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martedì 30 novembre 2021
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La favola di Natale: la terza vita di Alex Zanardi

Alex Zanardi ha fatto ok con il pollice cercando con lo sguardo l’amata moglie Daniela che, insieme al figlio, non l’ha mai lasciato da solo

BARCELONA, SPAIN – SEPTEMBER 30: Former Formula One driver and paracyclist Alex Zanardi poses after finishing IRONMAN Barcelona on September 30, 2017 in Calella, Barcelona province, Spain. (Photo by Alex Caparros/Getty Images for IRONMAN)

Era il 19 giugno quando Alex Zanardi, durante una staffetta di beneficenza, si schiantava con la sua handbike contro un mezzo pesante, riportando un gravissimo trauma cranico, ma rimanendo cosciente, riuscendo addirittura a parlare prima di venir portato via in elicottero. Subito dopo è stato un susseguirsi di notizie, è stato operato, sembra riprendersi, poi di nuovo un problema, una nuova operazione per ridurre l’edema cerebrale, per un totale di cinque interventi, e tre trasferimenti, prima a Siena, poi al San Raffaele di Milano e infine a Padova, al reparto di neurochirurgia. C’è stato un momento in cui tutti noi abbiamo avuto di perderlo, perché Alex ormai fa parte di quei beni nazionali dichiarati patrimonio dell’Unesco, siamo rimasti attaccati alla tv aspettando bollettini ospedalieri o aggiornamenti della famiglia, una foto del figlio Niccolò su Instagram, che ci facesse tirare un sospiro di sollievo, che ci facesse continuare a sperare.

Perché questo piccolo grande uomo con la forza di un gigante ci ha abituati male, ci ha abituati all’impossibile, lui che in Germania nel 2001 in un terribile incidente perde le gambe, amputate di netto dallo scontro, riceve l’estrema unzione dal cappellano del circuito ma nel giro di un anno torna a camminare con le protesi, dichiarando al mondo intero una frase rimasta storica: “Quando mi sono risvegliato senza gambe ho guardato la metà che era rimasta, non la metà che era andata persa”, oppure quando dopo aver vinto l’oro alle parolimpiadi disse: “A volte per rialzarsi in piedi non servono le gambe” svettando a torso in su, avvolto nel tricolore sulla sua carrozzina.

Però questa volta la paura è davvero tanta, lo scontro così violento, e lui non più su un auto da circuito, ma con una bicicletta da poter guidare con le mani, con solo un casco, e l’incidente nemmeno con una macchina, ma con un camion. È come se il destino avesse servito una mano con una sola possibilità di vittoria, come se la sofferenza passata non fosse stata abbastanza, come se la vita si sentisse ancora in credito per non essere riuscito a piegarlo. Per non averlo spezzato. E poi è ancora relativamente fresco l’incidente avvenuto a Schumacher nel 2013, quello che ha purtroppo cambiato la vita del pilota e della sua famiglia, perché da quel giorno nessuno ha più potuto vederlo, o sentire la sua voce, o il rumore della sua auto, perché Michael da quel letto non si è più rialzato. E allora tu scacci questi pensieri perché ti ripeti che per Alex sarà diverso, perché lui non è un uomo normale, non fa parte degli esseri umani, lui è come Ironman, anzi lui è davvero Ironman.

Fonte: dilei


Ultimo aggiornamento Aggiornata il 28 Dicembre 2020
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