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giovedì 2 dicembre 2021
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Il bullismo va curato, non sconfitto

“Credi in te” è il nuovo libro di Stefano Peiretti rivolto alle scuole e ai ragazzi, dedicato ai temi del bullismo e della diversità presentato sabato 16 al Salone del Libro.

Una storia giovane e attuale che dà voce ai bulli e alle vittime, ai genitori e al corpo insegnanti.

Jacopo, il protagonista, è un ragazzo con due mamme che si trasferisce a Torino per sfuggire alle discriminazioni in classe. Anche qui, come in Sicilia, continuano le prese in giro e ben presto la sua presunta diversità diventa motivo di emarginazione da parte di un gruppo di bulli. A causa della sua situazione familiare non tradizionale, lo accusano ingiustamente di essere omosessuale e questo lo rende vittima di uno stigma che lo assilla senza pace.

Il bullismo è un circolo vizioso: le discriminazioni nascono da battute superficiali scambiate tra coetanei che finiscono in un vortice difficile da gestire e arginare. La scuola è uno dei veicoli principali in cui questo pericoloso fenomeno sociale si manifesta, ma non è il luogo dove tutto ha inizio.

Il comportamento prevaricatore e discriminatorio del ragazzo bullo non è caratteristica antropologica dell’essere umano, ma è un’inclinazione che viene alimentata da un contesto scolastico e familiare. I giovani spesso si formano grazie alla visione di idealtipi stereotipati irraggiungibili e dannosi. Competere e primeggiare diventano uno stile di vita e calpestare il prossimo il modo più semplice per raggiungerlo. 

Un altro personaggio, apparentemente marginale, è il docente di lettere che fa autocritica e si rende conto di aver fallito nell’educazione dei ragazzi. Il peso esistenziale del professore accomuna moltissimi docenti che spesso fino all’ultimo, quanto ormai la situazione è già a livelli critici, non problematizzano atti collettivi di scherno.

Proprio perché Fulvio usa spesso le chat per discriminare, lo scrittore ci ricorda quanto sia importante educare all’uso corretto dei social network e della messaggistica istantanea.

Il bullismo va curato e non sconfitto, questo è l’intento dell’Associazione Miky Boys ODV raccontato dalla fondatrice Maria Catambrone, madre di Michele, che nel 2018 si è tolto la vita a seguito di atti di bullismo. L’Associazione si impegna da allora a creare percorsi formativi ed educativi per studenti e docenti di scuole di ogni ordine e grado e i genitori.

La scuola e le famiglie si dovrebbero impegnare a costruire una rete sociale che coinvolga tutti per creare relazioni sane e che insegnino i valori del rispetto e della diversità.

Per InformadisAbile
Gaia Leone, Anna Vento e Fabio Rossignoli


Ultimo aggiornamento Aggiornata il 17 Ottobre 2021
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