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sabato 17 novembre 2018
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Non autosufficienza, verso un’alleanza per “prendersi cura”. Ecco il manifesto

Le proposte dell’associazione piemontese “La bottega del possibile” : dall’analisi dello scenario attuale alle proposte per la residenzialità, la domiciliarità e i “livelli essenziali” per le non autosufficienze.

ROMA – Imporre nell’agenda politica, come emergenza nazionale, la non autosufficienza e il “prendersi cura” di essa, formulando proposte concrete e creando una nuova alleanza: è questo l’obiettivo che si pone il “Manifesto per prendersi cura delle persone non autosufficienti”, realizzato dall’associazione piemontese “La bottega del possibile”. “E’ nostra intenzione seguire l’esempio dell’Alleanza contro la povertà – spiegano gli autori del manifesto – che ha saputo imporre nell’agenda politica quell’emergenza nazionale, forti anche dell’essere stati capaci di formulare una proposta che è poi scaturita nel provvedimento varato dal governo nazionale, prima con il SIA e successivamente con il REI”.

La prima parte del manifesto descrive “lo scenario attuale”, caratterizzato da un “livello insostenibile di sofferenza” delle persone non autosufficienti e delle loro famiglie, dovuta innanzitutto alla “insufficienza degli attuali stanziamenti e all’inadeguatezza degli attuali servizi e interventi”. C’è poi il problema dei supporti, perché “la qualità della vita dipende spesso più che dagli interventi di tecnica sanitaria, soprattutto dalla possibilità di supporto permanente negli atti della vita quotidiana. E sono proprio queste le risposte più carenti. Si diffonde il rischio di abituarsi al fatto che tocca alle famiglie assistere, perché i servizi pubblici più di tanto non possono fare.

Pesanti le conseguenze di questo sistema di servizi e supporti inadeguato: “impoverimento dei nuclei che devono pagarsi assistenti familiari o posti letto in RSA, crisi delle dinamiche familiari e personali quando l’impegno di assistere da sé il non autosufficiente diventa insostenibile, rinuncia al lavoro per chi non può fare a meno di assistere ma non può fruire dei congedi retribuiti, gravi rischi di abbandono per i malati che non hanno familiari”.

Cosa fare, dunque? In generale, “far crescere una cultura relativa all’invecchiamento e l’attenzione delle istituzioni, della società civile e dell’opinione pubblica, sui gravissimi ritardi del welfare nell’allestire adeguati interventi di supporto alla non autosufficienza”. Occorre poi favorire “un coinvolgimento più robusto (sia sotto il profilo programmatorio che finanziario) del sistema sanitario nazionale nel supporto alla domiciliarità e nell’assistenza a persone con patologie, nei bisogni di tutela della vita quotidiana quale risposta ad un bisogno di cura anche alternativo all’istituzionalizzazione”. Per quanto riguarda la residenzialità, occorre, “intervenire per adeguarla ai bisogni e per migliorarne la qualità in termini di offerta, incentivando la sperimentazione per promuovere soluzioni intermedie in grado di accompagnare la persona con il venir meno della sua autonomia”. Inoltre, è necessario “mettere in opera tutele fondamentali e con la natura di ‘livelli essenziali’ da garantire con priorità per l’assistenza domiciliare”.

Il Manifesto e soprattutto l’idea di Alleanza nascono dalla “esigenza di lanciare una iniziativa di comunicazione pubblica e di mobilitazione per richiedere impegni alle Istituzioni nazionali e regionali a partire dalla Regione Piemonte, affinché il sistema sanitario pubblico riconosca, mediante l’approvazione dei provvedimenti necessari, che la tutela delle persone malate e/o con disabilità non autosufficienti è oggi un problema primario ineludibile di salute pubblica e di convivenza civile”.

p.c.


Ultimo aggiornamento Aggiornata il 12 settembre 2018
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