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lunedì 18 giugno 2018
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Una società inclusiva passa anche per le parole che si usano in aula

Il Rettore dell’Università degli Studi di Padova, Rosario Rizzuto, invita docenti, amministrativi e studenti a usare “persona con disabilità” tanto nella documentazione amministrativa  quanto nelle relazioni interpersonali

La scelta di un certo linguaggio, di determinate parole e termini è una cosa che riguarda ciascuno di noi: se per alcuni di noi si tratta addirittura di ferri del mestiere (vedasi il nostro), per tutti le parole sono comunque strumenti di quotidiano uso. Volenti o nolenti, tutti noi utilizziamo la lingua per comunicare: a volte la bistrattiamo, a volte la eleviamo, ma, quale che sia il nostro intento, ciascuno di noi la utilizza per rappresentare, e dunque costruire la realtà.

L’accettazione quasi amorfa di termini e linguaggi semplicemente inappropriati (quando non aggressivi o violenti –peraltro pericolosamente di nuovo attuali) a rappresentare persone, cose o situazioni, non fa altro che sedimentare , a poco a poco una percezione errata o distorta di quelle situazioni. Al contrario, fare caso alle parole che usiamo, cercandone una adesione maggiore possibile alla realtà, contribuirà a far sì che quella realtà non risulterà deformata né si presterà a un approccio superficiale.

Avere quindi attenzione all’uso delle parole che usiamo per denotare qualcosa  – o, ancora più,qualcuno – è molto più importante di ciò che alcuni cercano di farci credere. Non sono “questioni di lana caprina” le riflessioni o le polemiche sull’uso di espressioni  più o meno appropriate quando si tratti, ad esempio, di disabilità. Si tratta di favorire un uso consapevole delle parole, che oggi può sembrare accortezza che richiede sforzo, ma che alla lunga diventerà abitudine.Preferire “disabile” a “menomato” e “persona con disabilità” a “handicappato” è una scelta che ha portato, oggi, a una percezione differente della persona con disabilità. Piccoli importanti spostamenti di cui siamo a volte inconsapevoli spettatori, lavorano invece a livello di subconscio, contribuendo a sviluppare una percezione diversa di cosa – o chi – abbiamo di fronte.

La responsabilità, quindi, è di tutti, ma in primis di chi con le parole ci lavora, oltre che della parte più elevata intellettualmente dal paese, come l’ambiente accademico. Esemplare, a questo proposito, l’invito rivolto  nei giorni scorsi dal Rettore dell’Università degli Studi di Padova(ateneo peraltro particolarmente attento alle questioni legate alla disabilità), Rosario Rizzuto, che in merito ai termini per riferirsi alla disabilità, così scrive a docenti, studenti, personale amministrativo, richiamando anche i valori della stessa università, tra le più antiche d’Europa.

Fonte: disabili.com

(c.a.)


Ultimo aggiornamento Aggiornata il 14 giugno 2018
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