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sabato 21 settembre 2019
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Taglio alle indennità di accompagnamento in caso di ricovero? Come fare ricorso all’INPS

Alcune famiglie starebbero ricevendo dall’INPS delle lettere che annunciano una decurtazione dell’indennità di accompagnamento in presenza di ricovero: come difendersi
In questi giorni si starebbero annunciando dei veri e propri “recuperi indiscriminati” di importi dalle pensioni di accompagnamento, annunciate dall’INPS a quei beneficiari che siano stati ricoverati in ospedale per oltre un mese. Lo riporta Redattore Sociale, che parla di novità del tutto inattesa, che starebbe colpendo in particolare le famiglie con bambini disabili.

LA COMUNICAZIONE INPS ALLE FAMIGLIE – Sembra che in questi giorni stiano arrivano a casa di alcune famiglie delle lettere con le quali l’INPS informa i titolari di indennità di accompagnamento che nei prossimi mesi verranno trattenute parti delle loro indennità nel caso in cui siano stati ricoverati in istituti con retta a carico di enti pubblici (ovvero ospedali, ndr) per oltre 30 giorni.

MODELLO ICRIC, RICOVERI E ACCOMPAGNAMENTO – Come sappiamo, la legge prevede, per come è stata interpretata fino a questo momento, che solo il ricovero in strutture residenziali e istituti possa determinare la decurtazione dell’importo dell’indennità: è per questo motivo che ogni anno l’INPS si occupa di verificare la presenza o meno di eventuali periodi di ricovero da parte dei titolari. Tale verifica veniva effettuata, fino all’anno scorso, sulla base del modello ICRIC: una autocertificazione che i titolari di indennità di accompagnamento o indennità di frequenza erano tenuti a presentare per dichiarare eventuali periodi di ricovero in strutture residenziali e istituti. Dall’anno scorso, come avevamo avuto modo di segnalarenon è più obbligatorio per l’utente presentare tale modello, poiché la comunicazione di eventuali ricoveri viene effettuata direttamente dal Ministero della salute all’INPS. E fin qui era sembrata solo una facilitazione nelle numerose incombenze a capo delle persone invalide, e una messa in rete delle informazioni necessarie alla verifica dei requisiti: la decurtazione della provvidenza, infatti, risponde al fatto che durante il ricovero in istituti specializzati la persona riceve cure e assistenza dallo Stato, per cui viene a mancare il bisogno del supporto economico dato dall’indennità di accompagnamento. Ma le notizie di questi giorni stanno svelando una novità del tutto inattesa e non annunciata: secondo le lettere ricevute da alcune famiglie in questi giorni, l’INPS ora valuterebbe anche i ricoveri ospedalieri superiori ai 29 giorni per procedere a una decurtazione dell’importo dell’indennità di accompagnamento nelle prossime mensilità.

COLPITE LE FAMIGLIE DEI BAMBINI MALATISara Bonanno, autrice del blog “La cura invisibile”, sentita da Redattore Sociale, parla di una vera e propria mannaia: un accanimento crudele verso i più deboli tra i deboli”. Le decurtazioni infatti sarebbero spesso importanti, e ad essere colpite sarebbero soprattutto le famiglie con bambini gravemente malati o con gravissime disabilità, che hanno dovuto fare lunghi ricoveri per accertamenti o interventi. Bonanno, peraltro, mette in luce una contraddizione: “Ci sono sentenze che parlano molto chiaro: gli ospedali non possono essere in alcun modo scambiati per centri di riabilitazione. E la presenza dei genitori, nel caso di bambini ricoverati, è obbligatoria durante tutto il ricovero nel caso di minori.

COME FARE RICORSO – Se si è ricevuta la lettera dell’INPS in oggetto, per far valere i propri diritti e opporsi si può fare ricorso contro la decisione dell’INPS in maniera gratuita ed entro 90 giorni dal ricevimento della lettera.  Il ricorso va indirizzato al Comitato Provinciale dell’INPS, chiedendo di rivedere la decisone. Tale ricorso va trasmesso tramite il sito INPS (qui le istruzioni) , eventualmente anche tramite avvocato, patronato o altro intermediario abilitato. Per facilitare questa comunicazione è possibile scaricare una bozza di ricorso predisposta e resa disponibile online dall’associazione “La casa di sabbia  a questo link.

Se l’INPS non risponde, o se respinge la richiesta, l’unica alternativa per ora è rivolgersi al Tribunale.

Fonte: disabili.com

(c.a.)


Ultimo aggiornamento Aggiornata il 10 Settembre 2019
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