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sabato 21 ottobre 2017

Luci (soffuse), suoni, colori, profumi Il boom delle stanze multisensoriali

Già l’atmosfera fa bene. Perché le luci, i colori, gli oggetti da toccare, la musica soffusa e i profumi delle stanze multisensoriali – o snoezelen room,

visto che nascono in Olanda negli anni ‘70 e il termine deriva dai due verbi snuffelen (esplorare) e doezelen (rilassare) -, servono soprattutto a questo. In Italia ce ne sono una ventina, di cui sei inaugurate quest’anno, e sono soprattutto al servizio di bambini, anziani e disabili. L’ultima – anche se un po’ fatta in casa – è quella della sede di Coquio Trevisago (Varese) della Fondazione Sacra Famiglia, con luci e suoni che consentono ai pazienti con gravi disabilità sia cognitive sia fisiche di fare progressi nella percezione di se stessi e nella relazione con gli altri. A realizzarla è stato Natan Sinigaglia (tecnico dei concerti, nonché figlio di un’operatrice dell’istituto): in questa stanza semibuia – gestita da psicomotricisti, educatori e fisioterapisti, sotto la supervisione di una neuropsichiatra – gli ospiti riescono a creare nelle pareti intorno a loro macchie di colore luminoso e sonoro anche solo con un piccolo movimento del corpo, grazie all’utilizzo di alcuni sensori. Così lo spazio visivo diventa un’estensione del movimento, mentre l’udito viene stimolato da quattro diffusori audio. Ma il 2016 ha visto nascere stanze multisensoriali anche al pronto soccorso dell’ospedale “Careggi” di Firenze, nel reparto di geriatria del Nuovo Ospedale S. Agostino-Estense di Baggiovara (Modena), nell’Ulss 12 del Lido di Venezia, nei locali della cooperativa sociale “La Quercia” di Roverbella (Mantova) e in un’aula dell’Istituto comprensivo “Narbone” di Caltagirone (Catania).

Un pronto soccorso con il codice H

Un ambiente protetto, dedicato al comfort e all’accoglienza emotiva delle persone con autismo o altre disabilità intellettive che devono aspettare il proprio turno di visita. Ecco la nuova stanza multisensoriale del pronto soccorso del “Careggi”. Con l’iPad è possibile scegliere immagini e rumori della natura, luci colorate, musica, aromi o filmati, mentre ci si rilassa sulla poltrona dell’abbraccio, sdraiati sulla pedana vibrante o giocando e interagendo con i cuscini nell’angolo morbido. Ma l’ospedale fiorentino è anche uno dei primi in Italia ad avere attivato un codice H riservato alle persone con gravi disabilità cognitive nel corso dei ricoveri in urgenza: una sorta di corsia preferenziale che riduce i tempi di attesa, mentre medici e infermieri devono operare con calma e con modi rassicuranti, attenti alla comunicazione non verbale, spiegando ogni azione sul paziente prima di eseguirla, mostrando e facendo prendere confidenza con eventuali strumenti, evitando movimenti bruschi, senza alzare la voce nel tentativo di farsi capire, ascoltando i consigli dei familiari o dell’accompagnatore.

Dalla neuropsichiatra infantile alla geriatria

La stanza multisensoriale attivata a novembre al Monoblocco del Lido di Venezia, invece, «è un’opportunità importante sia per i bambini con limitate capacità di comunicazione sia per i soggetti con patologie psichiatriche, disturbi dello spettro autistico o deficit sensoriali – ha spiegato Gianfranco Pozzobon, direttore dei Servizi sociali e della funzione territoriale dell’Ulss 12 -. Inoltre può essere usata anche per il recupero post-trauma, nel periodo post-comatoso e nella terapia del dolore acuto e cronico». L’idea di realizzarla è nata da un confronto tra genitori di bambini con disabilità fisica e intellettiva seguiti dal Centro di neuropsichiatria infantile dell’Ulss 12. Dell’allestimento e del finanziamento si è fatta carico l’associazione “Leonardo”. «Siamo certi che la snoezelen room sia un valido strumento terapeutico, se ben inserito nel contesto progettuale del servizio Età evolutiva dell’Azienda sanitaria veneziana», ha aggiunto il presidente della Onlus Marco Ragusa. Altra regione, altro utilizzo. Al Nuovo Ospedale S. Agostino-Estense di Baggiovara (Modena) questa recente stanza “morbida” viene usata per mantenere attive vista, udito, tatto, odorato e capacità funzionali delle persone anziane affette da demenza, per migliorare i comportamenti difficili associati alle fasi più avanzate di queste patologie e per ridurre i disagi legati al ricovero. «Un trattamento assistenziale efficace soprattutto quando i farmaci specifici non funzionano e diventano sempre più evidenti sintomi come agitazione, insonnia, depressione e apatia», ha detto Francesca Neviani del Centro disturbi cognitivi dell’Ausl. Tra i risultati ottenuti da questo approccio ai pazienti è emerso un miglioramento dell’umore, l’aumento della capacità di attenzione e relazione, una maggior serenità, la diminuzione dello stato confusionale e dell’aggressività.

Al servizio di scuole e territorio

Stimolazione “controllata” di tutti cinque i sensi – all’interno di un ambiente che trasmette calma e serenità – anche a Roverbella (Mantova) grazie alla snoezelen room della cooperativa sociale “La Quercia”. Attiva da un anno come ulteriore servizio per le persone disabili seguite dalla cooperativa, è dotata di un grande materasso ad acqua, grossi cuscini, un proiettore di immagini, una sfera rotante a specchi per rimandare i colori sulle pareti, un diffusore di aromi, due tubi a bolle e fasci di fibre ottiche. Gli operatori hanno partecipato ad alcuni corsi di formazione in Germania e ad Arezzo per apprendere al meglio il metodo snoezelen. L’Istituto “Narbone” di Caltagirone (Catania), invece, è l’unica scuola del sud Italia ad aver uno spazio multisensoriale pubblico (le altre sono l’Istituto “Marconi” di Ceggia e il “De Amicis” di Eraclea, entrambi in provincia di Venezia, a cui si aggiungono la scuola speciale “Don Gnocchi” di Milano e l’Istituto “Gresner” di Verona). Cielo, acqua e stelle proiettati su muri e soffitto sono le immagini dominati, a cui si aggiungono una sedia a dondolo e fili luminosi. Inaugurata la scorsa primavera, ha l’obiettivo di migliorare la qualità di vita degli alunni con gravi disabilità, e non solo, attraverso un’esperienza non solo di benessere, ma anche di nutrimento emotivo.

Fonte: corriere.it

(e.c. / c.a. )


Ultimo aggiornamento Aggiornata il 9 gennaio 2017
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