Informa disAbile

domenica 23 febbraio 2020
archivio notizie
Categorie

Il licenziamento del lavoratore disabile rischia di essere discriminatorio

Alcuni casi di recesso dopo il periodo di comporto sono stati ritenuti illegittimi

Il licenziamento per superamento del periodo di comporto di un lavoratore la cui malattia sia derivata da una situazione di disabilità già nota al datore di lavoro, è un caso di discriminazione indiretta, in base al Dlgs 213/2003. È questo un orientamento della giurisprudenza di merito che si è affermato recentemente. L’esercizio del potere di recesso si risolve nell’applicazione di una disposizione apparentemente neutra (la normativa sul comporto) che però mette il lavoratore (disabile) in una posizione di particolare svantaggio (Tribunale di Milano, sentenza 2857/2016). Questo determina, in base alle regole applicabili al caso, l’addossamento al datore di lavoro degli oneri probatori sul fatto che l’intero periodo di assenza del lavoratore interessato fosse assolutamente indipendente dalla malattia.

Un’altra sentenza è arrivata ad attribuire al datore di lavoro l’obbligo di una comunicazione formale preventiva/informativa dell’avvicinarsi della scadenza del periodo di comporto, oltre che in ragione di una ipotizzata violazione dei principi di correttezza e buona fede, anche perché l’omissione dell’informativa configurerebbe un comportamento viziato da discriminazione indiretta, nel caso di licenziamento per superamento del periodo di comporto intimato al lavoratore che sia in condizioni di salute molto gravi (Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, 20012/2019).

Le indicazioni contenute nelle sentenze citate, ispirati anche a principi giurisprudenziali comunitari (Cedu, 13 novembre 2007; Cedu 2013/335), lasciano qualche margine di dubbio, laddove innestate nella fattispecie legale e contrattuale specifica oggetto delle controversie, in particolare nell’insieme delle previsioni dell’articolo 2110 del Codice civile e delle clausole dei Ccnl applicabili sul comporto per malattia. L’impianto normativo e contrattuale italiano è strutturato per assicurare una piena tutela delle situazioni di possibile trattamento deteriore delle persone disabili nell’applicazione delle regole sul comporto. In ogni caso, l’orientamento della giurisprudenza su questo punto non è univoco: si segnalano, in senso contrario alle due sentenze citate, quelle del Tribunale di Parma del 17 agosto 2018 e del Tribunale di Milano 1883/2017, secondo cui non è discriminatorio applicare al lavoratore invalido lo stesso periodo di comporto previsto per tutti i dipendenti.

Fonte: ilsole24ore

(l.v. / c.a. )

 

 


Ultimo aggiornamento Aggiornata il 17 Gennaio 2020
Torna su