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giovedì 6 agosto 2020
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Non autosufficienti, sulle dimissioni dalle case di cura decidono le Asl

Una svolta sul fronte giurisprudenziale con conseguenze sui pazienti e sulle loro famiglie. La annunciano il CSA – Coordinamento Sanità e Assistenza fra i movimenti di base e Fondazione Promozione Sociale Onlus rimandando al Consiglio di Stato.

La svolta
«Per le famiglie preoccupate da continue pressioni delle case di cura, che chiedono illegittimi pagamenti per i ricoveri di pazienti non autosufficienti che si protraggono oltre il termine arbitrario di sessanta giorni, c’è finalmente un pronunciamento definitivo del Consiglio di Stato – spiegano -: nella recente sentenza sui nuovi Livelli essenziali delle attività sanitarie-Lea ha chiarito che “la previsione di un limite temporale di durata del trattamento estensivo, fissata in 60 giorni e legata evidentemente alle condizioni di appropriatezza del trattamento, non è cogente (…), dovendo, dunque, escludersi ogni paventato automatismo nella definizione della durata del trattamento che, pertanto, andrà stimata sulla scorta delle effettive condizioni dell’assistito”».

Insomma: per tutti i pazienti inviati alle case di cura (per riabilitazione o lungodegenza) dall’Asl, solo a quest’ultima compete la definizione della prosecuzione del loro percorso terapeutico: «Tutte le comunicazioni delle case di cura stesse, informali e formali, che chiedono il pagamento di qualche cifra a fronte del supposto ricovero improprio oltre i giorni standard di degenza sono quindi illegittime. Non spetta a tali strutture pronunciarsi sulla prosecuzione o meno del percorso di cura». La sentenza, arrivata dopo un ricorso collettivo presentato da associazioni di Torino, Milano, Firenze, Perugia che difendono il diritto alle cure dei malati non autosufficienti, riguarda tutto l’ambito della presa in carico da parte delle Asl dei pazienti con malattie croniche (che possono diventare non autosufficienti), delle persone con disabilità intellettiva grave, di quelle colpite da autismo: sia minori che adulti. Il pronunciamento, precisano le due associazioni, ha stabilito anche alcuni importanti punti fermi sulle questioni della continuità delle cure (e della inderogabile titolarità del servizio sanitario) per i pazienti cronici non autosufficienti, sul fronte della psichiatria e delle dipendenze.

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Ultimo aggiornamento Aggiornata il 23 Aprile 2019
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