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domenica 17 dicembre 2017

Disabilità e lavoro: effettiva inclusione?

Le leggi su Smart working e Coworking danno una giusta spinta per migliorare il lavoro di tutti.

C’è una vecchia citazione, che risulta sempre molto attuale e recita così: ‘Il #Lavoro nobilita l’uomo’. Del resto, il primo articolo della Costituzione italiana stabilisce come la nostra Repubblica sia fondata sul lavoro. Ecco perché non risulta difficile da capire che chiunque abbia il desiderio e la necessità di realizzarsi a livello professionale e sentirsi produttivo all’interno della società di cui fa parte. Ad oggi siamo certi del fatto che ci sia un’inclusività per quello che riguarda il mondo della disabilità? Sicuramente esistono due forme moderne di occupazione: da un lato, il cosiddetto ‘#smart working’, ossia la possibilità di lavorare completamente o parzialmente fuori dalla sede dell’azienda; dall’altra il ‘Coworking’, cioè la condivisione dell’ambiente lavorativo.

Entrambi questi stili sono stati disciplinati di recente dal nostro ordinamento e permettono una maggiore inclusione per i lavoratori disabili.

Smart working: come evitare l’alienazione rendendo gestibile il lavoro

Se pensiamo al canonico contratto di telelavoro, infatti, il problema principale per il lavoratore è quello di dover convivere con una sorta di emarginazione, considerate le tante ore trascorse all’interno delle quattro mura domestiche, il che rischia di peggiorare le condizioni di salute e di abbassare la produttività, anche a causa dell’assenza di relazioni umane. Grazie allo smart working, invece, si evita una condizione alienante, perché si riduce l’importanza di elementi classici quali l’orario lavorativo e la sede, che non necessariamente coincide con la casa del lavoratore, e ci si avvale di ausili informatici che consentono l’aumento della produttività individuale e anche di gruppo.

Peraltro, lo smart working, aumentando l’efficienza produttiva generale, fa sì che non sia solo il lavoratore a poter conciliare al meglio la propria occupazione con le cure di cui eventualmente necessita ma che anche l’impresa raggiunga dei benefici di gran lunga superiori ai costi, vedi quelli dovuti agli assenteismi, che vanno notevolmente a ridursi. Chiaramente strumenti come questi sono in mano ai Disability Managers delle società, che devono gestirli al meglio nei singoli casi e occorre una coesione tra aziende, istituzioni e sindacati, in modo che la legge e le possibilità che agevolano il percorso verso l’inclusività riescano a tramutarsi in reali vantaggi.

Fonte: blastingnews

(l.v. / c.a. )

 

 

 

 


Ultimo aggiornamento Aggiornata il 12 giugno 2017
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