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martedì 28 gennaio 2020
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Bambino autistico rifiutato dalla famiglia, la denuncia di una Fondazione

ROMA – “La famiglia non lo vuole più”. È stata questa la spiegazione che ha fornito alla Fondazione trentina per l’autismo un assistente sociale di un’altra regione mentre al telefono chiedeva una “sistemazione per un bambino di 11 anni con diagnosi di autismo” presso la struttura di Casa Sebastiano, a Coredo, in provincia di Trento, una struttura “destinata alla residenzialità di persone autistiche in gravi difficoltà familiari”.

A raccontare la vicenda è la stessa Fondazione sul proprio sito internet. “Succede che un giorno, quello che era iniziato come un normalissimo giorno, qualcosa irrompa come un fulmine a ciel sereno, un lampo che manda in corto circuito le nostre credenze comuni – si legge sul sito della Fondazione -. Senza preavviso, senza cautele. Un giorno come un altro, il telefono squilla, all’altro capo l’assistente sociale di un’altra regione chiede informazioni: ‘Dobbiamo trovare una sistemazione per un bambino di 11 anni con diagnosi di autismo’. È la norma per il nostro centro: centinaia di telefonate, da quando abbiamo inaugurato Casa Sebastiano appena due anni fa, da tutta Italia e da italiani all’estero, operatori e famiglie, alla ricerca di informazioni, risposte, servizi, di un’opportunità, di un futuro migliore. Ed eccolo, l’inaspettato, uno schiaffo che toglie il fiato: ‘La famiglia non vuole più tenerlo. È affidato al Tribunale dei minori”.
 
Una storia che da un paio di giorni rimbalza su tutti i media e che scopre una ferita profonda, come spiegano alla Fondazione. “Viene fuori il pensare emotivo, che sgorga dalla pancia: o sono disgraziati o sono disperati – continua la nota della Fondazione -. In ogni caso abbiamo fallito. Le Istituzioni hanno fallito, la società ha fallito. E’ mancato il supporto delle Istituzioni, i servizi, l’aiuto necessari a che un bambino e i suoi genitori possano affrontare insieme la drammaticità di una disabilità dura, a volte durissima. E’ venuto meno il patto di aiuto ai deboli, il mandato etico, ancor prima che costituzionale – fondamento di ogni società che voglia dirsi civile-, di sostegno ai componenti più fragili delle nostre comunità. Se una famiglia si arrende, le Istituzioni hanno fallito”.
 
Sul tema è intervenuto anche il vicepremier Luigi Di Maio. Per il leader dei cinquestelle, si tratta di una “notizia agghiacciante” di fronte alla quale “dobbiamo farci delle domande e cercare di capire, perché il livello di disinteresse sociale e istituzionale a volte mette in moto un’esasperazione inimmaginabile”. Secondo Di Maio, “lo Stato ha una responsabilità gigantesca ma allo stesso tempo bisogna anche evitare semplificazioni elementari. Bisogna evitare strumentalizzazioni. Vanno capite e approfondite le difficoltà di queste famiglie, spesso prigioniere di situazioni che sfociano nel disagio e nel dramma familiare. Qui nessuno vuole e nessuno, secondo me, può permettersi di dare un giudizio. L’unica verità è che la gestione di un figlio neurodiverso è pesante e non deve gravare unicamente sulla famiglia, ma essere un carico sociale per tutti”. Il vicepremier sottolinea che “questi tragici fatti devono stimolarci ad assumerci responsabilità e ad affrontare un dibattito più ampio. Abbiamo bisogno di una battaglia culturale che deve coinvolgere tutti”.

Fonte: superabile.it

(c.a.)


Ultimo aggiornamento Aggiornata il 29 Luglio 2019
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