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martedì 19 giugno 2018
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In Italia 170mila “giovani caregiver”: le cinque priorità per sostenerli

Al tema è stato dedicato un incontro, a Bruxelles, del Gruppo di interesse dei Caregiver informali al Parlamento europeo, promosso da Eurocarers, la federazione europea delle associazioni di caregiver familiari. Tra le cinque priorità, ricerche per conoscere numeri e bisogni

ROMA – Chi l’ha detto che la “cura” è un lavoro per grandi? Secondo l’Istat, in Italia sono almeno 170 mila i giovani tra i 15 e i 24 anni che assistono un familiare con problemi di salute. Un impegno e una reponsabilità non privi di conseguenze, dal punto di vista “logistico” e psicologico: spesso costretti a rinunce in ambito scolastico ed educativo, perdono da un lato il contatto con i propri pari, dall’altro opportunità di impiego in età adulta. A questa loro condizione, poco conosciuta e inadeguatamente supportata, è stato dedicato un incontro a Bruxelles, lo scorso 6 marzo, promosso dal Gruppo di interesse dei caregiver informali al Parlamento europeo dal titolo “Giovani caregiver: sfide e soluzioni”. In particolare, si sono accesi i riflettori su quei bambini e quegli adolescenti che offrono assistenza o supporto a un familiare – un genitore, un fratello/sorella o un nonno – con un disturbo cronico psichico.

 

E’ di loro che si occupa l’associazione “Comip” (Children of mentally ill parents”, fondata e guidata da Stefania Buoni, intervenuta all’incontro per presentare la realtà di questi giovani e le attività della sua organizzazione, che promuove collaborazioni con organizzazioni, scuole, centri sportivi, culturali e ricreativi, servizi di salute mentale, servizi alla famiglia e istituzioni, per costruire misure a sostegno dei giovani caregiver che hanno un genitore con una patologia psichiatrica. Stefania Buoni ha portato al Parlamento Europeo le testimonianze toccanti di alcuni giovani caregiver, offrendo una panoramica sul loro vissuto quotidiano, le difficoltà e gli ostacoli che incontrano.

Le priorità per i giovani caregiver: voce, numeri, formazione, comunicazione. Stefania Buoni ha evidenziato quelle che sono le prioritarie risposte da offrire a questi giovani caregiver: primo, dar loro voce; secondo, investire in una ricerca che individui il numero effettivo – attualmente sottostimato – di giovani caregiver presenti in ciascun paese dell’Unione Europea ed i loro bisogni; terzo, formare adeguatamente i professionisti sul tema dei giovani caregiver e costituire a livello nazionale e locale delle équipe di lavoro multidisciplinari e multisettoriali. che prevedano al loro interno anche la presenza di ex giovani caregiver portatori diretti di esperienza; quarto, sviluppare campagne di comunicazione e linee guida per i media, al fine di combattere lo stigma e informare adeguatamente i cittadini in merito alla salute mentale; quinto, coinvolgere l’intero nucleo familiare e tutti gli attori sociali nello sviluppo di servizi adeguati per i giovani caregiver; quinto, contrastare i tagli alla spesa sanitaria relativi alla salute mentale e dare pari dignità alla salute fisica e a quella psichica, investendo più risorse nella salute mentale in quanto diritto umano fondamentale. (cl)

Presenti all’incontro anche una delegazione di giovani caregiver e di associazioni da Irlanda, Svezia, Norvegia, Danimarca, Italia, Belgio, Paesi Bassi, Finlandia, Germania e Scozia.

Fonte: RedattoreSociale

(c.a.)


Ultimo aggiornamento Aggiornata il 12 marzo 2018
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