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venerdì 22 novembre 2019
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La pubblicità che fa inclusione

Per la prima volta una bimba con la Sindrome di Down è protagonista di uno spot della Fisher Price, la nota azienda produttrice di giocattoli. Nel manifesto in cui sono ritratti dieci impiegati nella campagna pubblicitaria della Eataly Smeraldo di Milano, c’è anche una ragazza con sindrome di Down. pubblicitàNon solo. Anche in Australia, nel catalogo con cui l’azienda Target invita i clienti ad acquistare i suoi prodotti per l’infanzia, la protagonista è una bambina con Sindrome di Down. Stanno aumentando le aziende in Italia e nel mondo che utilizzano il volto e le competenze delle persone con disabilità per promuovere i loro marchi. Qualcosa sta cambiando nell’approccio culturale e sociale alla disabilità. Ed il cambiamento coinvolge anche il mondo della pubblicità, che attraverso i suoi potenti mezzi comunicativi può facilitare l’inserimento sociale delle persone con disabilità e abbattere stereotipi e pregiudizi che ancora oggi rappresentano l’ostacolo più grande per una piena inclusione nella società.

L’ESPERIENZA DI LUANA

«Ci auguriamo di vedere sempre più persone con disabilità rappresentate in normali contesti quotidiani. L’inclusione passa anche attraverso i messaggi pubblicitari». A parlare è Anna Contardi, coordinatrice nazionale dell’Associazione Italiana Persone Down, che monitora con interesse le campagne pubblicitarie delle aziende italiane e straniere che hanno deciso di rovesciare le immagini, di accelerare i processi di integrazione, di andare oltre le apparenze. Perché l’integrazione delle persone con disabilità, in una società abituata ad incensare di gloria il successo ostentato e la perfezione, si costruisce a piccoli passi. La voglia di mettersi in gioco, di rischiare, di dare un’opportunità a se stessi e agli altri. Lo sa bene Luana Ronutti, la ragazza milanese di 27 anni impiegata nella sede di Milano Smeraldo da quasi un anno, apparsa nella pubblicità di Eataly. «Luana ha iniziato il suo periodo di prova sul finire del 2015 – ha raccontato Rita Viotti, presidente dell’Associazione Genitori e Persone con Sindrome di Down – e nel giugno di quest’anno è stata assunta a tempo indeterminato. Aveva al proprio attivo una ricca esperienza maturata all’interno della Locanda alla Mano, punto di ristoro che in centro città coniuga buona cucina e solidarietà, un vero hub formativo per molti ragazzi della nostra Associazione, che possono così sperimentare le proprie abilità e imparare un mestiere». Esperienza, impegno, sacrificio, passione. Qualità senza barriere, senza limiti.

17 GOALS PER L’INCLUSIONE

Il modo in cui vediamo, pensiamo e ci rapportiamo alle persone con disabilità, quindi, è determinante ai fini dei processi di inclusione o esclusione da tutti gli ambienti che frequentano. O che cercano di frequentare. Compresa la pubblicità. Non è un caso, se la 25esima Giornata Internazionale dei Diritti delle persone con disabilità indetta dall’Organizzazione delle Nazione Unite ogni anno il 3 dicembre, abbia come obiettivo i 17 “goals” da segnare per raggiungere un pieno sviluppo ambientale, economico e sociale. Uno sviluppo sostenibile per tutti. Gli obiettivi stabiliti nella Conferenza di Rio nel 2012 che riguardano le persone con disabilità sono cinque: garantire un’istruzione equa e accessibile, favorire l’accesso al lavoro, ridurre le disuguaglianze, migliorare l’inclusione nella società, monitorare l’attuazione degli obiettivi fissati. Ed anche un’immagine può fare molto. Può rafforzare il pensiero, il concetto, l’idea che una persona con disabilità può tranquillamente affermarsi e farsi apprezzare nel lavoro, nella famiglia, tra gli amici, a scuola, ovunque ed essere parte attiva delle comunità in cui vive.

Fonte: CorriereSociale

(c.a.)


Ultimo aggiornamento Aggiornata il 30 Novembre 2016
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