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mercoledì 18 ottobre 2017

“Non è questa la legge che chiedevano i caregiver”: Fish stronca il testo unificato

Falabella: “Non sono fiducioso che questo testo possa intervenire efficacemente per dare risposte certe ai bisogni del caregiver familiare. Lo Stato non si assume responsabilità di programmare interventi, ma demanda alle regioni”. Per Simona Bellini, “è una legge truffa, che serve solo per poter dire di averla fatta”.

 

ROMA – Si candida ad essere l’ennesima delusione per le famiglie con disabilità; un’altra occaisone persa, da parte della politica, per rispondere alle esigenze di chi, ogni giorno, si prende cura di un proprio caro. Il testo unificato adottato dalla commissione Lavoro del Senato, che fa sintesi dei tre disegni di legge presentati per il riconoscimento della figura del caregiver familiare, non piace alla Fish. Ce lo dice chiaramente Vincenzo Falabella, presidente della Federazione. “Il testo è la sintesi e il frutto di una mediazione politica: non sono fiducioso che possa intervenire in maniera significativa ed efficace nel dare risposte certe e giuste alle esigenze del caregiver familiare”. 

Il primo problema è la delega alle regioni. “Il testo restituisce la responsabilità alle singole regioni, il che significa che avremo 20 responsabilità differenti, 23 interventi e risposte diversi sul territorio. Non possiamo più demandare alle regioni interventi di questo tipo, perché si creano disparità enormi a seconda del territorio di residenza”. C’è poi un vizio di fondo, nel testo unificato: “quello che come movimento abbiamo sempre condannato: l’idea che l’attività del caregiver sia una scelta volontaria, degna di ammirazione, quando si tratta, in moltissimi casi, di una necessità. Che nasce dalla mancanza di servizi e sostegni. Tutt’altro che una scelta: un obbligo”.

Manca soprattutto, nel testo unificato, “la volontà di favorire un welfare inclusivo, capace di sollevare le famiglie dal grande peso che oggi la disabilità trasferisce loro, proprio perché manca una strutturazione dei servizi di sostegno. Sono convinto che, se esistessero adeguati servizi e sostegni, non avremmo il tema del caregiver familiare da affrontare”. Ora, il testo normativo non compie in questo senso alcun passo avanti: “Ancora una volta la politica non si assume la responsabilità di programmare interventi strutturali, con relativo reperimento di fondi, ma ricorre al mutuo aiuto tra famiglie, per esempio, cercando di normare qualcosa che a mio avviso non è neanche legittimo tutelare. Perché le famiglie devono poter vivere liberamente la propria vita, non farsi carico di responsabilità che sono in capo allo stato civile”.

In conclusione, “un testo così concepito non è quello che volevano le persone con disabilità e le loro famiglie, che oggi surrogano alle responsabilità dello Stato. Con scarsissima lungimiranza, si presenta l’assistenza sotto forma di volontariato, quando è un vero e proprio lavoro, dal momento che costringe molti caregiver a lasciare la propria occupazione. E condanna così molte di queste famiglie all’impoverimento. Vigileremo affinché il testo sia cambiato e e continueremo a essere attivi, come movimento delle persone con disabilità e delle loro famiglie, presso le commissioni”. (cl)

 
 
(c.a.)

Ultimo aggiornamento Aggiornata il 2 ottobre 2017
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