Informa disAbile

domenica 27 settembre 2020

Iscrizione anagrafica e diritto di soggiorno cittadini comunitari

Diritto di ingresso e soggiorno per i cittadini comunitari e i loro familiari : tali diritti sono sanciti dal Decreto Legislativo n. 30/2007, il quale attua la direttiva europea 2004/38/CE.

Tutti i cittadini e le cittadine comunitari/e presenti sul territorio nazionale e i loro familiari (anche non comunitari, purché titolari del diritto di soggiorno ) godono dello stesso trattamento normativo previsto per i cittadini italiani. Cosa si intende per “familiare” di cittadino comunitario avente diritto all’ingresso e al soggiorno in Italia:

• il coniuge;

• il partner che abbia contratto un’unione registrata in base alla legislazione di uno Stato Membro equiparata dalla legge italiana ad un matrimonio;in Italia, non essendo riconosciuta la convivenza né tra coppie eterosessuali né tra coppie gay/lesbiche, la tendenza è quella di non applicare la normativa. Tuttavia, il 13/02/14, il tribunale di Reggio Emilia, ha emesso una sentenza che non riconosce il matrimonio gay, contratto da un cittadino uruguayano e un cittadino italiano in Spagna, ma la convivenza regolare nel nostro paese con permesso di soggiorno per il coniuge straniero non comunitario. Nessun ricongiungimento familiare per i coniugi poiché in Italia il matrimonio gay non è riconosciuto. Gli avvocati, per convincere il giudice, hanno fatto riferimento alla sentenza 1328/11 della Corte di Cassazione che specifica che il termine “coniuge”, citato nell’articolo 2 del decreto legislativo n. 30/2007 sui comunitari, debba essere interpretato alla luce dell’ordinamento straniero in cui il matrimonio è stato stipulato. Da qui la decisione del tribunale di Reggio Emilia a considerare quale familiare il cittadino straniero coniugato con il cittadino italiano in Spagna. Altro riferimento normativo è la sentenza della Corte Costituzionale n. 138/2010 che riconosce “il diritto fondamentale di vivere liberamente una situazione di coppia all’unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso”;

• i figli del cittadino comunitario o del coniuge (o del partner) di età inferiore a 21 anni o che abbiano più di 21 anni ma siano a carico dei familiari.

• gli ascendenti diretti a carico del cittadino comunitario o del coniuge (o del partner).

L’ingresso degli altri familiari non rientranti nelle categorie suddette, ma comunque a carico o conviventi con il cittadino comunitario nel paese di provenienza oppure del partner con cui il cittadino comunitario possa dimostrare una relazione stabile attraverso una certificazione rilasciata dallo Stato d’appartenenza, deve essere agevolato.

L’ingresso nel territorio nazionale

Il cittadino comunitario e i familiari comunitari, al fine del loro ingresso, devono essere in possesso di un documento d’identità valido per l’espatrio. I familiari

non comunitari devono invece devono possedere sia un passaporto in corso di validità, sia un visto di ingresso nei casi in cui sia richiesto che deve essere rilasciato dall’autorità consolare italiana avente sede nel paese di origine, gratuito e con priorità.

Soggiorno inferiore a tre mesi

Per soggiorni inferiori a tre mesi non sono previste e condizioni o formalità: è

sufficiente che i cittadini dell’Unione Europea ed i familiari comunitari siano

in possesso del documento di identità valido per l’espatrio. Questo vale anche per i familiari non comunitari che devono avere, qualora richiesto, anche il visto di ingresso.

Soggiorno superiore a tre mesi

Il diritto di soggiorno per un periodo superiore a tre mesi è riconosciuto solo al:

• Lavoratore subordinato o autonomo (la condizione di lavoratore dovrà essere comprovata con idonea documentazione)

• Studente iscritto presso un istituto pubblico o riconosciuto dallo Stato, per la frequenza di un corso di studi o di formazione professionale, che disponga di risorse economiche sufficienti per se stesso e per i propri familiari e sia in possesso di un’assicurazione sanitaria.

• Cittadino comunitario che disponga di risorse economiche sufficienti per se stesso e per i propri familiari e sia in possesso di un’assicurazione sanitaria (residenza elettiva).

Per la quantificazione delle risorse sufficienti si utilizza il parametro dell’importo dell’assegno sociale, che consiste in euro 5.830 per il 2015, tenendo anche conto del numero delle persone conviventi con il cittadino comunitario (aumenta in proporzione al numero delle persone).

Il diritto di soggiorno è, in questi casi, riconosciuto anche ai familiari che abbiano raggiunto il cittadino comunitario in Italia.

