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sabato 18 agosto 2018
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Ragazza con la sindrome di Down si laurea con la mamma

“BISOGNA sempre seguire i propri sogni”. E quello di Francesca Pecora – 23enne di Cosenza con la sindrome di Down – era conseguire la laurea. Poche settimane fa è stata proclamata dottoressa in Comunicazione e Dams all’Università della Calabria e la sua seduta di laurea è stata davvero speciale: una seduta doppia, insieme alla mamma Loredana Ambrosio che ha conseguito il titolo insieme a lei.
Seguite dal sociologo Ciro Tarantino hanno scritto e discusso una tesi in Teoria delle relazioni sociali dal titolo “Critica della predestinazione sociale, l’esperienza di una madre e di una figlia”, analizzando secondo un doppio punto di vista il percorso di studi di Francesca.

“Difficoltà in ateneo? Certo, a volte capita di incontrare qualcuno che ha il velo sugli occhi, ma se si è se stessi, tutti i giorni, gli ostacoli si superano” dice mamma Loredana, che stamattina con Francesca è stata premiata dal rettore dell’Università della Calabria Gino Crisci con una pergamena ricordo “a testimonianza che impegno e determinazione – si legge nella motivazione – portano oltre ogni apparente limite”.

E di ostacoli Francesca ne ha superati tanti. Quando aveva poco più di un anno uno specialista, osservandola la bimba con un pennarello in mano, disse alla madre che non avrebbe mai iniziato a scrivere. “Facevo fatica a crederci. Guardavo mia figlia, la vedevo così vispa, così curiosa. E allora ho deciso di aspettare e di vedere cosa succedeva. Era una scommessa con me stessa: in molti mi scoraggiavano ma io credevo nella scuola, nella cultura, nel valore della formazione e volevo dare a mia figlia questa possibilità. Con questo spirito l’ho iscritta in prima elementare” racconta Loredana.

Quel giorno, mentre Francesca iniziava la scuola, Loredana già pensava all’università. “Ho una formazione tecnica – dice – e dopo la nascita di mia figlia avevo iniziato a leggere testi di pedagogia e a documentarmi. Avevo anche pensato di iscrivermi a Scienze dell’educazione, ma poi ho deciso di aspettare. Se Francesca avesse deciso di proseguire gli studi fino alla laurea sarei andata con lei”.

I segnali sono stati subiti incoraggianti: a Francesca la scuola piaceva e alle bambole preferiva i libri. E amava anche recitare, ballare, impegnarsi per gli altri. Ha fatto teatro a scuola, durante gli anni del liceo, e poi con Max Mazzotta, seguito corsi di danza moderna, è stata scout e ha frequentato i campi di formazione per volontari della Croce Rossa, collabora con l’associazione “Mattia Facciolla onlus” e si è avvicinata al cinema.

Il passaggio dalle superiori all’università non ha mai spaventato Loredana. “Lei voleva continuare a studiare e io non ho mai avuto esitazioni. Anzi, ero certa che all’università avrebbe trovato l’ambiente giusto, in cui sentirsi ancora di più se stessa. E lei in questi cinque anni è cresciuta tanto, è diventata una donna. È sempre stata una ragazza riflessiva e giudiziosa, ma lo studio l’ha aiutata a portar fuori tutto il bello che ha dentro. Non ha frequentato l’università per avere alla fine un titolo – continua Loredana – Lei ha studiato perché è capace di stare al mondo e di vivere nel suo tempo, con i suoi coetanei. E in questi anni, quando per me conciliare lavoro, studio e famiglia diventava troppo faticoso, è stata lei a darmi la carica”.

Il relatore ha scoperto che lei e Francesca erano madre e figlia quando ha ricevuto la richiesta di tesi da Loredana. “Parlare della nostra vita insieme era un pallino che avevo da tempo – ricorda – Così ho chiesto una tesi in sociologia ed è stato il professore a proporre due percorsi di ricerca autonomi ma complementari, in cui si incontrassero la mia esperienza e quella di Francesca. È stato molto bello riprendere in mano tutto il cammino fatto insieme, ripescare i quaderni della prima elementare, rendersi conto che il percorso era stato faticoso e tortuoso sì, ma soprattutto felice”.

Tante mamme in questi giorni hanno contattato Loredana per condividere le proprie esperienze e conoscere la sua. “Molti genitori si arrendono, perché temono che un brutto voto o una brutta esperienza si riveli un trauma difficile da superare. Io e Francesca abbiamo deciso di andare avanti, accettando i rischi. Le ho sempre detto tutto e le ho spiegato che avrebbe dovuto affrontare ostacoli e difficoltà, dai voti bassi alle ingiustizie – dice – Dobbiamo proteggere i nostri figli, ma non possiamo evitar loro tutti i dispiaceri. E io per Francesca non voglio finzioni”.

Fonte: larepubblica.it

(c.a.)


Ultimo aggiornamento Aggiornata il 3 agosto 2018
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