Informa disAbile

venerdì 19 ottobre 2018
archivio notizie
Categorie

Un cinguettio per l’inclusione

Il primo spunto nasce da un tweet di alcuni anni fa dell’attore hollywoodiano Ken Jennings che dal suo profilo cinguettava: “Niente è più triste di una persona attraente su una sedia a rotelle”…

l mondo del 2.0, della comunicazione veloce con il pianeta, di Facebook, Youtube, Whatsapp, Twitter e chi più ne ha più ne metta offre sempre grandi spunti di discussione e riflessione. Proprio su Twitter, il social network che permette di esprimere agli amici (seguaci, usando il termine più appropriato) i propri pensieri in sole 140 battute, è stato al centro di un dibattito, di provocazioni che fanno divertire ma allo stesso tempo ci aprono gli occhi e ci permettono di monitorare quella che è la percezione delle persone con disabilità nella società odierna.

Il primo spunto nasce da un tweet di alcuni anni fa dell’attore hollywoodiano Ken Jennings che dal suo profilo cinguettava: “Niente è più triste di una persona attraente su una sedia a rotelle”.

Niente di nuovo ho pensato all’inizio, la solita sparata di chi parla senza conoscere, di chi ritiene che disabilità sia sinonimo di sfiga, di bruttezza e di conseguenza di asessualità. Per fortuna che non sono l’unico a pensarla così.

A prendere la situazione in mano ci ha pensato, a proposito di social, la famosa youtuber Annie Segarra, che in risposta al tweet di Jennings ha ideato la campagna #hotpersoninawheelchair per combattere gli stereotipi legati alla sessualità e per dimostrare che essere su una sedia a rotelle non vuol dire necessariamente essere privi di fascino e non poter piacere a nessuno. Proprio questo è il significato dell’hashtag: persone attraenti su sedia a rotelle.

Annie, anche lei in carrozzina, ha postato una sua foto con minigonna e rossetto. Una foto bella, dove la carrozzina passa in secondo piano rispetto alla sensualità del soggetto. Un gesto semplice, che rompe il primo tabù: disabilità e sensualità possono andare a braccetto, possono coesistere anche nella stessa persona.

In tantissimi hanno preso ispirazione da Annie e hanno fatto altrettanto, postando foto con i loro fisici in bella mostra. Tra questi l’atleta paralimpica australiana Robyn Lambird. In generale tante giovani donne (e uomini) con disabilità hanno aderito alla campagna e mostrato con orgoglio i loro corpi, il loro stile e le loro vite.

Per chi non l’avesse ancora capito si ribadisce un concetto che si sperava essere ormai condiviso e accettato: le persone in carrozzina sono persone e di conseguenza possono essere belle esteticamente, brutte, simpatiche, odiose, gentili, maleducate… Eh sì, possono essere anche molto, molto sexy.

Un altro spunto che ha lanciato Twitter nell’ultimo periodo è forse ancora più paradossale. Un utente, che aveva proposto di limitare il parcheggio per le persone con disabilità dalle nove di mattina alle cinque del pomeriggio, twettava quanto segue: “Non vedo perché le persone con una vera disabilità debbano uscire oltre questi orari”, si leggeva sul tweet diventato subito virale.

Anche qui le risposte non si sono fatte attendere. Risposte a volte rabbiose (come biasimare?) a volte cariche di autoironia.

Quella che mi è piaciuta di più è la risposta data da una donna con disabilità: “Siamo disabili, non lupi mannari”.

Certo, non mi mette di buonumore sapere che ancora oggi delle persone siano convinte che i disabili siano persone senza sesso, che non possano essere amate o apprezzate o addirittura che per loro non abbia senso uscire a fare un aperitivo, una serata al cinema, allo stadio ecc…

Ma vedere come certi argomenti non passino più in secondo piano e salgano alle cronache mi fa ben sperare. Anche perché le reazioni sono più di stupore e di ironia che di rabbia.

E anche in questo caso l’ironia vince nettamente sull’ignoranza.

Fonte: superabile.it

(l.v. / c.a. )


Ultimo aggiornamento Aggiornata il 3 agosto 2018
Torna su