Informa disAbile

mercoledì 18 ottobre 2017

Cresce in Piemonte la probabilità per gli iscritti ai corsi di formazione professionale di ottenere la qualifica

Presentata a IoLavoro un’analisi della Fondazione Agnelli. Il commento dell’assessore regionale Gianna Pentenero

Cresce in Piemonte la probabilità per i giovani iscritti ai percorsi di istruzione e formazione professionale di ottenere la qualifica. Il conseguimento di quest’ultima, inoltre, accresce notevolmente la probabilità di trovare lavoro al termine del percorso.

È quanto emerge, in estrema sintesi, dall’indagine sugli esiti formativi e lavorativi dei percorsi di istruzione e formazione professionale presentata dalla Fondazione Agnelli nel corso del seminario “Il sistema duale a un anno dal debutto”, in programma al Lingotto di Torino nell’ambito della job fair IoLavoro, promossa dalla Regione Piemonte e organizzata da Agenzia Piemonte Lavoro.

Dopo aver analizzato i dati di 38.404 iscritti ai corsi di formazione professionale dal 2007 al 2013 e di 25.235 qualificati nel periodo 2009-2015, lo studio – curato da Martino Bernardi e Gianfranco De Simone – restituisce un quadro dell’efficacia complessiva dei percorsi regionali per l’assolvimento dell’obbligo formativo, che rispondono fondamentalmente a due finalità: accompagnare gli studenti all’acquisizione della qualifica, contrastando il fenomeno dell’abbandono precoce e fornire loro competenze adeguate per un inserimento proficuo nel mondo del lavoro.

Sul fronte della lotta alla dispersione, se nel 2007 solo 2 iscritti su 3 avevano concluso con successo il percorso di istruzione e formazione professionale, nel 2013 il dato sale a 3 iscritti su 4. La probabilità di arrivare alla qualifica cresce in ogni settore e quasi ovunque nelle province piemontesi (in particolare, a Cuneo e Asti). Guardando alla distinzione di genere, inoltre, le ragazze portano più frequentemente a compimento il percorso. Lo svantaggio degli stranieri è minimo, mentre è maggiore per gli allievi disabili. Come nel sistema d’istruzione, i ritardi scolastici e i cambi di percorso sono i principali fattori di rischio dell’abbandono precoce.

Per quanto riguarda le competenze acquisite e gli esiti occupazionali, più del 50% di coloro che hanno concluso con successo il percorso di istruzione e formazione professionale risulta, nel 2015, occupato nei primi due anni post-qualifica, un dato che, dopo gli anni più duri della crisi, riporta le opportunità lavorative per i qualificati oltre i livelli del 2009. Circa la metà dei contratti risulta stabile (34% di apprendistato e 14,3% a tempo indeterminato), mentre la quota di lavoro saltuario (sottoccupati) è calata dal 10% del 2009 al 5,2% del 2015, trasformandosi in impieghi di durata più lunga.

Guardando ai settori economici, le migliori opportunità occupazionali sono legate alle qualifiche nei comparti della meccanica, impiantistica, e delle costruzioni. Nonostante ottengano la qualifica in misura maggiore, le ragazze scontano un piccolo svantaggio occupazionale rispetto ai ragazzi. Così come i giovani di origine straniera. Più consistente, invece, lo svantaggio per i disabili con qualifica.

Sul piano dell’efficacia complessiva del sistema, l’indagine mostra come il possesso della qualifica aumenti in misura significativa le opportunità occupazionali. A 3 anni dal termine del percorso, infatti, il 60% dei qualificati ha un’occupazione. Dei loro compagni che hanno abbandonato il corso, invece, solo il 35% risulta occupato. Ma già dopo un anno la differenza è notevole: il 39% di chi ha la qualifica è occupato contro circa il 21% di chi non ha concluso il percorso.

Per Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli, “sono risultati nel complesso positivi e incoraggianti. Soprattutto, ci dicono che in Piemonte portare a conclusione con successo un percorso di formazione professionale paga in termini di competenze e poi di esiti lavorativi. Peraltro, le analisi della Fondazione non avrebbero potuto avere luogo senza la disponibilità di buone basi informative: la Regione Piemonte è tra le poche in Italia dove la cura degli archivi amministrativi – in particolare, quelli relativi all’Anagrafe degli iscritti ai percorsi di formazione professionale – consente di fare buona ricerca e avere strumenti di governo e di assessment potenti. Ad esempio, i dati ci dicono che nel quadro di un miglioramento complessivo a livello di sistema l’efficacia al livello delle singole agenzie formative è differenziata”.

Fonte: torinoggi

(l. v. / c.a. )

 


Ultimo aggiornamento Aggiornata il 6 ottobre 2017
Torna su