Non perde il diritto di soggiorno il lavoratore comunitario che:

• subisca un infortunio o una malattia che lo renda inabile al lavoro;

• si trovi in stato di disoccupazione dopo aver lavorato per oltre un anno in Italia, e risulti iscritto al Centro per l’Impiego e si sia reso disponibile ad un eventuale assunzione

• dopo aver lavorato con contratto di lavoro di durata determinata inferiore ad un anno risulti disoccupato e iscritto al Centro per l’Impiego;

• segua un corso di formazione professionale

La competenza dei ricorsi avversi ai provvedimenti di rifiuto o revoca del diritto di soggiorno dei cittadini comunitari spetta al Tribunale civile avente sede nel luogo di dimora del ricorrente.

Formalità amministrative da espletare al comune di residenza:

Al cittadino comunitario che soggiorni in Italia per un periodo superiore ai tre mesi si applicano le norme sul regolamento anagrafico della popolazione residente, a parità dei cittadini italiani.

Iscrizione anagrafica:

Per un soggiorno superiore a tre mesi, il cittadino comunitario è tenuto a richiedere l’iscrizione anagrafica presso il comune di dimora, presentando la documentazione attestante:

• l’attività lavorativa subordinata o autonoma (nel caso di cittadino comunitario lavoratore)

• l’iscrizione presso una scuola pubblica o privata paritaria (nel caso di cittadino comunitario studente);

• risorse economiche sufficienti al sostentamento proprio e dei propri familiari (es. buste paghe, estratti conti bancari, rendite);

• la copertura sanitaria (per i lavoratori l’iscrizione gratuita al Servizio Sanitario Nazionale, per le altre due categorie assicurazione sanitaria o iscrizione non gratuita al Servizio Sanitario Nazionale)

Importante:

La dimostrazione relativa al possesso delle risorse economiche sufficienti può, inoltre, essere fornita attraverso una dichiarazione sostitutiva di certificazione o dall’atto di notorietà ai sensi degli artt. 46 e 47 del D.P.R. n. 445/2000.

Iscrizione anagrafica per i familiari dei cittadini comunitari per soggiorno superiore a tre mesi:

Anche i familiari di cittadini comunitari che intendano fermarsi per un periodo superiore ai tre mesi sul territorio nazionale devono espletare le pratiche presso l’Anagrafe. I documenti da presentare sono i seguenti:

• passaporto o documento di identità validi, nonché il visto di ingresso quando richiesto nel caso di familiari non comunitari; nel caso di iscrizione anagrafica di cittadini comunitari occorre presentare prima la richiesta di rilascio della Carta di soggiorno per parentela con cittadini comunitari alla Questura competente e solo dopo aver ottenuto il titolo di soggiorno essi possono procedere alla richiesta di iscrizione anagrafica. E’ possibile presentare l’istanza di iscrizione anagrafica con la ricevuta della richiesta di carta di soggiorno rilasciata dalla Questura ma, in ogni caso, la pratica verrà perfezionata solo al momento del rilascio del titolo di soggiorno.

• la documentazione attestante la parentela e la situazione di familiare a carico (riguardo a quest’ultima situazione è ammessa la dichiarazione sostitutiva);

Rilascio della ricevuta di iscrizione anagrafica:

Il Comune deve rilasciare immediatamente un’attestazione che contenga l’indicazione del nome del richiedente e del luogo di dimora. Le richieste di

iscrizioni anagrafiche presentate dai familiari non comunitari sono trasmesse a cura degli uffici comunali alla Questura competente per territorio.

Pratiche amministrative da espletare in Questura:

Solo i familiari cittadini non comunitari di un cittadino dell’Unione Europea sono tenuti a recarsi alla Questura competente per territorio di residenza per richiedere la “Carta di soggiorno di familiare di un cittadino dell’Unione”. Tale titolo di soggiorno ha la validità di cinque anni. Alla scadenza verrà rilasciato il “Permesso di soggiorno CE per i soggiornanti di lungo periodo” a scadenza indeterminata (da aggiornare nei casi previsti esempio rinnovo passaporto, cambio di cognome, inserimento di figli minori di anni quattordici ecc.).Con la carta di soggiorno di validità di cinque anni il cittadino potrà assentarsi per un massimo di sei mesi all’anno, salvo casi particolari quali l’assolvimento del servizio militare, per motivi rilevanti e documentabili quali ad esempio malattie, gravidanze, trasferte per motivi lavorativi per i quali ci si può assentare per dodici mesi consecutivi.

All’atto della richiesta della carta di soggiorno per motivi familiari, il cittadino non comunitario dovrà presentare:

• passaporto o documento equivalente con il visto di ingresso ove richiesto;

• la documentazione attestante la parentela e la situazione di familiare a carico;

• l’attestazione della richiesta d’iscrizione anagrafica presentata dal cittadino comunitario

Conservazione del diritto di soggiorno dei familiari

Il diritto di soggiorno acquisito dal familiare si conserva nel caso di partenza del cittadino comunitario, di decesso o di scioglimento del matrimonio solo nel caso sussistano determinate condizioni:

Cittadini comunitari:

In tutti i casi i familiari comunitari possono continuare a soggiornare in Italia purché abbiano acquisito il diritto di soggiorno permanente oppure abbiano un lavoro o siano iscritti ad un corso di studio.

