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venerdì 22 febbraio 2019
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Disabilità e lavoro: cinque azioni per cambiare, osare, migliorare

«Una graduale abolizione dell’obbligo di assunzione, una stringente normativa antidiscriminazione, un disability manager a supporto delle aziende private, un fondo ad hoc
per gli “accomodamenti ragionevoli” e la valorizzazione della rete delle Associazioni e dei servizi territoriali: cinque azioni – scrive Daniele Regolo, fondatore e presidente dell’Agenzia Jobmetoo – per rendere più moderno, efficace e anche più rispettoso il rapporto tra lavoratori con disabilità e mondo dell’occupazione»

Di spalle persona in carrozzina, di fronte uomo non disabile sfuocatoI dati riportati dall’Ottava Relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della Legge 68/99 (anni di riferimento: 2014-2015) non possono darci più di tante informazioni relativamente agli effetti su tale norma generati dall’adozione del Decreto Legislativo 151/15 (il cosiddetto Jobs Act). Quella Relazione, infatti, è uscita con un certo ritardo e sicuramente la portata delle modifiche del Jobs Act potrà essere compresa meglio in riferimento al biennio successivo (anni 2016-2017). Ad oggi possiamo dire che l’estensione della chiamata nominativa – autentica rivoluzione che va quasi a fare scomparire la chiamata numerica – fa segnalare un aumento degli avviamenti al lavoro proprio in concomitanza con l’emanazione del Decreto Legislativo 151/15. La Legge 68 aveva bisogno di una “scossa”, questo è certo, ma è solo con la Nona Relazione sul suo stato di attuazione che potremo avere un quadro più definito sulla tendenza.

È poi proprio delle scorse settimane l’uscita di una notizia, ripresa da «Superando.it», che fa davvero riflettere e che ha una rilevanza europea: il Gruppo di Studio sulla Disabilità del CESE, organo consultivo dell’Unione Europea, ha evidenziato come i lavoratori con disabilità siano ancora a forte rischio di esclusione per pregiudizio e stigma, nonostante il loro impatto sul lavoro possa essere molto positivo.

Come Jobmetoo, startup nata nel 2012 per mano di una persona con disabilità uditiva [lo stesso Daniele Regolo che firma il presente testo, N.d.R.] che ha vissuto sulla propria pelle le criticità del collocamento mirato e che oggi si pone come interlocutore di primo piano per le aziende che devono ottemperare all’obbligo reclutando “categorie protette”, siamo convinti che sulla scia di quei timidi ma significativi miglioramenti, sia venuto il momento di condividere pubblicamente 5 Azioni che possano rendere più moderno, efficace e anche più rispettoso il rapporto tra lavoratori con disabilità e mondo dell’occupazione.

5 Azioni per indicare un possibile percorso, imprimere una svolta, ma anche perché l’Italia – ripresa nel 2013 dalla Corte di Giustizia Europea, per il fatto di non rispettare la Legge 68/99 – possa diventare ispiratrice di un rinnovamento in àmbito europeo e internazionale, in quanto non esistono terre felici e tutti i Paesi, anche i più avanzati, si trovano ad affrontare la complessa questione del lavoro delle persone con disabilità, come dimostra la menzionata ricerca europea.

Fonte: superando.it

(s.c./l.v.)


Ultimo aggiornamento Aggiornata il 8 Febbraio 2019
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