Informa disAbile

venerdì 15 novembre 2019
archivio notizie
Categorie

Il bagno per disabili dell’Autogrill è chiuso, viaggiatore fa ricorso: 600 euro di risarcimento

Un autogrill accessibile ai disabili, con tanto di segnale all’ingresso, ma solo in determinati orari. È la scena che si è presentata qualche giorno fa agli occhi di un uomo in carrozzina, in viaggio sulla A22 del Brennero, che si è fermato in un’area di servizio per usare il bagno. Nonostante l’assenza di barriere architettoniche, però, l’uomo ha trovato comunque un ostacolo: la porta della toilette era chiusa a chiave. E dai dipendenti dell’autogrill è arrivata la spiegazione: le chiavi sono affidate agli operatori delle pulizie. Quando loro non ci sono, nessuno può entrare in bagno. 

Non è di certo il primo caso in cui una persona con disabilità incontra quotidiane difficoltà dovute a una cattiva organizzazione degli spazi. Ma è forse uno dei rari casi in cui il disabile ottiene giustizia: l’uomo infatti si è rivolto al servizio legale antidiscriminazione della Sidima (Società italiana disability manager) e alla fine ha ottenuto dall’Autogrill un risarcimento di 600 euro e la promessa che le chiavi vengano affidate agli impiegati del bar.

La sua pratica è stata presa in carico da un avvocato veneziano, che ha prima inviato alcune raccomandate ad Autogrill, rimaste senza risposta. La situazione si è sbloccata quando il legale ha depositato un ricorso per violazione dellaLegge n.67 del 2006, che sancisce il “principio di parità di trattamento e delle pari opportunità nei confronti delle persone con disabilità”. Autogrill, a questo punto, ha accettato di raggiungere un compromesso, senza recarsi in tribunale.    

“Transazioni del genere avvengono di frequente – racconta Rodolfo Dalla Mora, presidente di Sidima – perché le aziende preferiscono evitare lunghi e costosi procedimenti legali, specialmente quando il loro errore è palese. Purtroppo, poche persone lo sanno: siamo così abituati a subire disservizi di ogni genere che li riteniamo “normali” e irrisolvibili, e ci rassegniamo a sopportarli. Invece anche questi disservizi sono discriminazioni, vietate dalla legge, per le quali possiamo ottenere giustizia”.

Uno dei motivi principali per cui spesso il disabile sceglie di non procedere per vie legali è il timore di spendere troppo. Un “mito da sfatare”, secondo Dalla Mora, soprattutto perché spesso (come nel caso appena citato) i risarcimenti includono anche le spese legali. Il servizio legale Sidima, che ha valenza su tutto il territorio nazionale e si serve della collaborazione di oltre venti avvocati, offre gratuitamente ai soci (che pagano una quota annuale) la possibilità di ricevere una valutazione del singolo caso e l’invio della lettera di diffida, un gesto spesso sufficiente a convincere la controparte a rimediare.

L’eventuale ricorso in tribunale, invece, richiede una tariffa extra. “Il nostro servizio – spiega ancora il presidente – è stato attivato da poco, ma stanno già arrivando molte richieste che riguardano barriere architettoniche, discriminazioni sul lavoro e problemi con l’inclusione dei disabili”. È un’opportunità in più ai cittadini per dare effettiva attuazione ai loro diritti, che troppo spesso rimangono solo sulla carta”.

Fonte: larepubblica.it

( c.a. )


Ultimo aggiornamento Aggiornata il 26 Giugno 2018
Torna su