornata il 16 giugno 2016
 
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