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domenica 17 dicembre 2017

Disabilità: Caregiver familiari, il riconoscimento è un diritto

Dopo un lungo periodo di immobilità, il 24 gennaio scorso, è ripreso l’iter parlamentare di tre decreti legge che riconoscano la figura del caregiver familiare. Contributi per il lavoro di cura, prepensionamento, un’assicurazione per consentire al caregiver stesso di curarsi, sono al centro della proposta di legge. I caregiver, dunque, vanno verso il loro primo riconoscimento giuridico in Italia. I tre disegni di legge mirano a dare il riconoscimento a quell’enorme lavoro da di cura prestato da un familiare a chi necessita di cure ed assistenze continue, con perizia e con amore. Tre i testi al vaglio dei senatori, il primo sulle misure a favore di persone che forniscono assistenza a parenti e affini anziani, segue quello sulle norme per il riconoscimento ed il sostegno del caregiver familiare, infine, la legge quadro nazionale per il riconoscimento e la valorizzazione del caregiver familiare. Un passo importantissimo, gridano soddisfatti dal Coordinamento Nazionale Famiglie Disabili, che è stato possibile grazie alla partecipazione collettiva della società civile alla campagna “#unaleggesubito”.

Chi è il caregiver?

Il caregiver è un familiare, un parente stretto o un amico vicino, che nel tempo stabilisce una relazione, un legame affettivo e di cura con il soggetto che necessita di cure ed assistenza continua, dovuta alla sua disabilità, al suo stato di malattia. Il caregiver spesso deve ridisegnare la sua vita privata, i suoi rapporti con l’esterno, gestendo diversamente il suo tempo libero, i suoi orari, i suoi rapporti lavorativi e familiari. Si dedica per gran parte della giornata, a volte anche di notte, alla cura e all’assistenza del soggetto bisognoso. Si crea un rapporto solido e duratura con la persona che si accudisce, ma per il caregiver c’è il rischio di un isolamento dagli stessi rapporti familiari, spesso il lavoro di cura, li spinge a lasciare il loro lavoro, portandoli ad un rapporto a due: caregiver e soggetto da aver cura. Gli effetti del lavoro del caregiver si producono nel tempo sia a livello psicologico: veder soffrire chi si ama non è facile, sia a livello fisico: perché le forze vengono meno e si va incontro agli anni che passano.

Una legge…. Il decreto diventa importante perché guarda la disabilità oltre un business, guardando ad una realtà enorme fatta di persone che con amore si prendono quotidianamente cura dei propri cari disabili o ammalati, sostituendosi di fatto allo Stato che con i suoi continui tagli al welfare, non riesce più a garantire assistenza. L’Italia è l’unico paese in Europa a non aver legiferato in merito. La sola legge “dopo di noi” non basta, è circoscritta alle persone con disabilità dopo la morte della famiglia per collocarli in una struttura che riproduce l’ambiente familiare anche se, di fatto, familiare non è.

La proposte nel dettaglio: Nelle proposte al vaglio del Parlamento si mira a garantire tre forme di tutela. La prima di tipo previdenziale, si vuole riconoscere il lavoro di cura, anche a livello previdenziale. Chi ha lavorato e nel frattempo ha anche svolto un lavoro di cura, si vede riconosciuto quel lavoro, nel senso che si contributi previdenziali da lavoro si sommano anche i contributi per il lavoro di cura, a carico dello Stato. L’ipotesi è che ogni 5 anni di lavoro di cura ne venga riconosciuto uno di contributi previdenziali a carico dello Stato e la somma di questi contributi ovviamente consente di andare in pensione prima. La legge però riconosce i contributi anche per il caregiver familiare che è stato costretto a lasciare il lavoro o a fare un part time o che mai ha potuto lavorare. La seconda proposta è una tutela assicurativa, ovvero, che lo Stato riconosca il diritto alla salute, che copra le vacanze assistenziali. Non è pensabile che un caregiver non possa ricoverarsi né curarsi a casa propria per delle sue difficoltà, perché non può abbandonare il proprio congiunto non autosufficiente. La terza tutela è la richiesta di riconoscimento delle malattie professionali: le badanti, che fanno assistenza per lavoro, 8 ore al giorno, hanno un riconoscimento delle malattie professionali, legate ad esempio al sollevare la persona allettata. Il caregiver familiare lo fa H24, ma non ha nulla. Un caregiver che deve sottoporsi ad un esame diagnostico deve pagare il ticket sanitario, mentre, una badante non lo paga.

Quanti sono i caregiver?

Non essendoci ad oggi un riconoscimento giuridico, non esiste neanche una quantificazione numerica sui caregiver. Ci sono delle stime Istat sulle persone con disabilità, ma alla persona con disabilità non corrisponde per forza di cose un caregiver familiare prevalente. E anche facendo riferimento ai dati INPS, è impossibile dire quanti di queste persone con disabilità sono in una condizione di non autosufficienza tale da avere la necessità di un caregiver familiare H24, perché la classificazione della disabilitò che abbiamo in Italia mette un po’ tutti nello stesso calderone. Quindi è impensabile fare una quantificazione. Proprio la mancanza di una platea finale destinataria della legge, potrebbe essere un intralcio per l’approvazione ed il riconoscimento giuridico del caregiver familiare, ma dal Coordinamento nazionale fanno sapere che è possibile procedere, paragonando anche la legge sulla pensione di reversibilità per le coppie di fatto, la legge uscì dal Parlamento senza una platea e senza la copertura.

Insomma, bisogna andare oltre ostacoli e scuse per riconoscere un ruolo alquanto importante e amorevole che da troppo tempo avviene in silenzio e senza alcun riconoscimento da parte dello Stato.

Fonte: ildenaro.it

(m.j.p. / c.a. )


Ultimo aggiornamento Aggiornata il 27 gennaio 2017
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