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domenica 18 agosto 2019

Diritto all’istruzione

La Legge 118 del 30 marzo 1971 riconosce per la prima volta il diritto all’istruzione nella scuola e dispone provvedimenti per assicurarne la frequenza (art. 28).
Per i mutilati ed invalidi civili che frequentano la scuola dell’obbligo o i corsi di addestramento professionale finanziati dallo Stato, si prevede il trasporto gratuito, l’eliminazione delle barriere architettoniche nelle sedi e l’assistenza durante gli orari scolastici per i casi più gravi.

Si precisa inoltre che: “l’istruzione dell’obbligo deve avvenire nelle classi normali della scuola pubblica, salvo i casi in cui i soggetti siano affetti da gravi deficienze intellettive e da menomazioni fisiche di tale gravità da impedire o rendere difficoltoso l’apprendimento nelle predette classi normali” (art. 28, comma 2). Inoltre, sarà facilitata la frequenza delle scuole medie superiori e delle università, istituzioni prescolastiche e doposcuola.

La L.118/71 purtroppo non abroga le norme precedenti sulle classi differenziali e sulle scuole speciali e consente la possibilità di istituire classi normali distaccate presso istituti o centri di riabilitazione. Dal 1975 le circolari ministeriali cominciano a fornire indicazioni sempre più precise sull’inserimento dei “portatori di handicap” nelle scuole comuni.

La 227/75 prevede il raggruppamento di scuole materne, elementari e medie specificatamente attrezzate per attivare esperienze di inserimento, indipendentemente dalla tipologia della minorazione. Nello stesso anno viene emanato il D.P.R. n.970 del 31/10/75 che introduce gli organi collegiali nelle scuole speciali e detta le prime norme per il conseguimento del titolo di specializzazione per “l’insegnamento agli alunni handicappati”.

Finalmente, nella L. 517 del 4 agosto 1977 si delinea un quadro preciso per la scuola elementare e la media inferiore: l’art. 2 stabilisce che “la scuola attua forme di integrazione a favore di alunni portatori di handicap cui devono essere assicurati la necessaria integrazione specialistica, il servizio socio psicopedagogico e forme particolari di sostegno”. L’art. 7 dispone l’abrogazione delle classi differenziali nella scuola media. Inoltre, l’art. 10 stabilisce l’istruzione obbligatoria per i sordomuti nelle classi normali con adeguato supporto ed indica criteri per l’utilizzazione degli insegnanti di sostegno.

A differenza delle disposizioni precedenti, non parla più di “inserimento”, ma introduce il termine “integrazione” e fa riferimento a tutte le categorie di handicap, senza distinzione.

Successivamente alla L. 517, nel 1979 viene emanata la C.M. 199 che anticipa diverse disposizioni della L.104:

  • la presenza dell’insegnante di sostegno ogni 4 alunni con handicap
  • la non utilizzazione di insegnanti senza titolo di specializzazione (anche se nella realtà difficilmente ciò si realizza)
  • la piena partecipazione dell’insegnante di sostegno a tutte le attività connesse alla programmazione didattica
  • la corresponsabilità di tutta la comunità scolastica nel processo di integrazione
  • la necessità di disporre di adeguata documentazione attestante lo stato di handicap prodotta da personale competente.

La C.M. 199 evidenzia l’esigenza della collaborazione tra scuola e servizi del territorio (sanità, EELL, distretto, gruppo di lavoro del Provveditorato).

Successivamente, il DM 26/8/81 prevede la possibilità  per gli alunni disabili di sostenere l’esame di licenza media con prove differenziate.

Per quanto riguarda la scuola superiore la C.M. 129/82 prende atto di alcune problematiche riguardanti la rimozione delle barriere architettoniche e la possibilità di attuare forme di comunicazione orale e scritta più idonee al portatore di handicap fisico e o sensoriale. Anche gli esami di maturità per tali alunni possono prevedere modalità differenziate o prove equipollenti.

La L. quadro 104/92 costituisce una tappa fondamentale nell’evoluzione della normativa in materia di Diritto allo studio dei disabili. Garantisce l’inserimento in asilo nido di bambini disabili da 0 a 3 anni ed il proseguimento degli studi anche fino all’università con i necessari supporti educativi ed assistenziali.

L’art.10 dedicato a persone in situazione di handicap molto grave assicura loro il diritto allo studio anche se inseriti presso comunità o centri socio-riabilitativi indicando le modalità e gli strumenti che rendono operativa l’integrazione. In particolare, viene dato molto risalto all’urgenza di accordi di programma tra enti territoriali per garantire la necessaria collaborazione alla stesura delle documentazioni utili all’identificazione, segnalazione e certificazione della situazione di handicap: “All’individuazione dell’alunno in situazione di handicap provvede lo specialista, su segnalazione dei Servizi di base o delle famiglie mediante diagnosi funzionale ossia la descrizione analitica delle compromissioni funzionali dello stato psicofisico dell’alunno in situazione di handicap. Alla sua stesura provvede l’unità multidisciplinare composta dai vari specialisti per la compilazione del profilo dinamico funzionale (P.D.F.)

Il P.D.F. indica “il prevedibile livello di sviluppo che l’alunno in situazione di handicap dimostra di possedere nei tempi brevi e medi..”; viene redatto dal referente del caso e dagli insegnanti dell’alunno con la collaborazione dei familiari; l’alunno è descritto analiticamente rispetto ai parametri di sviluppo e nell’ottica della definizione dei possibili futuri obiettivi.

E’ un atto collegiale da compilare nel primo anno di frequenza scolastica di un alunno in situazione di handicap ed aggiornare almeno ad ogni cambio di scuola. Un altro documento importante è il Piano Educativo Individualizzato (P.E.I.) nel quale vengono descritti gli “interventi integrati ed equilibrati fra di loro, predisposti per l’alunno nella scuola e/o fuori in un determinato periodo di tempo”.

Infine, gli “Accordi di Programma” sono uno strumento giuridico per la “definizione ed attuazione di programmi di intervento che richiedono l’azione integrata e coordinata della scuola, Comuni o loro consorzi, Provincia, ASL. Sono finalizzati alla programmazione coordinata delle attività formative, socio-assistenziali, culturali da realizzare nei vari ordini di scuola e nella Formazione professionale; sono atti vincolanti per le parti stipulanti che sono pertanto obbligate a rispettare gli impegni assunti”.

Nell’ambito delle circolari e dei decreti ministeriali grande risalto viene conferito ai Gruppi di Lavoro, organismi di supporto organizzativo-tecnico-metodologico per la realizzazione degli interventi in materia di integrazione scolastica.  Si suddividono in GLIP composti dai rappresentanti della scuola, EELL, ASL, Associazioni di territorio.

Presso le singole scuole, inoltre, sono costituiti Gruppi di lavoro che collaborano all’attuazione dei Piani Educativi Individualizzati. Qui assume grande importanza la figura dell’insegnante di sostegno che condivide le responsabilità e gli impegni educativo-didattici-professionali con gli insegnanti delle classi.


Ultimo aggiornamento Aggiornata il 12 Novembre 2018
 
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