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giovedì 26 novembre 2020
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Orbassano, uccide la figlia disabile: “La madre chiedeva di ricoverarsi con lei”

I vicini di casa difendono i genitori che tutti avevano provato ad aiutare: “E’ la fine disperata di una famiglia per bene che non ha retto la fatica”.

ORBASSANO. La paura per quello che sarebbe stato il futuro di Silvia, una volta che loro non ci sarebbero più stati. La sofferenza infinita nel vedere ogni giorno quegli occhi bisognosi di amore e di aiuto. Sempre di più. Maria Capello, 85 anni, la scorsa notte non ce l’ha più fatta. Ha preso un martello e ha colpito più volte alla testa la figlia, Silvia Ronco di 42 anni, sdraiata nel letto accanto a lei. Una giovane donna gravemente malata fin dalla nascita: disabile fisica al 100% e con gravi disturbi epilettici e cerebrali. A scoprire la tragedia è stato il padre, 87 anni, aprendo la porta della camera dove dormivano mamma e figlia al sesto piano del palazzo di via Gramsci 36, a Orbassano.

Accanto a quella famiglia sempre più provata dalla malattia della figlia, con i genitori stanchi e debilitati dall’età avanzata, il vicinato e le associazioni cittadine sono state spesso un perno fondamentale. Oltre ai parenti più prossimi: una nipote della coppia e sua madre, tra le prime ad arrivare dopo la tragedia. Affrante dal dolore, si lasciano andare a poche parole mentre entrano di fretta nel palazzo: «Facevamo tutto quello che potevamo ed eravamo sempre pronte a sostenerli. Non doveva finire così». E poi c’erano i vicini. Quelli che nel quotidiano davano una spalla fondamentale. Silvia non riusciva a muoversi autonomamente nemmeno quando era sulla sedia a rotelle: per andare in bagno o spostarla da una stanza all’altra, ci voleva un sostegno. La corporatura robusta della 42 enne spesso era un ostacolo per le sole forze di due genitori ultraottantenni. E così ci pensava Giuliana, la donna che abita al piano di sopra: «Quando ho sentito quelle urla disperate del padre di Silvia, ho capito subito che era successo qualcosa di irreparabile. Continuava a dire «La mia bambina! Cosa hai fatto?». Mi sono precipitata al piano di sotto, la porta era spalancata. Ho raggiunto il marito di Maria e l’ho allontanato. La scena era tremenda, c’era sangue dappertutto». Li conoscevate bene? «Sono brave persone, questa è una tragedia della disperazione. Impossibile condannare. Io li aiutavo ogni volta che avevano bisogno. Anche solo per avere un braccio in più per sostenere Silvia. Ma qui tutti sapevano e, nel loro piccolo, cercavano di essere utili».

 
Silvia era ricoverata da due mesi in una struttura di Collegno, ma i genitori avevano cercato qualcosa di più vicino. Luigi Dosio è presidente dell’Agafh, associazione di Orbassano che comprende adulti e fanciulli con disabilità. Conosce bene i genitori di Silvia: «La madre voleva ricoverarsi assieme a Silvia in un’unica struttura che potesse seguirle entrambe. Un desiderio nato dopo che Maria, mesi fa, si era rotta il femore. Ma le avevo detto che non esistono: lei non poteva andare in un polo per disabili e Silvia non avrebbe trovato assistenza adeguata in una Rsa». Dosio ha 80 anni e una figlia disabile di 40. La tragedia della famiglia Ronco l’ha colto di sorpresa: «Avevo incontrato Maria pochi giorni fa e non ho notato particolari gesti o parole che lasciassero intravedere nulla. Però posso capirla: chi vive drammi come i nostri, certi pensieri a volte ti sfiorano la mente».
 

Ultimo aggiornamento Aggiornata il 9 Dicembre 2019
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