Il datore di lavoro, a seguito di diffida ad adempiere degli ispettori del lavoro, può ricorrere, per assolvere all’obbligo di assunzione di disabili, alla stipula di convenzioni?

Come si computano i lavoratori stagionali ai fini della definizione dell’organico aziendale su cui parametrare gli obblighi assuntivi riferiti al personale disabile? Le banche cooperative sono escluse dagli obblighi di collocamento obbligatorio? Sono tre domande a cui l’Ispettorato nazionale del lavoro ha dato risposta. Questi alcuni dei temi che verranno trattati nel corso del Festival del Lavoro 2018, in programma dal 28 al 30 giugno al MiCo di Milano.

 
L’Ispettorato nazionale del lavoro è intervenuto nel corso del 2017 e del 2018, in materia di collocamento obbligatorio con tre note: la nota n. 43 del 6 marzo 2018 sui criteri di computo dei lavoratori stagionali, la nota n. 2283 del 13 marzo 2017 per quanto riguarda i profili sanzionatori e la nota n. 10701 del 7 dicembre 2017 relativamente alle banche cooperative.

Lavoratori stagionali

In particolare la prima nota affronta il tema dei criteri di computo dei lavoratori stagionali ai fini della definizione dell’organico aziendale su cui parametrare gli obblighi assuntivi riferiti al personale disabile. Più specificatamente, per le attività di carattere stagionale nel settore agricolo, non va preso come riferimento l’arco temporale complessivo del rapporto per determinare il superamento o meno della durata di 6 mesi, ma bisogna tenere conto delle giornate di lavoro effettivamente prestate nell’arco dell’anno solare, ancorché non continuative (vedi DPR 333/2000 e circolare Min. Lav. n. 4/2000).
Entrambe le fonti da ultime citate però non definiscono quale sia l’esatto numero delle giornate effettivamente lavorate corrispondenti al periodo semestrale sopraindicato. Pertanto l’Ispettorato nazionale del lavoro, nelle more di eventuali pronunciamenti interpretativi ministeriali o di pronunciamenti giurisprudenziali, ritiene che il predetto limite semestrale per gli operai agricoli, possa arrivare fino al limite delle 180 giornate di lavoro annue.

Profili sanzionatori

Con riferimento alla seconda nota l’Ispettorato nazionale del lavoro affronta la seguente problematica. In caso di diffida di cui all’art.13 decreto legislativo n. 124/2004, il datore di lavoro può ricorrere, ai fini dell’adempimento della stessa, alla stipula delle convenzioni di cui all’art. 11 della legge n. 68 del 1999?
Con la diffida ad adempiere, l’amministrazione intima al datore di lavoro la regolarizzazione delle inosservanze “comunque sanabili”, fissando un termine perentorio entro cui adempiere alle prescrizioni impartite. L’adempimento comporta l’ammissione al pagamento della sanzione in misura pari al minimo edittale ovvero nella misura pari ad un quarto della sanzione stabilita in misura fissa, nonché l’estinzione del procedimento all’esito del pagamento della sanzione.
Il ritardo o la mancata assunzione delle persone con disabilità comporta, infatti l’applicazione della sanzione amministrativa prevista dall’art. 15, comma 4, della legge n.68 del1999, pari a 5 volte la misura del contributo esonerativo di cui all’articolo 5,comma 3-bis, e quindi 153,20 al giorno per ciascun lavoratore disabile che risulta non occupato nella medesima giornata.
All’insorgenza dell’obbligo di assunzione, il datore di lavoro ha un ampio ventaglio di possibilità per l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità. Infatti può adempiere attraverso la richiesta nominativa, la richiesta numerica, stipulare con il Centro per l’impiego una convenzione ai sensi degli articoli 11 della legge n. 68 del1999. Decorso infruttuosamente il termine di 60 giorni dall’insorgenza dell’obbligo, ai sensi della nota ministeriale n. 970 del 17 febbraio 2016, il datore di lavoro decade dalla possibilità di avvalersi della richiesta nominativa ed è tenuto a presentare richiesta numerica. Il legislatore ha pertanto individuato, la richiesta di avviamento dei lavoratori secondo l’ordine di graduatoria quale unica modalità di assolvimento dell’obbligo, non consentendo, pertanto, il ricorso a forme assunzionali diverse da quella numerica.
Secondo l’ispettorato nazionale del lavoro le caratteristiche della diffida mal si conciliano con lo strumento della convenzione. La tempestività dell’assunzione entro la data fissata con la diffida verrebbe infatti meno nel caso di stipulazione della convenzione, dato che questo istituto costituisce un progetto di assunzione articolato in varie fasi. Ciò comporta l’avvio di un iter procedimentale, che non consente di predeterminare il momento esatto dell’assunzione del disabile.
Ne consegue, nell’ambito dell’applicazione della diffida ex art. 13 D. Lgs. n. 124/2004, per l’amministrazione l’impossibilità di imporre una data certa al trasgressore entro cui adempiere e, per lo stesso datore di lavoro l’impossibilità di adempiere entro il termine tipico previsto in caso di diffida che è di 30 giorni.
L’Ispettorato nazionale del lavoro ritiene, pertanto, che ai fini dell’adempimento alla diffida le uniche modalità di assolvimento dell’obbligo sono quelle ivi indicate, ovvero “la presentazione agli uffici competenti della richiesta di assunzione”, o “la stipulazione del contratto di lavoro con la persona con disabilità avviata dagli uffici”.

Banche cooperative

La terza nota in esame riguarda la corretta applicazione della normativa dettata in materia di collocamento obbligatorio alle banche cooperative.
In particolare, ai sensi dell’art. 4, comma 1, della legge n. 68/1999, sono considerati esclusi dal computo della base di calcolo sulla quale applicare le percentuali legali per determinare il numero di posti riservati a lavoratori disabili, fra gli altri, “i soci di cooperative di produzione e lavoro”.
La circolare MLPS n. 41 del 2000, precisava in merito come il riferimento della citata disposizione dovesse intendersi esteso, stante la ratio legislativa e coerentemente con le finalità sottese al disposto normativo, a tutti i soci di cooperative di lavoro (anche ai soci che siano lavoratori dipendenti) e non solo a quelli delle cooperative di produzione e lavoro, in quanto iscritte nell’apposita sezione del registro prefettizio. Le banche di credito cooperativo non rientrano nel novero delle cooperative di produzione lavoro (e sono infatti iscritte in una categoria diversa dell’albo delle società cooperative istituito presso il Ministero dello sviluppo Economico).
Per tale ragione l’Ispettorato nazionale del lavoro ritiene che l’esclusione ex art. 4, comma 1, non riguardi le banche di credito cooperativo, quindi non possa essere da queste invocata per sottrarsi al rispetto delle previsioni cogenti sul collocamento mirato di soggetti svantaggiati.
Fonte: ipsoa.it