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lunedì 23 ottobre 2017

Congedo per cure

I dipendenti pubblici e privati possono usufruire del congedo per cure con le modalità di seguito esplicate.

In sintesi

  • il congedo, che non può superare i trenta giorni l’anno, può essere fruito anche in maniera frazionata;
  • il congedo è accordato dal datore di lavoro a seguito di domanda del dipendente interessato accompagnata dalla richiesta del medico convenzionato con il Servizio sanitario nazionale o appartenente ad una struttura sanitaria pubblica dalla quale risulti la necessità della cura in relazione all’infermità invalidante riconosciuta (art. 7 – comma 2 del D.Lgs 119/2011);
  • la domanda deve essere rivolta al datore di lavoro che retribuisce il congedo secondo il regime economico delle assenze per malattia;
  • l’effettuazione delle cure deve essere documentata.

Sul frazionamento si precisa che la normativa non specifica, come nel caso del congedo straordinario, che il congedo per cure non è frazionabile ad ore, ma si ritiene che, anche per analogia con la malattia, il periodo non sia frazionabile ad ore.
Si sottolinea che, in base alla normativa, assume particolare importanza la certificazione da presentare a corredo della domanda che deve documentare la necessità delle cure in quanto strettamente connesse all’invalidità riconosciuta.

Periodo di comporto
L’art. 7 – comma 3 del D.Lgs n. 119/2011 sancisce che il congedo per cure non rientra nel periodo di comporto. Già in precedenza il Ministero del Lavoro era intervenuto ripetutamente su questo punto chiarendo che il periodo di congedo per cure diverse non è computabile, in quanto “ulteriore”, nel periodo di comporto per malattia individuato dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (Circolare Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali 22 dicembre 2005, n. 40 – Direzione Generale per l’Attività Ispettiva del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, risposta ad interpello della Confartigianato di Prato in data 5 dicembre 2006).

Retribuzione
I giorni di assenza del congedo per cure vengono retribuiti dal datore di lavoro con le regole delle assenze per malattia (art. 7 – comma 3 del D.Lgs n. 119/2011).
Il congedo per cure non è indennizzabile dall’INPS e rimane a carico del datore di lavoro (Direzione Generale per l’Attività Ispettiva del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, risposta ad interpello della Confartigianato di Prato in data 5 dicembre 2006).
L’ interpello n. 10/2013 della direzione generale del Ministero del Lavoro, in risposta ad un quesito posto dal consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro ribadisce che l’indennità per congedo per cure va calcolata secondo il regime economico delle assenze per malattia, esclusivamente per quel che riguarda il computo dell’indennità, la quale comunque continua ad essere sostenuta dal datore di lavoro e non dall’Istituto previdenziale, in linea con l’interpretazione fornita in precedenza con interpello del 5 dicembre 2006.
Inoltre, ai fini della corretta determinazione del trattamento economico corrispondente, appare possibile intendere la fruizione frazionata dei permessi come un solo episodio morboso di carattere continuativo, in quanto connesso alla medesima infermità invalidante riconosciuta, a tal proposito, ricordiamo che ai pubblici dipendenti viene applicata una riduzione del trattamento economico nei primi 10 giorni di assenza per malattia, come previsto dal Decreto Legge n. 112/2008 (decreto Brunetta).

In ogni caso si consiglia di:

  • verificare quanto specificamente previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro di categoria;
  • richiedere consulenza ed eventuale assistenza ad un ente di patronato.

Come richiedere il congedo per cure e a chi rivolgersi per il rilascio della certificazione medica
Il lavoratore deve presentare la domanda di congedo al proprio datore di lavoro allegando:

  • la documentazione attestante l’avvenuto riconoscimento della invalidità civile superiore al 50%;
  • la richiesta del medico convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale o appartenente a una struttura sanitaria pubblica, che attesti la necessità delle cure prescritte in relazione all’infermità invalidante riconosciuta e specifichi il tipo e la durata della cura/terapia. Al proposito si sottolinea che è utile la certificazione rilasciata dai medici di famiglia che sono appunto convenzionati con il S.S.N. e/o da specialisti della struttura sanitaria pubblica.

Si ribadisce che a conclusione del ciclo di cure/terapie il lavoratore deve documentare di aver effettuato le cure prescritte. In caso di lavoratore sottoposto a trattamenti terapeutici continuativi, a giustificazione dell’assenza può essere prodotta anche attestazione cumulativa (art. 7 – comma 3 del D.Lgs n. 119/2011).

Informazioni tratte da Superabile, articolo a cura di Alessandra Torregiani e Giorgia Di Cristofaro


Ultimo aggiornamento Aggiornata il 26 settembre 2017
 
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