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martedì 28 gennaio 2020
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Il Programma d’Azione, le violenze sulle donne con disabilità e i vuoti da colmare

Un’attenta lettura del Secondo Programma di Azione biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità, pubblicato in Gazzetta Ufficiale nel dicembre scorso, rivela certamente una maggiore attenzione alla prospettiva di genere, ma mostra anche la mancanza di riferimenti e azioni di contrasto alla violenza nei confronti delle ragazze e delle donne con disabilità. Si tratta di una lacuna da colmare senza indugio, poiché la natura di tale fenomeno è tale da richiedere interventi tempestivi, non differibili a un Terzo Programma di Azione

Giovane donna in carrozzinaLa Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (ratificata dall’Italia nove anni fa, con la Legge 18/09) contiene numerosi riferimenti e disposizioni in tema di contrasto alla discriminazione multipla a cui sono soggette le ragazze e le donne con disabilità*.

Nel 2016 il Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, che vigila sull’applicazione della Convenzione negli Stati che l’hanno ratificata, ha richiamato l’Italia su numerosi aspetti, molti dei quali inerenti proprio le questioni di genere. «Il Comitato è preoccupato – si leggeva nel relativo documento – perché non vi è alcuna sistematica integrazione delle donne e delle ragazze con disabilità nelle iniziative per la parità di genere, così come in quelle riguardanti la condizione di disabilità e raccomanda che la prospettiva di genere sia integrata nelle politiche per la disabilità e che la condizione di disabilità sia integrata nelle politiche di genere, entrambe in stretta consultazione con le donne e le ragazze con disabilità e con le loro organizzazioni rappresentative».

A tale Raccomandazione, andavano ad aggiungersene altre su ulteriori specifici aspetti nei quali le ragazze e le donne con disabilità risultano più discriminate rispetto agli uomini nelle stesse condizioni (nelle campagne di comunicazione di massa, nella violenza contro le donne, nella mancanza di accessibilità fisica e delle informazioni relative ai servizi per la salute sessuale e riproduttiva, e per il basso livello occupazionale).

Pertanto, alla luce di quei richiami, è utile provare a scoprire se le politiche per la disabilità che il nostro Paese si propone di attuare nell’immediato futuro abbiano integrato la prospettiva del genere.

Frutto di un rilevante e complesso lavoro, il Secondo Programma di Azione biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità – predisposto dall’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità, approvato con il Decreto del Presidente della Repubblica del 12 ottobre 2017, e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 289 del 12 dicembre 2017 -, assolve proprio al compito di definire le politiche per la disabilità in cantiere per i prossimi due anni.

Articolato su otto linee di intervento, quel Programma individua per ciascuna di esse specifiche azioni attuative.

Nell’introduzione (capitolo 1) l’Osservatorio, riguardo ai richiami del Comitato ONU, specifica: «Le osservazioni conclusive del Comitato per l’Italia, pubblicate sul sito dell’Alto Commissario per i Diritti Umani dell’ONU, saranno dunque delle fondamentali evidenze di cui l’implementazione del presente Programma dovrà tener conto in maniera uniforme».

Sempre l’introduzione ci fa capire che, a livello di princìpi, il tema della parità di genere è stato recepito. In essa, infatti, è esplicitato che il Secondo Programma assume come riferimento i princìpi della Convenzione ONU, tra i quali figura, appunto, «la parità tra uomini e donne», facendo propria «una visione della condizione di disabilità basata sul rispetto dei diritti umani, tesa a valorizzare le diversità umane – di genere, di orientamento sessuale, di cultura, di lingua, di condizione psico-fisica e così via – e a considerare la condizione di disabilità non come derivante da qualità soggettive delle persone, bensì dalla relazione tra le caratteristiche delle persone e le modalità attraverso le quali la società organizza l’accesso ed il godimento di diritti, beni e servizi».

Un ulteriore passaggio chiarisce poi che «il richiamo forte, chiaro e ineludibile all’eguaglianza delle persone con disabilità con il resto della popolazione, affermato dalla Convenzione ONU, impone di ridurre tutte le forme di diseguaglianza aggiuntive e tra queste, oltre a quelle di genere e di età, si pongono in tutta evidenza quelle geografiche»

Fonte: superando.it

(l.v. / c.a. )

 

 


Ultimo aggiornamento Aggiornata il 19 Gennaio 2018
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