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martedì 12 dicembre 2017

Accessibility Act, la protesta dei disabili a Bruxelles

La manifestazione per denunciare le modifiche del Parlamento europeo al testo annacquato: “Elimina l’accessibilità delle comunicazioni e dell’ambiente”.

L’European Accessibility Act, ovvero la direttiva europea per l’accessibilità, rischia di essere quel che si dice un “buco nell’acqua”. Il testo elaborato dalla Commissione europea, ora passato in esame al Parlamento europeo, sta infatti subendo modifiche e correzioni che rischiano di ridurne drasticamente la portata e le finalità, rendendolo “inutile” per le persone con disabilità che da anni lo attendono. La denuncia arriva da tre reti europee: Edf, Age e Anec, che per il 6 marzo prossimo hanno indetto una manifestazione a Bruxelles, dalle 12 alle 15, davanti al Parlamento europeo, per chiedere agli europarlamentari di assumere una posizione più “ambiziosa” in questa importante battaglia per l’abbattimento delle barriere fisiche, tecnologiche e culturali in Europa. Nel mirino ci sono soprattutto le modifiche apportate al testo dalla Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (Imco), che ha pubblicato la sua bozza di documento il 6 gennaio scorso.

Così, pochi giorni dopo, Edf, Age e Anec si appellavano ai membri del Parlamento europeo, indirizzando a loro una lettera aperta: “Il disegno di direttiva dell’Imco annacqua la proposta della Commissione europea e rischia di condurre a una posizione poco ambiziosa del Parlamento europeo, che non rappresenterà gli interessi e i diritti dei consumatori europei, compresi gli 80 milioni di cittadini disabili”, scrivevano. In particolare, “l’articolo 9 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (CRPD) obbliga le parti a garantire l’accesso ‘su base di uguaglianza con gli altri, all’ambiente fisico, ai trasporti, all’informazione e alla comunicazione (…) sia nelle aree urbane e nelle zone rurali’. La proposta di legge – osservano le organizzazioni – prevede invece che solo alcuni prodotti e servizi debbano essere accessibili”.

Le organizzazioni entrano quindi nel dettaglio della proposta, indicandone, punto per punto, criticità e lacune “che rischiano di influenzare negativamente gli scopi, i requisiti di accessibilità, i collegamenti con altri atti dell’Unione, le definizioni e i meccanismi che le persone con disabilità possono utilizzare per denunciare”. Se queste criticità non saranno corrette, spiegano le organizzazioni, “la proposta di legge non porterà alcun reale miglioramento nella vita dei cittadini dell’Unione europea”.

Ed ecco i punti critici: primo, “si rimuove completamente il riferimento all’accessibilità dell’ambiente costruito”; secondo, si eliminano “i requisiti fondamentali di accessibilità dall’allegato I, a favore di criteri generali di prestazione funzionale, indipendentemente dalla natura dei prodotti e servizi interessati”; terzo, “si escludono le piccole imprese dall’ambito di applicazione”; quarto, si sostiene, a torto, che “i requisiti di accessibilità esistenti nel settore dei trasporti siano sufficienti”; quinto, si indeboliscono “i riferimenti ad altri atti dell’Unione che menzionano l’accessibilità”.

Per le organizzazioni, è una grande delusione, dopo che “negli ultimi cinque anni, il Parlamento europeo ha espresso in una moltitudine di occasioni e risoluzioni il suo sostegno a un atto europeo sull’accessibilità che fosse ambizioso e fortemente vincolante per migliorare l’accessibilità di beni e servizi nel mercato europeo per le persone con disabilità”. Ora,il disegno di legge appare decisamente debole rispetto a quanto ci si attendeva: “nel momento in cui i principi fondamentali dell’UE sono sfidati – scrivono le organizzazioni – riteniamo che il Parlamento europeo debba dimostrare ai suoi cittadini che può e deve migliorare la loro vita. Il Parlamento può contribuire a rendere l’UE leader mondiale in materia di accessibilità e innovazione, stimolando il mercato interno dei prodotti e servizi accessibili”. L’Accessibility Act, insomma, così come è stato pensato e disegnato, sarebbe una grande occasione mancata. Per questo, le organizzazioni esortano “i deputati ad adottare una posizione che assicuri all’Accessibility Act di essere all’altezza del suo compito, capace di rendere davvero l’Europa più accessibili e lungimirante”.

Ora, dopo la lettera, arriva la protesta: ce ne spiega le ragioni Rodolfo Cattani, membro dell’Edf. “Attendiamo questa importante direttiva da molto tempo: ci aspettavamo (e proponevamo) che fossero accessibili tutti i prodotti e i servizi che le persone utilizzano normalmente, nonché l’ambiente cosiddetto costruito. Questo, nella convinzione che l’accessibilità sia possibile e che non sia necessariamente un costo alto, come molti sostengono. Col tempo e con gli anni si è infatti dimostrato che l’accessibilità non costa molto se viene subito inserita nel prodotto, mentre costa molto se introdotta in un secondo momento e solo da alcune aziende: così si crea infatti un monopolio di tecnologie assistite, molto dispendioso perché di nicchia, i cui costi peraltro pesano soprattutto sulle casse statali, visto che in molti casi si tratta di prodotti pagati dal servizio pubblico. Non crediamo che problema di accessibilità possa essere risolto al 100% ma gran parte delle cose può diventare accessibile. Ma l’accessibilità può costare poco e l’esempio degli Usa lo dimostra bene: il governo federale non compra nessun prodotto che non abbia l’accessibilità garantita. Così, i produttori si sono trovati nell’obbligo di rendere i prodotti accessibili. E chi li produce più accessibili ne vende di più”.

Fonte: globalist

(l.v. / c.a. )

 

 

 

 


Ultimo aggiornamento Aggiornata il 6 marzo 2017
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