Cittadini non comunitari

In caso di decesso del familiare comunitario, il cittadino non comunitario può rimanere sul territorio italiano solo se vi ha soggiornato per almeno un anno prima del decesso e, in ogni modo, solo a patto abbia acquisito il diritto di soggiorno permanente (ha soggiornato per cinque anni continuativi sul territorio nazionale), a meno che disponga di risorse economiche sufficienti al sostentamento derivanti

anche da attività lavorativa e di una copertura sanitaria. Solo se si tratta di figli o del genitore che ne ha l’affidamento, indipendentemente dalla loro cittadinanza, nel caso i figli seguano un corso di studio possono rimanere fino al termine del percorso di formazione o studio. In caso di divorzio o annullamento del matrimonio rimane il diritto di soggiorno per il coniuge non comunitario solo nel caso di acquisizione del diritto al soggiorno permanente, ovvero nei seguenti casi:

il matrimonio sia durato almeno tre anni, ed i coniugi abbiano risieduto almeno un anno sul territorio italiano;

il coniuge straniero non comunitario abbia ottenuto l’affidamento dei figli o beneficia nei loro confronti di un diritto di visita;

il familiare sia coinvolto quale parte lesa in un procedimento penale per reati commessi all’interno dell’ambito familiare.

Diritto di soggiorno permanente per i cittadini comunitari:

Il cittadino dell’Unione Europea che abbia soggiornato in via continuativa per cinque anni nel territorio nazionale acquisisce il diritto di soggiorno permanente.

Il cittadino che abbia maturato le condizioni di acquisizione del diritto di soggiorno permanente deve presentare una richiesta, producendo idonea documentazione, che comprovi i requisiti richiesti presso gli uffici del Comune di residenza. Il Comune deve rilasciargli, entro 30 giorni, un attestato che certifichi la condizione di titolarità del diritto di soggiorno permanente che può essere sostituito anche da una istruzione contenuta nel microchip della carta di identità elettronica.

Pur non avendo soggiornato per cinque anni sul territorio nazionale, il diritto di soggiorno permanente spetta :

• al cittadino comunitario presente in Italia da almeno tre anni e che nell’ultimo anno abbia esercitato un’attività lavorativa;

• al cittadino comunitario che, dopo aver cessato l’attività lavorativa, abbia raggiunto l’età per percepire la pensione di vecchiaia o il pensionamento anticipato, sempre che abbia soggiornato in Italia da almeno tre anni e nell’ultimo anno abbia esercitato un’attività lavorativa;

• al cittadino comunitario, soggiornante da oltre due anni che, a causa di una sopravvenuta incapacità lavorativa permanente, abbia cessato di esercitare l’attività professionale.

• Nel caso di infortunio o di malattia professionale, relativi al lavoro svolto in precedenza al riconoscimento della incapacità, il cittadino comunitario percepisca una rendita erogata da un’istituzione statale.

• al lavoratore comunitario che, dopo aver soggiornato e lavorato per oltre tre anni nel territorio nazionale, lavori in un altro paese dell’Unione Europea, pur continuando a risiedere nel territorio nazionale.

Il diritto di soggiorno permanente viene meno, in ogni caso, per assenze di oltre due anni consecutivi dal territorio nazionale.

Diritto di soggiorno permanente dei familiari :

Lo stesso diritto di soggiorno permanente è riconosciuto ai familiari, indipendentemente dalla loro cittadinanza, che hanno soggiornato sul territorio

per lo stesso periodo richiesto dalla legge nazionale (5, 3 o 2 anni) unitamente al cittadino dell’Unione.

Se il lavoratore comunitario muore prima di aver acquisito il diritto di soggiorno permanente, i familiari possono comunque acquisire il medesimo diritto solo

se il familiare deceduto soggiornava in Italia da almeno due anni; oppure se il decesso è stato causato da un infortunio o da una malattia professionale

connessa all’esercizio dell’attività lavorativa; oppure se il coniuge a seguito del matrimonio con il cittadino dell’Unione Europea abbia acquisito la cittadinanza italiana.

L’allontanamento dal territorio nazionale

L’ingresso e il soggiorno del cittadino comunitario e dei familiari può essere limitato da parte dello Stato italiano solo per motivi di ordine pubblico o di pubblica sicurezza, e deve tener conto della durata del soggiorno.


Ultimo aggiornamento Aggiornata il 26 Settembre 2019
 
Torna su