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martedì 19 giugno 2018
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Il diritto alla vita indipendente sfida le politiche sociali

«Tra le tante sfide che il movimento delle persone con disabilità ha avviato, quella sulla vita indipendente appare certamente quella più impegnativa»: a dirlo è Marco Faini, responsabile del Progetto L-inc, avviato in Lombardia proprio con l’obiettivo esplicito di rendere la persona con disabilità protagonista del proprio percorso di vita. Tra le varie iniziative, vi sarà anche il seminario formativo del 9 marzo a Cinisello Balsamo (Milano), condotto da Pietro Barbieri, coordinatore del Comitato Tecnico-Scientifico dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità

Si chiama Disabilità… indipendente?, il seminario formativo che si terrà nella mattinata del 9 marzo a Villa di Breme Forno, polo del Campus Bicocca di Cinisello Balsamo (Milano), e a condurlo sarà Pietro Barbieri, già presidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore, attualmente coordinatore del Comitato Tecnico-Scientifico dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità.

L’iniziativa è promossa dal L-inc (Laboratorio-inclusione sociale disabilità), progetto avviato lo scorso anno in Lombardia (se ne legga ampiamente anche nel box in calce), che si propone di rendere la persona con disabilità protagonista del proprio percorso di vita. La relativa sperimentazione coinvolge al momento diciannove persone con disabilità, per accompagnarle a intraprendere un percorso di vita indipendente, ma nel corso dei tre anni arriverà a coinvolgerne complessivamente sessanta.

«Con la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità – sottolinea Marco Faini, responsabile del Progetto L-inc – la vita indipendente e l’inclusione sociale divengono diritti di tutte le persone con disabilità. Un cambiamento che le politiche di welfare sociale non riescono, per il momento, a fare proprio. La “vita indipendente”, infatti, viene ancora descritta come una “tipologia di intervento” e non come una prospettiva a cui tutti i servizi e le misure devono tendere. Un concetto che ancora non equivale alla libertà di scegliere cosa fare della propria vita. È innanzitutto la combinazione dei due termini (“vita” e “indipendente”) che, rispetto agli stereotipi che condizionano la vita delle persone con disabilità, appare eversiva. Usare insieme queste due parole scardina l’idea che la persona con disabilità possa ambire a una vita propria, dove quel “propria” possa innanzitutto significare poter decidere, partecipare alle scelte, essere informati delle diverse opportunità. In altre parole: autodeterminazione. Tra le tante sfide che il movimento delle persone con disabilità ha avviato, quella sulla vita indipendente appare certamente quella più impegnativa e, per certi aspetti, più controversa».

L-inc, pertanto, vuole contribuire a cambiare rotta, basandosi soprattutto sull’ascolto dei desideri e delle aspettative delle persone con disabilità, su una valutazione multidimensionale che tenga conto della qualità di vita, su una progettazione personalizzata orientata all’inclusione sociale e su un’aggregazione delle risorse disponibili nell’ottica del “budget di salute”, oltreché sull’attivazione della comunità.

Fonte: superando.it

(l.v. / c.a. )

 

 


Ultimo aggiornamento Aggiornata il 7 marzo 2018
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